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Reggae in Italy - Estate 2000

Fara Rock - Metarock - Monte Peglia.

a cura di Pier Tosi.


Fortunatamente l'estate reggae italiana per cio' che riguarda i concerti di artisti stranieri non si e' conclusa al termine del Rototom Sunsplash 2000 ad Osoppo: c'erano anche nel mese di luglio delle occasioni assai ghiotte. Riassumiamone alcune in un reportage comunque non esaustivo.

1) U Roy & Winwyard Road Band Live - Fara Rock - fara Gera d'Adda domenica 16 luglio

U Roy, il grande padre del deejay style moderno e' in un momento di buona forma: e' uscito quest'inverno un nuovo CD per l'etichetta francese Tabou 1, intitolato 'Serious matter' ed erano anni che non si sentiva a simili livelli su disco.
La sua attivita' live prosegue con una certa continuita', anche se le sue ultime prestazioni italiane erano passate un po' inosservate. In questa occasione U Roy costituiva il fiore all'occhiello di una bella rassegna, Fara Rock, completamente gratuita, che si teneva a Fara Gera d'Adda, un paese tra Milano e Bergamo.
Oltre alla degna intenzione di proporre U Roy e tutto il cartellone del festival gratis, bisogna anche dare il merito agli organizzatori di aver scelto una cornice molto accogliente e simpatica, cioe' uno spiazzo stile festa di paese con stands gastronomici e banchetti, dominato dal grande palco coperto, in un parco sulle rive dell'Adda.
U Roy era l'unico spettacolo previsto per la giornata, introdotto dalla musica reggae molto ben suonata dai selecters e gli MCs della Monza Inna De Yard Crew, un collettivo emergente attivo anche nel campo della computer radio su http://www.live365.com.
Prima della apparizione di U Roy la Winwyard Band ha suonato un breve set di classici del reggae e dello ska: questa backing band e' un'autentica sorpresa, grazie alla presenza di personaggi come Skatalites Original Johnny 'Dizzy' Moore alla tromba e uno straordinario 'Skully' Sims alle percussioni ed alle backing vocals.
Skully, uno dei percussionisti piu' importanti della storia del reggae e' quasi cieco ed ha bisogno di aiuto a trovare la sua postazione sul palco, ma nonostante questo ci regala alcuni spendidi momenti di binghi drumming e introduce U Roy facendo il cantante solista della band.
Al di la di queste mitiche presenze la Winwyard Road Band esibisce un magnifico suono reggae anni settanta con sezione fiati, le percussioni di Skully e la batteria totalmente acustica: l' impatto di questa band e' sicuramente uno dei piu' autenticamente roots che io ricordi. La volonta' di ricreare la magia di un suono ormai quasi relegato ai vecchi dischi, mi ricorda molto l'approccio degli splendidi Gladiators visti al Rototom Sunsplash 1999.
Mentre la mia mente indugia in queste considerazioni, U Roy entra in scena accompagnato dalla sua corista e il pubblico e' cresciuto fino a diventare una vera e propria folla.
U Roy dimostra subito di essere rilassato ed in buona forma e di gradire le attenzioni del numeroso e caloroso pubblico. La sua voce ed il mestiere con cui pennella le sue rime old style sono assolutamente caldi e perfetti, sia che intoni i suoi cavalli di battaglia come 'Rule the nation' o 'Wear you to the ball', sia che introduca i brani nuovi contenuti in 'Serious matter'.
Nessuno si aspettava, vista l'eta' media abbastanza alta, che il concerto durasse molto, ed a finire il concerto dopo un'ora scarsa prima del bis ecco che arriva una lunghissima e bellissima 'Kung fu fighting/Ital fighting' alla maniera di Dillinger sull'MPLA riddim, che U Roy utilizza anche per presentare la sua band.
Dopo una breve uscita di scena U Roy e la Winwyard Road Band rientrano per fare un altra manciata di classici nel bis: nonostante il concerto non sia durato tanto la serata e' riuscitissima e questa e' stata un'ottima occasione per ritrovare una vecchia leggenda in ottima forma nonostante il passare degli anni.

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2) RN Tickets, Luciano + Mikey General + Dean Fraser + Firehouse Crew, Ziggy Marley & Melody Makers, Lee Perry - Metarock Festival - Pisa-sabato 22 luglio


E' fuori discussione che oltre alla ben nota settimana del Rototom Sunsplash, questo appuntamento del Metarock del 22 luglio e' il piu' importante per cio' che riguarda piu' artisti reggae di alto livello uniti in un unico cartellone. Tra l'altro e' in programma Luciano, uno dei nomi piu' discussi in quest'estate italiana insieme a Buju Banton, a causa delle cancellazioni o ridefinizioni di impegni presi in precedenza. Come Buju Banton, anche Luciano arriva in Italia per una manciata di date e questa di Pisa e' sicuramente una delle piu' attese.
Chi e' abituato a vedere i concerti reggae ormai conosce senz'altro bene la formula del Metarock, un festival che unisce in vari appuntamenti musicisti di varia estrazione, con comunque un occhio di riguardo alla reggae music nel suo programma.
Anche il luogo del Metarock e' ormai noto: si tratta dell'area Expo, un ampia zona che fiancheggia una specie di area industriale, che con il suo relativo isolamento permette di far durare i concerti fino a tarda ora senza problemi di disturbo al vicinato. Anche se a detta di tutti lo spiazzo asfaltato dove si svolgono i concerti non e' il massimo, il palco e' molto ampio, l'impianto potente e quindi sono garantite ovunque una buona visibilita' ed una buona acustica. L'atmosfera e' quella di una megaproduzione, anche se il biglietto d'ingresso costa solo ventimila lire.
La serata e' aperta dagli italiani RN Tickets davanti a un pubblico ancora ridotto: la prova della band e' breve ma tutto sommato convincente, e mentre il pubblico cresce c'e' chi dimostra in qualche modo di essere li anche e soprattutto per loro.
Il programma originale che prevedeva Luciano a chiudere la serata e' stato modificato (Luciano e il suo entourage devono prendere un aereo per Londra durante la notte) e la Fire House Crew attacca a suonare poco dopo le nove con la sua versione di 'Ram dancehall': tutti i tre membri originari della band sono presenti, accompagnati da un tastierista addizionale ed un percussionista, nonche' dalla mano esperta di Winston 'Boo Pee' Bowen (dai Professionals di Joe Gibbs o i Revolutionaries di Channel One alla band di Luciano dopo piu' di venti anni di carriera) alla chitarra.
Dopo un paio di pezzi il manager/MC introduce 'il piu' grande sassofono di tutto il reggae' ed entra in scena Dean Fraser a mostrare in una decina di minuti come il jazz ed il reggae possano andare d'accordo alla perfezione.
Nonostante i tempi siano un po risicati, a questo punto e' il turno di un Mikey General che, in veste african style, ci offre tre brani per dare un saggio del suo nuovo bellissimo CD 'Spiritual revolution'.
Dopo l'uscita di Mikey l'MC raccomanda a tutti di allacciare le cinture ed introdotto dal sax di Dean Fraser entra in scena assolutamente regale Luciano. L'impatto e' fortissimo nonostante Luciano intoni una ballad acustica ('I guess what's happenning') al termine della quale, tra le ovazioni generali si sfila il tam lasciando cadere sulle spalle i suoi ormai piuttosto lunghi dreadlocks.
Prima che il concerto continui Luci trae dallo zainetto la Bibbia, legge alcuni passi, poi la musica riprende e il cantante di Manchester e' pronto a mostrarci tutta la sua classe e tutta la sua energia. Luciano canta le sue canzoni con grande forza, correndo, saltando, accennando passi di danza ed inneggiando spessissimo a Jah Rastafari.
La Fire House Crew lo segue precisissima in un crescendo assai studiato: la scaletta e' composta perloppiu' dei classici dei suoi albums Xterminator (a memoria cito 'Wicked affi run', 'Who could it be', 'Love Jah and live' 'Sweep over my soul', 'Ulterior motive' e 'Your world and mine'), non vi e' traccia dei suoi recenti singoli del suo periodo come freelance, e si puo' sentire anche qualche suono nuovo ed inedito.
Il culmine dello spettacolo e' in 'It's me again Jah' in cui Luci sale ad inginocchiarsi su una delle colonne di casse, ed una volta ridisceso esegue una delle sue famose piroette!
Dopo tre quarti d'ora scarsi Luciano esce di scena lasciando nei presenti un ricordo assolutamente indelebile e dimostrando quanta positivita' puo' dare un cuore sincero e quanto forte possa essere la musica reggae.
Per chi come me ha partecipato alla grande a questo set e' il momento di prendere un po' fiato mentre Ziggy & Melody Makers trascinano tutti nel loro show iperprofessionale di pop-reggae venato di soul e abbondanti celebrazioni della figura paterna.
Visto da un po' di distanza lo show e' molto accattivante e trascina assai gli spettatori: la soggettivita' del mio giudizio stenta a trovarvi la carica essenziale che ha mostrato Luciano poco prima.
Lo spettacolo della discendenza Marley e' lunghissimo ed io inizio a sospettare che Lee Perry sia fuggito, magari per vedere la torre di Pisa. Invece, ad un'ora ormai tarda, dopo i soliti lavori di cambio palco la sua band entra in scena attaccando un anonimo reggae groove.
Dopo poco li raggiunge Lee Scratch Perry: per motivi ignoti ha fatto ridurre la luce sul palco ed e' piu' facile vedere la moglie Mireille ed i figli sistemati a lato del palco su di un paio di comodi divani che scorgere le espressioni del suo viso.
Da quel poco che si puo' vedere comunque emerge la sua eccentricita': pantaloni arancio da operaio dell'Ente Autostrade, scarpe piene di badges ed adesivi, cappello da pescatore con appiccicata ogni cosa e in mano trombetta d'ordinanza con cui suonare nel microfono tra un brano e l'altro e soprattutto tra un delirio e l'altro.
La band (basso, chitarra, batteria e tastiere) ha un suono sufficientemente professionale, ma mi pare manchi di carica: Lee Perry li segue con il cantato/parlato da folle che chi conosce i suoi ultimi dischi non puo' dimenticare.
Tutto procede secondo copione, perche' anche l'eccentricita' di Scratch in fondo ne ha uno, ma io mi rendo conto che lo spettacolo mi annoia e quindi abbandono le prime file e vado a sedermi in fondo. E' la seconda volta che vedo Lee Perry dal vivo e lo spettacolo non mi sta dicendo granche': mentre la band riguadagna punti suonando un paio di steppers veloci, penso che un personaggio del suo calibro potrebbe cercare di offrire di piu' a chi e' curioso di vederlo...
Lee Perry sta finendo il suo spettacolo e noi guadagnamo l'uscita perche' la giornata e' stata lunghissima e lo e' anche il viaggio che ci aspetta.

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3) Orange Dub, Villa Ada Posse, Luciano + Mikey General + Dean Fraser + Firehouse Crew - Natural Mystic Festival - Monte Peglia - Martedi' 25 luglio


La settimana seguente lo scenario cambia radicalmente. Siamo nei monti dell'Umbria, tra Perugia ed Orvieto. Il nome del Monte Peglia fino a due anni fa non significava nulla per gli appassionati di reggae italiani, mentre ora e' sinonimo di una bella nottata, passata in un bellissimo luogo ascoltando i protagonisti del reggae senza pagare alcun biglietto.
E' qui infatti che i ragazzi della scena reggae perugina (al momento una band, Orange Dub, fusa insieme ad un sound cioe' I-Shence, ed un nuovo sound chiamato Shotta), con il supporto dell'Arci, della locale Comunita' Montana e di altre associazioni organizzano da due anni un free open air festival che ha ospitato lo scorso anno Morgan Heritage e quest'anno Luciano e tutto il suo seguito, preceduto appunto dai locali Orange Dub e dai romani Villa Ada Posse.
Vale la scena di spendere due parole sul luogo, il parco dei Sette Frati in localita' San Venanzo, un bel parco ombreggiato attrezzato in questa occasione per il campeggio, con una specie di anfiteatro naturale molto adatto per rappresentazioni e concerti.
Appena arrivati con il ricordo del mega-stage di Pisa, ci si rende conto che il palco e' notevolmente piu' piccolo (nello spettacolo di Luciano ci sono in scena nove-dieci persone) ed anche la distanza tra il palco e le prime file del pubblico e' notevolmente inferiore e questo fa sperare in uno show molto caldo.
La giornata e' metereologicamente ottimale e nel pomeriggio il pubblico inizia ad affollare il parco, anche se il grosso arriva intorno all'imbrunire. C'e' grande tranquillita' ed un piccolo ritardo sul programma permette a tutti di cenare con calma: molti utilizzano le attrezzature del parco per prepararsi grigliate di carne colossali.
Prima dell'inizio dei concerti si sente la musica pompata da I-Shence Sound presente con l'impianto, mentre a sorpresa anche i romani Baracca Sound stanno montando il loro propulsore sonoro. Ad aprire il concerto davanti al loro pubblico spetta ad Orange Dub, la band di Perugia che si era rivelata al Rototom Sunsplash '99 in un concerto davanti alla folla a seguire Frankie Paul, Sugar Minott e Yellowman.
Nonostante il loro nome faccia pensare ad una dub band, Orange Dub suonano un reggae abbastanza classico eseguendo sia brani propri che covers. I legami con l'attivita' dei sound systems si avvertono in una sfilza di ritmi classici reggae dancehall suonati in modo molto divertente sia per fare covers che per fungere da ritmi estemporanei delle loro composizioni. Il loro concerto scalda abbastanza il pubblico e scorre veloce tra momenti piu' o meno riusciti fino alla chiusura con 'Greetings' di Half Pint ed ancora con il loro brano piu' famoso riproposto nel bis.
A questo punto e' la volta della Villa Ada Posse che propone un vitale e positivamente caotico show, reso problematico da alcuni problemi tecnici. Per chi ancora non li conoscesse, Villa Ada Posse sono un sanguigno collettivo romano attivo da tempo sia come reggae band che come sound system. L'attivita' dei loro cantanti spesso va oltre le frontiere della loro band ed e' facile sentirli cantare ospiti di altri sounds sia dal vivo che su specials o addirittura su alcuni cruciali singoli, come nel caso di Ginko, di Aldano o di Brusko e Lady Flavia. A parte cio' hanno all'attivo due CD autoprodotti (l'ultimo, 'Musically' molto consigliato) speriamo presto seguiti da nuovo materiale VAP.
Non avevo mai visto la Villa all'attivo come band e per me sono stati un'autentica sorpresa: qui al Monte Peglia era assente Brusko e ad alternarsi al microfono avevamo Ginko, Raina, Flavia ed Aldano spesso in combination style, sorretti da un'ottima ed affiatata band molto a suo agio sia su ritmi ragga che reggae classico.
Nonostante i problemi tecnici hanno mostrato il loro potenziale di grande presa sul pubblico con una buona resa delle loro belle canzoni ed un'idea di reggae italiano molto legato alla realta' in cui essi vivono e mai a corto di vitalita',di stimoli ed idee.
Dopo l'uscita di scena di Villa Ada riprendono le selezioni dei sounds systems e poco dopo la Fire House Crew affolla il palco per nulla infastidita dalle sue piccole dimensioni.
Lo spettacolo parte sulla falsa riga di quello di Pisa: purtroppo Dean Fraser e Mikey General non allungano i loro tempi mostrando pressappoco quanto avevano mostrato al Metarock. Qui forse la gente e' piu' vicina e presente ed in effetti questo e' abbastanza avvertibile quando entra in scena Luciano.
Per chi lo ha visto anche a Pisa e' evidente che la falsariga dello show e' piu' o meno la stessa, con gli stessi effetti scenici sistemati piu' o meno negli stessi punti tra i brani. Qualche piccola differenza nella scaletta ma Luciano e' sempre straordinariamente carismatico: si ha l'idea di stare assistendo in effetti ad un grande evento, un momento storico nel reggae.
Nonostante l'angusto spazio riesce persino ad esibirsi nel suo classico salto mortale. Lo spettacolo si allunga nel finale con una versione da panico di 'In this together' con Dean Fraser che riecheggia Louie Culture e Luciano che canta anche la parte di Terror Fabulous in puro raggamuffin style facendo saltare tutti. Come se non bastasse Luciano presenta la band e le coriste trovano il modo di spaccarci, le prime due con una strofa ciascuna di 'My love is your love' di Whitney Houston (non dimenticate la reggae-version da favola di Terry Linen), poi chiuse da tutti con il ritornello, e la terza con un accenno magico a 'Turn your lights down low' di Bob Marley, finche il brano non ridiventa 'In this together' con la folla in delirio e il gruppo che esce di scena.
Nel doveroso bis il reggae e' messo da parte, si suona e si balla gioiosamente african style con 'Just like the wind' e Mikey General si ricongiunge in una danza africana sul palco al suo bloodbrother Luciano. Mikey, Luci e compagni concludono cosi' i loro impegni italiani e' c'e' appena il tempo per un arrivederci a presto, mentre sulla montagna umbra a questo punto tocca a Baracca Sound inna rubadub style a salutare l'arrivo della luce del nuovo giorno.
Prima di concludere ancora un ringraziamento da parte di tutti a chi ha lavorato per farci vivere (gratuitamente) un simile spettacolo.

Vibesonline.net - 2000

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