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Profilo di Jah Shaka

Jah Shaka label top five - Jah Shaka on the web

a cura di Superbass. Traduzione inglese di Leonardo Mattiello.
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Vedi Jah Shaka muoversi, e ti sembra di vedersi muovere un monumento. Gli stessi lineamenti marcati del volto sembrano incisi nella roccia, e la sua presenza incute rispetto. Non e' solo suggestione, non e' solo il mito: quest'uomo veicola un'esperienza ed un carico di storia davvero enormi, una tempesta di bassi e dubs che abbraccia tre intensi decenni.

Anni '70.
Sorge la stella del Jah Shaka sound system nella neonata galassia del reggae inglese. Sono gli anni del reggae "sangue e fuoco", ispirato dalle lotte di liberazione nel mondo, gli anni "when reggae was king", quando reggae era sempre preceduto dall'aggettivo roots.
Con Fatman, Coxone e tanti altri, i sound system erano il media principe di questo reggae, con un audience nera al 95%, ed una competizione agguerrita che vedeva spesso Jah Shaka primeggiare. Con l'ausilio di ritmi stepper, danze selvagge, sirene ed echi, Shaka riesce a condurre l'audience in una sorta di trance collettiva.
Alla fine del decennio iniziano le sue produzioni, con il primo LP della serie "commandaments of dub".

Anni '80.
L'aggettivo "roots" diventa meno usuale di "dancehall". Quando poi nasce "ragga", Jah Shaka dice: "questa parola non fa parte del mio vocabolario..." e continua solido e solitario sulla sua strada. Cosi' diventano evidenti le sue peculiarita', King David style: one man one sound, nessun cantante o dj, spalle al pubblico, His Majesty di fronte, heavy dubs lunghi e ripetuti, no mixer, un piatto solo... ingredienti di un rituale che rende la dance simile ad una liturgia.
Le sue produzioni colmano un gap nel mercato, si produce lui quello di cui ha bisogno e non trova, come i primi produttori giamaicani che crearono lo ska. L'intensita' delle session e la potenza del sound entrano nella leggenda. Il suo pubblico lo segue e cresce, cresce fino a diventare una scena.

Anni '90.
Shaka non e' piu' solo, ma puo' considerarsi ispiratore e padre di una nuova scena roots digitale in UK, che a sui volta spianera' la strada ad un nuovo roots reggae anche in JA. I fratelli Russ e Lol Bell-Brown, inizialmente prodotti e incoraggiati da Jah Shaka col nome "Disciples", sono fra i primi di una lunga serie di artisti, cantanti, produttori, etichette... e sound system. Abashanti (il piu' noto) comincia imitando la Shaka vibe. Pubblico ampiamente multirazziale e roots music digitale prevalentemente fatta in UK, sono cio' che rende questi sound un circuito totalmente separato da quello reggae "dancehall" giamaicano.

Anni '00
Jah Shaka continua a suonare come negli anni '70. Un piatto solo, sempre quello, probabilmente comprato nei '60, cosi' come le casse sono le stesse che venivano scaricate al "Phoebes", le veterane di mille clash. Ora Shaka non si scontra ne' si incontra piu' con nessuno, Shaka e' un istituzione di fama internazionale fuori dal tempo e dall'arena polverosa in cui gli altri cercano di emergere, nel sempre duro sound business. Nel frattempo suo figlio scalpita, molti dicono che continuera' la missione del padre. E sicuramente comprera' gli amplificatori nuovi...
Pier Tosi ha incontrato il mito a Bologna, durante una delle diverse occasioni in cui e' venuto a suonare in Italia. Nelle sue parole, alcuni dettagli della storia di un uomo che, nella sua scelta di isolarsi, ha enormemente allargato i confini del reggae cosciente, spirituale, roots. Leggi l'intervista


La "Jah Shaka label Top Five" compilata da Superbass

LP
1- Jah Shaka: Revelation Songs (1983)
Uno dei primi dischi cantati di Shaka, con la sua voce grezza che incanta per semplicita' e convinzione. Canzoni elementari, ma che all'epoca mi rimasero stabilmente nel cuore.

2- Jah Shaka: Commandments of Dub Part 3
Uno fra i meglio riusciti episodi nella saga dei "comandamenti". Contiene alcuni dei piu' celebri dub suonati "in Addis Ababa Studio" da un gruppo di musicisti che in seguito si chiameranno "Fasimbas".

3- Twinkle Brothers: Rasta Surface
Grezzo e povero in perfetto stile Shaka, ma con Norman Grant straordinariamente ispirato, piu' intenso che mai.

4- The Disciples: Part 3 - The Lion
Ultimo dei tre dub album con i ritmi digitali creati dai fratelli Bell-Brown, che hanno spianato la strada del digital neodub inglese.

5- Icho Candy: Glory To The King
Uno dei miei album preferiti di tutti i tempi. Ringrazio Shaka per averci fatto conoscere nei primi '90 questo oscuro vocalist giamaicano dei '70. Grandi ritmi per una voce appassionata, che piange, ride e ruggisce come un leone. Dread!

12" Singles
1- To Be Poor is a Crime - Still Cool
Forse il primo hit di Jah Shaka nel mercato reggae inglese. Brano in seguito interpretato da Freddie MacGregor.

2- King of Kings - Pablo Gad
Un pezzaccio ispiratissimo da Pablo gad, all'altezza del suo celebre hit "Hard Times".

3- Bim Sherman - Happiness
Fra le canzoni di Bim Sherman che ho piu' care, con tanto di DJ style qualunque (e per questo bellissimo) a meta' facciata.

4- Red Eyes/Got A Light - Vivian Jones
Piacevolissimo one drop in minore dal grande Vivian Jones, per una originale ganja tune.

5- Warrior Stance - Dread and Fred
Pietra miliare del roots digitale.


Jah Shaka on the web

Culture Promotion
http://www.culturepromotions.com/
Il sito del management di Jah Shaka, con una pagina biografica, dove si puo' trovare il catalogo completo delle sue produzioni attualmente disponibili.

Disciples
http://freespace.virgin.net/russell.bell-brown/
Il sito di Russ D, grande "discepolo" di Jah Shaka ed ex autore della fanzine "Boom Shaka Laka", contiene diverse risorse su jah Shaka. Innanzitutto un appassionato profilo, con la descrizione di vari aneddoti ed episodi. Segue una interessante galleria di flyer, ognuno accompagnato dalla descrizione dell'evento. Imperdibile una lunga intervista realizzata da Ray Hurford, pubblicata nei primi anni '90 su un vecchio numero di Boom Shaka laka.

Jah Warrior
http://www.jahwarrior.com
Altro noto musicista inglese fortemente ispirato da Jah Shaka, Steve Mosco aka Jah Warrior ci racconta come e' divenuto un incallito Shaka fan alla fine degli '80, in una interessante pagina biografica ricca di dettagli storici. Anche qui si puo' leggere un' ottima intervista, abbastanza recente.

http://go.to/jahshaka
Ottime pagine di riferimento su jah Shaka, con discografie complete e commentate, copertine, video, sound tapes, piu' una pagina di links completa per chi volesse esplorare altre risorse oltre a quelle qui indicate.


Vibesonline.net - 2001

Vedi su Vibesonline.net: Intervista con Jah Shaka.

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Jah Shaka in Italy, mid nineties, hosted by One Love Hi pawa sound system in Rome. English Shaka followers could be wondered to see the Zulu warrior at the controls of a modern technics deck!


JAH SHAKA PROFILE
Jah Shaka label top five - Jah Shaka on the web

Jah Shaka moves like a monument, his traits look like graved into a rock, his presence ispires respect. It's not only suggestion, it's not only myth: the man leads great experience and history , a storm of bass and dubs which covers three intense decades.

Seventies.
London hosts the birth of Jah Shaka sound system in the new galaxy of english reggae. These are the years of "blood and fire" reggae, inspired by the wordly fight for liberation, the years "when the reggae was king", when reggae was always preceeded by the word "roots". With Fatman, Sir Coxone and many others, sound systems were the most vehicle of diffusion for this reggae, whose audience was black at 95%, besides of a strong competition in which Jah Shaka was often at the top ranking. At the end of decade, his productions begin to come out, with LP series "Commandaments of dub".

Eighties.
"Roots" becomes less usual than "dancehall"; when "ragga" arrives, Jah Shaka says "This word has no place in my vocabulary" and keeps going straight on his way. So his specificities become more evident, in a King david style: one man one sound, no singers or DJs, public at his shoulders, H.I.M. in front of him, long and repeated dubs, no mixer, just one turntable... all ingredients of a ritual which makes dance similar to a liturgy. His production fill up a market gap, he produces by himself what he needs, just as earlier jamaican producers who created ska. Sessions' intensity and sound's power comes to legend, being followed by his public who grows and grows until becoming a real new scene.

Nineties.
Shaka isn't alone anymore, but can consider himself as "the" inspirer and "the" father of a new roots reggae in the U.K., what will lay a path for a new roots reggae in Jamaica too. Brothers Russ and Lol Bell-Brown, encouraged and produced by Jah Shaka with the name of "Disciples", are among the most known artists, singers, producers, labels and... sound systems. Abashanti, for example, begins with a style just the same than Shaka vibe. A really multi-racial public, and a U.K.-born digital roots music, are what makes these sounds a scene totally divided from Jamaican "dancehall" reggae's one.

Early 2000's.
Jah Shaka continues playing like in Seventies: only one turntable, always the same, supposed to have been bought in the Sixties, just as the loudspeakers are the same whiche were been unloaded at "Phoebes", thousand clashes' veterans. Now Shaka doesn't clash or meet anybody, he is an internationa celebrity of institutional level, time independent, without the containt of the dusty "arena" where the ones try to float over the others, in the always rude sound business. In the meantime his son moves on, many say that he will continue to accomplish to his father's mission. And he'll buy new amplifiers...

Pier Tosi met the myth in Bologna, in one of the many circumstances which have been enriched by his art. In his words, some details of the story of a man who, with his choice to detach and isolate himself, really let conscious reggae, spiritual reggae, roots reggae spread widely over its borderlines. Read the interview.


Jah Shaka label top five. Compiled by Superbass.

LP
1- Jah Shaka: Revelation Songs
One of the first sung records by Shaka, with his ruff voice which hypnotises for its semplicity and interior strenght. Simple songs, but strong enough to remain in my heart.

2- Jah Shaka: Commandments of Dub Part 3
One of the best in the "Commandaments" saga. Includes some of the most famous dubs played "in Addis Ababa Studio", by a group of musicians lately called Fasimbas.

3- Twinkle Brothers: Rasta Surface
Raw and simple, in a perfect Shaka style, but with a extraordinarily inspired Norman Grant, more intense than ever.

4- The Disciples: Part 3 - The Lion
The last of the three albums with the original riddims created by Bell-Brown brothers. As Dread And Fred records, they are milestones of the english digital new dub.

5- Icho Candy: Glory To The King One of my favorite albums ever. I give thaks to Shaka to make us know in the nineties this great jamaican vocalist from the seventies. Over great ruff riddims, Icho cry, laugh and roar like a lion. Dread!

12" Singles
1- To Be Poor is a Crime - Still Cool
perhaps the first Jah Shaka's hit on english reggae market. Performed, after a while, by Freddie Mc Gregor.

2- King of Kings - Pablo Gad
A strong and very inspired track by Pablo Gad, at the same rank as his more famous "Hard Times".

3- Happiness - Bim Sherman
This one is among Bim Sherman's songs I like more, with an interlude in a old DJ style in the middle, which makes the track complete.

4- Red Eyes - Vivian Jones
The great Vivian Jones gives this lovely minor one drop, for an original ganja tune.

5- Warrior Stance - Dread and Fred
Milestone instrumental of digital roots.


Jah Shaka on the web

Culture Promotion
http://www.culturepromotions.com/
The Jah Shaka management site, with a biographic page including the complete catalague of his productions.

Disciples
http://freespace.virgin.net/russell.bell-brown/
The Russ D site, big Shaka "disciple", contain several resources about Jah Shaka: A passionate profile with several episodes and anedoctes, an interesting flyers gallery with the historical description of the events, and a long interview made by ray Hurford in the early nineties.

Jah Warrior
http://www.jahwarrior.com
Another musician strongly influenced by Jah Shaka, Steve Mosco aka Jah Warrior tell us why he become a Shaka fan in the eighties, with an interesting biographic page