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Biografia di Buju Banton

a cura di Pier Tosi.


Dopo una lunghissima attesa e' finalmente uscito lo scorso 4 agosto il nuovo CD di Buju Banton, 'Unchained spirit', stampato dalla rock label americana Epitaph: ci occupammo di questo lavoro per la prima volta a marzo, quando fu il momento di recensire la pre-release fornitaci dalla Epitaph.

Nella recensione a caldo, ancora leggibile su questa webzine, il nostro giudizio e' sicuramente positivo, anche se 'Unchained spirit' ci sembrava inferiore per certi aspetti ai due lavori precedenti, 'Til shiloh' ed 'Inner heights'.

Ora e' passato un po di tempo e dopo aver meglio assimilato 'Unchained spirit' possiamo dire che forse non e' corretto fare dei paragoni, che questo nuovo lavoro mostra un Buju piu' moderno e rivolto comunque anche ad un pubblico internazionale non necessariamente reggae-dipendente e che senz'altro Buju ha vinto la scommessa presentando un'opera suggestiva ma diversa dalle prececenti senza snaturare comunque il suo (scatenato) spirito.

Nonostante le alterne notizie che avevano preceduto la sua comparsa, Buju ha girato l'europa quest'estate e molti di voi lo avranno visto in azione qui in Italia.
Buju Banton si chiama in realta' Mark Myrie e nonostante sia un veterano del reggae ha soltanto ventisette anni, essendo nato a Barbican, nei pressi di Kingston, nel 1973, ultimo di quindici fratelli.

Il suo nome d'arte unisce il suo nomignolo d'infanzia Buju all'appellativo gia' usato dal suo primo idolo, il deejay Burro Banton. (il termine 'Banton' comunque definisce in Jamaica un personaggio esperto nel suo campo, un tipo tosto...). Il primo sound in cui si esibisce e' Rambo, il sound di proprieta' di Red Dragon, mentre ancora bambino registra i primi singoli per Robert Ffrench, Earl Haynes e Bunny Lee.

Niente di significativo accade comunque fino al 1991, anno in cui Buju diciannovenne registra il suo primo hit 'Move yu body', prodotto da Soljie Hamilton. In quel periodo e' il vocione di Shabba Ranks ad essere il primario riferimento stilistico per molti nuovi personaggi come Terror Fabulous, Mega Banton e Buju medesimo.

Di li a poco Buju si accasa alla Penthouse Label di Donovan Germain ed inizia una serie impressionante di hits: il primo, 'Love me browning' e' un brano scritto da Dave Kelly e rifiutato da Tony Rebel a causa del testo, una dichiarazione di passione per le donne dalla pelle chiara. Buju registra 'Love me browning' e la sua popolarita' cresce, anche se per placare le polemiche deve registrare subito sullo stesso ritmo 'Love me black woman' in favore delle donne 'africane'.

L'accoppiata Buju/Dave Kelly prosegue alla grande con 'Big it up', registrato su Mad House (etichetta di Dave Kelly medesimo) e con 'Bogle dance' e 'Batty rider', brani che alimentano la mania per una delle danze piu' esplicitamente sessuali che la Jamaica ricordi, il Bogle.

Mentre Buju e' acclamato come il miglior giovane deejay del momento esce il suo primo album 'Mr. mention', sulla Penthouse label.Nel periodo del suo primo tour inglese, in compagnia di Marcia Griffiths, Tony Rebel e Cutty Ranks sono parecchi i singoli di Buju sul mercato, compresi lavori per Blacker Dread, Shocking Vibes, Bobby Digital e molti brani Penthouse in combination con altri artisti tra cui la notevole 'Who say big man nuh cry' insieme a Beres Hammond.

A questo punto succede l'ormai famoso incidente 'Boom boom bye bye', uno dei fatti piu' noti legati alla deprecabile ossessione anti-gay di certi artisti reggae e riflesso della societa' jamaicana: 'Boom boom bye bye' e' un singolo di grande successo di Buju Banton e contiene liriche esplicitamente offensive verso i gays. L'enorme successo del brano lo rende visibile anche fuori dagli ambienti reggae ed una grossa ondata di proteste investe Buju e anche Shabba Ranks che in una tristemente famosa apparizione televisiva inglese ne prende le difese.

I due sono costretti a chiedere formalmente scusa e mentre i problemi per Buju sono limitati all'annullamento di alcuni concerti, Shabba Ranks vede praticamente troncarsi una carriera in ascesa, soprattutto negli ambienti della black music statunitense.
La carriera di Buju invece prosegue ed il passo ulteriore e' un contratto internazionale con la Mercury, per cui esce l'album 'Voice of Jamaica' e la ristampa di 'Mr. mention'.

Nel frattempo il giovane deejay si distingue per svariate reality songs abbastanza differenti dai suoi primi lavori: brani come 'Deportees', 'Tribal war' o 'Operation ardent' sono accuse contro la corruzione e la violenza e tentativi di far sentire la voce del ghetto people, e anche se con il mega-hit 'Champion' Buju ritorna a far bollire la dancehall, ci pensa 'Murderer', dedicata ai suoi amici Dirtsman e Panhead uccisi brutalmente a far tornare la bilancia dalla parte del cultural style.

Sempre in questo periodo si svolge la sua conversione Rastafari, ed e' un Buju Banton con i dreadlocks quello che campeggia sulla copertina di 'Til Shiloh', il suo nuovo album a tiratura mondiale, un capolavoro in bilico tra l'edonistico dancehall style degli inizi ed un nuovo approccio spirituale alla vita ed alla musica.

L'album e' di sicuro un emblema del reggae di questo periodo e del suo ritorno verso il conscious style grazie a personaggi come lo stesso Buju, il recentemente scomparso Garnett Silk o Tony Rebel. Durante le lavorazioni di 'Til Shiloh' Mr.Banton continua comunque a registrare materiale dancehall, anche sulla sua nuova etichetta Gargamel tuttora attiva, e se da un lato per qualcuno questa musica indebolisce il messaggio dei suoi brani conscious sono tanti i vecchi fans che non sopportano le sue presunte velleita' di 'nuovo Marley' che vanno a scapito, secondo loro, della energia dei suoi inizi.

Il suo contratto con la Polygram/Mercury viene misteriosamente annullato e Buju ritorna alla frenesia del mercato discografico jamaicano ancora con l'alternanza di brani di ispirazione Rasta e girls songs: da un lato segnaliamo 'Politics time', dall'altro 'Love dem bad' in super-duetto con Red Rat, mentre alcuni episodi come 'Jungle to Backawall' o 'The lion rules' cercano di fondere insieme le due tendenze.

Il resto e' storia dei nostri giorni con la pubblicazione alla fine del 1997 di 'Inner heights', un bellissimo CD di cui per mesi si discute se sia inferiore o meno al suo predecessore 'Til Shiloh'. Di sicuro 'Inner heights' e' un lungo e caleidoscopico campionario del grande talento di uno dei piu' grandi artisti del reggae degli ultimi anni, passando dal roots di 'Hills & valleys', 'Destiny' o 'African pride' alla dancehall di 'Love sponge' o 'Love dem bad', da canzoni d'amore come 'Cry no more' alla realta' di 'Single parent' fino allo ska di 'Small axe' ed alla gioiosa rivisitazione di '54-46 was my number' insieme al suo autore Toots Hibbert.

Dei singoli degli ultimi tempi potete leggere nella recensione di 'Unchained spirit': Buju Banton resta comunque uno degli artisti piu' amati e rispettati dalla sua gente, per nulla indispettita da quelli che al pubblico internazionale sembrano aspetti contradditori, cioe' passare dall'euforia dancehall alle vette spirituali in un colpo solo.
Noi l'abbiamo incontrato in Italia prima della uscita di 'Unchained spirit' e questa e' la chiacchierata scaturita da quell'incontro.


Vibesonline.net - 2000

Vedi su Vibesonline.net: Intervista con Buju Banton.

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