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TWINKLE BROTHERS

A cura di: Pier Tosi
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I Twinkle Brothers stanno raggiungendo il quasi incredibile traguardo dei 40 anni di carriera e nonostante cio’ hanno esordito in Italia al Rototom Sunsplash del 2005. A breve distanza da quel primo bellissimo concerto ora stanno tornando per un mini-tour di tre date (vedi sull’agenda i dettagli del tour). Il momento piu’ entusiasmante della loro carriera e’ di sicuro il periodo dei loro primi tre albums ma comunque sono rimasti sino al giorno d’oggi tra gli ultimi depositari della tradizione che ha portato il roots giamaicano dalle sue origini rurali alle roots sessions inglesi di sounds systems come Jah Shaka o Fatman ed infine sugli impianti stereo di migliaia di appassionati in tutto il mondo. Mentre altre bands come Burning Spear, Culture o Israel Vibration si sono rivolte, dopo un calo di popolarita’ in Giamaica, perloppiu’ al pubblico ed alla scena discografica reggae americana, i Twinkle Brothers si sono trasferiti a Londra facendo la difficile scelta di restare completamente indipendenti sia a livello di produzione che a livello distributivo. Dopo il concerto di Osoppo abbiamo fatto alcune domande a Norman Grant sulla sua lunga avventura.


D: Nella tua carriera hai viaggiato attraverso paesi apparentemente lontani dalla cultura del reggae come per esempio la Polonia…

R: Si, questo è successo perche’ ovunque io vada la mia musica mi ha preceduto. Negli anni ottanta un reggae deejay dalla Polonia e’ venuto a Londra in vacanza e stava cercando alcuni artisti reggae di cui era appassionato. A quel tempo io ero a Londra cosi’ ci incontrammo e lui mi invito’ in Polonia dicendo che la gente in quel paese amava molto la mia musica ma non c’erano molti soldi perche’ la moneta polacca, lo zloty era molto svalutata. Andammo li e ci rendemmo conto che per questo motivo il tempo in studio costava molto poco e cosi’ in vari anni abbiamo fatto otto albums dei Twinkle Brothers in Polonia. In Inghilterra spendevo piu’ di 30 pounds ogni ora in studio mentre in Polonia un’ora mi costava un pound e 20…Incominciammo a registrare la nel 1986 e nel 1991 facemmo l’album con la Trebunia Family. Il nostro amico ci introdusse a questo gruppo di musica popolare polacca per vedere se si potevano unire le radici dei Twinkle alle radici dei Trebunia. Fu molto bello combinare la nostra cultura e le nostre radici e ‘Higher heights’, il lavoro che ne usci’ ci lascio’ molto soddisfatti…

D: So che provieni dal country: come hai iniziato a lavorare con la musica da giovane?

R: Non posso ricordare tutti i dettagli della mia vita ma ti posso dire che c’e’ sempre stata la musica. Quando avevo dieci anni cantavo gia’ nelle bands che lavoravano negli hotels della costa nord in Giamaica, cantavo tutte le canzoni popolari per i turisti. A dieci anni quello era un vero e proprio lavoro, ed a quattordici anni registrai la mia prima traccia in studio per Leslie Kong, una tune intitolata ‘Somebody please help me’…

D: Ma era una canzone a nome Twinkle Brothers?

R: No, era una canzone a nome Norman Grant, perche’ quel giorno andai a Kingston in cerca di fortuna da solo. Il primo discho a nome Twinkle Brothers e’ arrivato nel 1966 per Duke Reid. Nel 1970 abbiamo fatto una canzone con Bunny Lee per il Festival della Canzone Giamaicana e siamo arrivati terzi. Con Bunny Lee abbiamo fatto quattordici tracce lavorando in studio con gli Upsetters con Carly, Familyman e gli altri. Prima di cio’ avevamo lavorato con Lynn Taitt & The Jets…dopo un po’ di esperienza ho capito che poteva funzionare se mi producevo da me stesso e dopo aver messo da parte un po’ di denaro ho iniziato a produrre io stesso la musica della band. Dopo tanti anni ora continuo a lavorare come produttore indipendente. Ho connessioni con gente come Jah Shaka, un mio caro amico da tanti anni, ed ogni tanto ho lavorato per altri produttori ma penso la cosa migliore sia cercare di trarre il massimo dall’auto-produzione. Non voglio alcun rimpianto, cerco sempre di fare la cosa piu’ giusta ed e’ corretto che questo accada senza tante pressioni dall’esterno e lavorando per me stesso. In questo modo non devo chiedere nulla a nessuno.

D: Come mai ad un certo punto della tua carriera ti sei trasferito in Inghilterra?

R: Ho iniziato a lavorare da giovanissimo e ben presto viaggiavo gia’ per suonare: nel 1975 sono andato in Messico in tour con la Sonny Bradshaw Band e nel 1980 ho fatto un tour americano come front man di Inner Circle dopo la morte di Jacob Miller. Nel 1981 ho fatto il primo tour inglese con i Twinkle Brothers ma ero andato a Londra per la prima volta nel 1975. Dal 1971 stavo producendo dischi per la mia etichetta ed era normale viaggiare lungo tutta la Giamaica per portare i miei dischi in tutti i negozi. A quel tempo dovevo fare un disco nuovo ogni settimana perche’ se per caso uno non vendeva, potevo rifarmi velocemente con quello della settimana dopo. Mi ritrovai presto molto impegnato a portare avanti il business e a cercare nuovi mercati ed ovviamente andai a Londra perche’ laggiu’ c’era il miglior mercato per il reggae. Gli immigrati ascoltavano la musica giamaicana dagli anni ’60 e quindi quello era il primo posto dove era meglio stabilirsi. Negli anni settanta poi mi ricordo quando le dances erano bellissime…potevi andare in cinque dances diverse in una notte e sentire cinque stili differenti perche’ nessuno si copiava a vicenda. Ora invece succede che tutti si copiano e suonano tutti le stesse cose. A quel tempo si iniziava in un pub con una band che suonava dal vivo, poi si andava a qualche party privato dove si suonava buon reggae e si finiva la nottata a sentire i sounds come Sofrano B che iniziavano le loro dances alle quattro del mattino…

D: A quel tempo era il roots a dominare la scena…

R: Si ma la roots music e’ forte anche oggi!!! Con i cambi di prospettiva in ogni generazione la gente vuole identificarsi con qualcosa che appartenga al suo tempo e possiamo dire che a volte, parlando della musica di oggi, la mancanza di senso produce senso…Quando io ero giovane i miei genitori dicevano: ‘la tua musica nuova e’ rumore…’. Ora la musica cambia ma il rapporto tra le generazioni e’ lo stesso, i giovani amano sempre una bella canzone con una bella melodia, cosi’ non ho nulla di cattivo da dire sulla musica di oggi perche’ ci deve sempre essere qualcosa di nuovo…

D: Come hai sviluppato la tua coscienza Rastafari?

R: Io sono nato nel ghetto come tanti altri artisti giamaicani e nel ghetto la vita e’ dura e dettata dalla poverta’. Gli insegnamenti dei Rasta erano di portare pace, amore ed autostima ed autosufficienza. Un Rasta non deve dipendere da altri ma produrre quel poco che gli serve per vivere, cosi’ questi erano gli insegnamenti che ricevevo quando ero un ragazzo. I Rasta non erano violenti con il prossimo ma andavano avanti per la loro strada facendo solo del bene…Molta gente parlava male di loro perche’ a parlare alle spalle di chi fa del bene sono capaci tutti, ma io ero ammirato dalla forza con cui facevano del bene per il prossimo. Una persona puo’ dire ‘Io sono un Rasta’ e un altro puo’ rispondere ‘Ok sei un Rasta, e allora?’. Non sono le parole ma il lavoro di ogni giorno a dire alla gente chi e’ il vero Rasta.

D: Ti consideri un originatore della musica Rasta o sei stato ispirato dai suoni di Abyssinians o Burning Spear?

R: Sai, tutto inizio’ nello stesso periodo…Io oggi ho 55 anni e mi ricordo che quando tutto inizio’ eravamo tutti insieme cercando di scrivere musica e di descrivere le stesse emozioni…Bob, Bunny, tutti…Ken Boothe…io ero piu’ giovane di loro perche’ alcuni avevano dai sedici ai venti anni, alcuni erano piu’ giovani. La musica giamaicana e’ iniziata alla fine degli anni ’50 ed io stavo crescendo mentre tutto succedeva…Mi ricordo che a 10 anni ero in studio e guardavo suonare gli Skatalites, quei grandi musicisti suonare la loro musica…Quando io avevo 10 anni loro magari ne avevano circa 20 o di piu’ ma ci trovavamo li insieme…ognuno aveva le sue specifiche vibrazioni…se ascolti la musica degli anni ’50 e ascolti gli accordi delle canzoni, ritroverai gli stessi cambi di accordi nelle canzoni degli anni ’60 anche se le melodie sono diverse…a volte facevi una canzone senza renderti conto che qualcuno ne aveva gia’ fatta una cosi’…anche alcuni giovani cantanti di oggi copiano alcune vecchie cose senza nemmeno rendersene conto…

D: Tu sei passato al suono digitale con i Twinkle e sei riuscito a non snaturare il tuo specifico suono ed il tuo specifico messaggio…

R: Nella vita ognuno deve progredire: tutto e tutti cambiano con il passare del tempo. Non ho mai fatto musica completamente digitale, noi abbiamo sempre suonato i nostri strumenti ma abbiamo introdotto i suoni digitali. C’e’ questa nuova tecnologia a disposizione e bisogna usarla, tutti cercano di usarla nel migliore dei modi ma ci sono persone che stanno otto ore in studio per cercare di trarre dalla macchina il suono della batteria vera. Io non sono cosi’: Preferisco suonare ed in tre minuti di musica suonata ho finito la canzone. Io appartengo alla vecchia scuola: lavoro sempre allo stesso modo preparando tutta la canzone prima di andare in studio, la provo con il gruppo, lavoro agli arrangiamenti e quando andiamo in studio la band suona alla velocita’ piu’ adatta al modo in cui io canto. Non ha senso fare ritmi veloci per una melodia lenta perche’ poi il cantante non potra’ seguire la musica…Oggi lavorare con il digitale spesso ti estrania dagli altri perche’ uno puo’ spingere bottoni, costruire i riddims e lavorare completamente da solo…questo si puo’ fare perche’ oggi un po’ tutti ci intendiamo di computers.

D: Hai un consiglio per i giovani che iniziano ora a suonare reggae music?

R: La musica deve dare agli altri certe vibrazioni con cui puoi arrivare a chiunque, dovete avere le vostre vibrazioni ed il vostro specifico stile, potete trarre ispirazione da altri suoni ma dovete essere originali ed avere le vostre vibes…Io ho fatto musica per anni e se tornassi indietro non farei mai in un modo diverso…Io mi aspetto sempre il meglio ma se arriva il peggio che puo’ arrivare io saro’ qui a fronteggiarlo…Porto avanti la mia musica ed i miei affari e sembra che funzioni…Il giorno in cui succedera’ qualcosa di importante io non vorro’ avere intermediari a cui rapportarmi, voglio essere padrone della mia musica…dovete vivere giorno per giorno senza pensare troppo al successo e godervi la vita e la vostra condizione di musicisti…

 

 

 

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Profilo e discografia di Twinkle Brothers


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TWINKLE BROTHERS

Twinkle Brothers are one of the most legendary reggae groups from the 70s: they're still performing live and producing records after almost 40 years of career. We met them in Italy after their concert at Osoppo's Rototom Sunsplash. Check their official website

Q: I know you’re travelling trough countries apparently so far from reggae culture as eastern europe countries as Poland...

A: Yes, it happened as I said the music, wherever I go my music went before me, so I’m going wherever my music takes me and what happened in the 80s, a DJ guy from Poland, he came to London on holiday and he was looking for some artist he was interested in, and it happened i was in England at that time and he invited me to Poland cause he said ‘You know the people love your music’ and it was many money because in money terms they were using this zloty, a very devaluated money...so we just went and did some recordings, I made about eight albums in Poland because the studio time there was 1 pound twenty per hour, which in England was about more than 30 pounds per hour...the beginning was 1986 and in 1991 we did the work with the Trebunia Family...our friend deejay introduced to them saying ‘you have your Twinkle roots and these polish people have their roots, so it’s good to combine both of us together, this would be interesting, so I went there to spend a week with that very nice and spiritual family.

Q: I know you’re from the country : how you got involved with music as a youth?

A: Well I can’t remember all my life...but all my life is music: when I was 10 i was singing in the hotels with the bands, I did sing any song that were popular at the time, I was there to sing, working and getting payed, at 10, and I had the pleasure to make my first record at 14 for Leslie Kong, Beverleys, a track called ‘somebody please help me’...

Q: Was it done as Twinkle Brothers?

A: No that was done as Norman Grant because I went to Kingston alone on that day and we never did any Twinkle Brothers record until 1966 for Duke Reid...In 1970 we did a festival song for Bunny Lee and we went third on the festival song contest, we did about 14 tracks for Bunny Lee...those times we worked with a backing band which was the Upsetters Band with people like Carly, Familyman and those guys. Before that we worked with people like Lynn Taitt & the Jets...so while recording with those different producers and working in the hotels I realised I could do it this by myself, I could finance myself so I started to work as self-producer. Now I’m still a self-producer: I have connections with people like Jah Shaka that is mi bredren from long time and I did a few things for him and other few friends but I don’t really go myself out there because what I know with music, it’a business to exploit, if you wanna exploit you got exploit it to the fullest. I don’t want to leave to say ‘I regret doing anything’ so anything I do I will make try to do the right thing, so it’s better to do by myself...I don’t have to account to anyone but myself.

Q: Why you moved to England at a certain point of your career?

A: I started out as a young boy and while teenager I started to travel with music: in 1975 I went to Mexico on tour with the Sonny Bradshaw Band and in 1980 I toured with Inner Circle as their frontman after Jacob died , I toured America with them...in 1981 we did our first UK tour but I came there in 1975 for the first time. I was releasing records in Jamaica with my own label from 1971, I used to travel around the island and sell records by myself to the shops, so at that time I had to release a new song every week because if they go to shop and buy something this week, if it never sell they not gonna buy the next week, you have to release a new one the next week, so I found myself putting out a lot of stuff, so I had to look a new market so I came to London because London was a good market for jamaican music: they’ve been listening to jamaican music from the 60s so that is the first market thet you actually go. Being there I remember when the dances were nice... you could go to five different dances in the same night and listen to five different sound systems and everybody would play a different selection and nobody was doin’ the same thing. What’s happening now all around the world is everybody is doing the same thing, they just copy...At that time was like going to a pub with a live band playing and stayng there until the closing time, then go to an house party with reggae and at the end there were sounds like Sofrano B starting their blues dances at four o’ clock...

Q: At that time roots music was great...

A: Well roots music still allright!!! Within the changes of the generations people always want to identify themself with something within their time and out of everything, even we might say nonsense there something good that comes out of everything, cause even when I was a youth, my parents would say ‘your music is just pum-pum...’ and now change but still a good song never die so every generation they will still love a good song. I have nothing bad to say about nothing new because there must be something new...

Q: How you develop your Rasta consciousness?

A: Well I mean, born in the ghetto like many jamaican musicians where the situation is rough and humble, the teaching of the Rastaman there was peace and love and self-reliance, a Rastaman is somebody who does everything for himself, so those were good teachings when I was a little boy...they didn’t trouble people, they go ahead and do good, so you have to live and a lot of people talk because talk is cheap but the Rastaman was doin’ good around... A people can say ‘I’m a Rasta’ and other people say ‘OK you’re a Rasta, so what?’ It’s not the word but everyday works who can tell the people who’s the real Rasta.

Q: Were you an originator of Rasta music or where you inspired doin’ this by the sounds of Abyssinians or Burning Spear?

A: You see: the whole a we started the same time...I’m 55 now so I remember when I started everybody was there around trying at the same time, Bob Bunny, everybody...Ken Boothe...I was younger than them because some guy was in his teens, some were younger, jamaican music never started until the late 50s, so I grow up around the whole thing when it happened...I remember I was in the studio even at 10, watching the Skatalites and those guys doin’ their thing...When I was 10 maybe they were 19 or 20 but we were there...everybody have their own vibes...even in the 50s if you check the chords of the music, a lot of songs used to have the same changes, the melody may be different, so sometimes you hear in it something you even’t know you hear it...some of the singers now that are making sounds they’re copying sounds thay don’t even know that they’re not the original persons about that sound...

Q: You went digital and the digital sound was very good for your musical purpose....

A: you have to live and you have to grow: everybody changes with the time. I never did a fully digital stuff, we play our instruments introducing some digital sounds. You have this modern technology and you have to use it, everybody is using it, some guys going to studio and they spend maybe 8 hours trying to get a real drum song out of the machine. I don’t work that way, I prefer to play because it’s three minutes playing and you finish a song, I’m old school, i still do what I have to do because like now, you would like to make a song before you actually go to the studio, singing it together as a group or as yourself and you work to the arrangements and when you go to the studio the band play to what you’re singing, so even when the music was like quick, there were still slow songs because you can’t play those song very fast becasue the singer can’t sing it, so the band would have to vibes with the singer, but nowadays with the digital era now you don’t have to go to a studio with a singer, you just touch something and you can make a riddim, so within that sense it’s easier so one person, if you’re selfish enough you alone could make music, that’s what digital stuff does, cause anybody now knows about computers,...

Q: Do you have any advice for the youths starting playing now reggae music?

A: Music is just coming out with some vibes with which you can reach anywhere, you got to have your own vibes and your own little style, you can be influenced by somebody but you’re gonna have your own little vibes. I’m doin’ it for years and i prefer the way my career is going, it was like...it’s going. I expect the best but if the worst come I’m still here...I take my business and I do it the way I do it and it works...the day the big thing will happen there will not a third party to be related. You have to live day to day without thinking too much to success and enjoy life...


 



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