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TANYA STEPHENS


A cura di: Pier Tosi
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Il 2006 è stato veramente un anno bellissimo per Tanya Stephens. Il suo disco precedente 'Gangsta blues' era andato benissimo ma lei è riuscita a fare ancora meglio con il suo ultimo 'Rebelution', un lavoro che consideriamo come un capolavoro e che ha primeggiato le classifiche specializzate di mezzo mondo. A distanza di due anni dall'ultima apparizione in Italia è ritornata per una serie di date che ci hanno mostrato tutto il suo potenziale espresso al meglio anche nei concerti. 'Rebelution' è un disco particolare, un disco in cui predominano le ballate, non ci sono dancehall hits e sono importantissime le liriche che spesso prendono in esami alcuni temi controversi della societa' giamaicana come la lotta per i diritti della donna, l'omofobia o la schiavitu' mentale e culturale. Tanya ha sempre lottato per superare i pregiudizi e far sentire l'unicita' della sua voce ma ora con la qualita' dei suoi testi ha raggiunto un respiro universale e l'enorme successo che ha in Giamaica lo dimostra. Nei suoi concerti italiani ha fatto di tutto per mantenere alto il ritmo del suo 'live' ed ha preferito non inserire troppi brani da 'Rebelution' in scaletta pensando che il pubblico non lo conosca ancora bene. L'abbiamo incontrata per un'intervista ed è esattamente come ce l'aspettavamo e cioe' simpatica e cordiale. La sua voce è molto franca specialmente quando gli argomenti toccano le sue liriche.


D: Il tuo disco si intitola ‘Rebelution’: se penso alla tradizione del reggae penso a Dennis Brown che cantava ‘sei pronto per combattere la giusta rivoluzione’ o Bob Marley che cantava ‘molto presto scopriremo chi sono i veri rivoluzionari’: chi sono secondo te oggi i veri rivoluzionari?

R: In tutta onesta’ devo dirti che non considero il termine rivoluzione come una lotta fisica perche’ abbiamo lottato con le armi per generazioni e generazioni ed il risultato è che oggi abbiamo in atto ancora piu’ guerra…Io credo in una via pacifica, nel rispetto dell’ambiente e nel rispetto di ogni vita umana. Credo che questo sia abbastanza per cambiare il mondo in meglio. Credo che i veri rivoluzionari siano coloro che siano parte di un movimento che cambia realmente la situazione in meglio e non importa se lo fa lottando fisicamente o avendo un atteggiamento passivo. Bob Marley era un rivoluzionario, Dennis Brown anche lo era. Il loro messaggio magari era diverso ma il loro scopo era lo stesso e cioe’ raggiungere la pace e l’unita’ ed e’ cioe’ per cui anch’io vivo.

D: L’industria musicale giamaicana e’ dominata dagli uomini. Qual’e’ l’effetto peggiore di cio’ nella tua carriera? Pensi di essere stata rallentata in qualche modo?

R: No, paradossalmente credo che questo mi abbia quasi agevolato perche’ non ci sono molte donne e quindi non è stato difficile per me farmi notare come una donna se mi sono posta il problema di mettere in primo piano questo aspetto anche se allo stesso tempo ho incontrato molti uomini che hanno cercato di contrastarmi. Io penso a me stessa innanzitutto come ad un artista e non come una donna e quindi il mio sforzo è di esprimermi verso chiunque…In generale pero’ le donne devono lavorare molto di piu’ per dimostrare le loro qualita’ ma io amo le sfide, sono una persona molto competitiva e penso che le sfide ti aiutino a crescere…

D: Molte delle tue canzoni raccontano storie da una prospettiva femminile e parlano di storie in cui le donne soffrono per amore e sprofondano nella depressione. Non mi pare che tu cerchi una soluzione ma che comunque il tuo messaggio sia di non perdere mai la dignita’…

R: Io supporto chiunque cerchi di difendere in qualsiasi modo la propria dignita’. Mi piace raccontare storie che suggeriscano le donne come soggetti attivi che partecipano alla società in modo uguale rispetto agli uomini. Non cerco di rimpiazzare gli uomini, io apprezzo gli uomini e non intendo sottrarre loro potere ma vorrei che gli uomini riconoscessero le nostre capacità e ci considerassero diverse ma al loro stesso livello. Non vogliamo contrapporci agli uomini ma lavorare con loro come pari.

D: Nel brano ‘Welcome to the rebelution’ tu canti ‘ci sono falsi leaders nell’industria musicale di Kingston che pretendono di essere re senza costruire alcun regno’: è questa l’idea che hai della scena musicale in cui lavori?

R: (risate) Oggi nell’industria musicale di Kingston tutti vogliono un titolo, vogliono essere i re…penso che quello che dovremmo fare è fare delle belle canzoni, canzoni che valgano il denaro che spende chi compra i dischi. Facendo questo sarebbe la gente ad attibuirti tutti i titoli che ti meriti…

D: So che hai lavorato molto negli anni con Fatis Burrell…

R: Si, abbiamo lavorato molto insieme perche’ siamo molto amici. La nostra amicizia ha reso naturale la nostra collaborazione negli anni…

D: MI piace tantissimo ‘Do you still care’ e penso sia una canzone molto commovente. Nel testo tu colleghi il razzismo all’omofobia. Questo mi ricorda di come molti neri si arrabbino quando le lotte per i diritti dei neri sono paragonate a quelle per i diritti dei gay…

R: Sai cosa? La discriminazione e’ la discriminazione. Non vedo differenze fra i due casi. Forse la razza è vissuta diversamente rispetto alla sessualita’ ma la discriminazione verso la razza è la stessa cosa della discriminazione verso la sessualita’. Io rispetto alla sessualita’ penso che se una persona deve fare cio’ che vuole per essere felice purche’ non danneggi altri individui. Non deve chiedere ne a me ne a nessun altro il permesso perche’ io non chiedo il permesso a nessuno per fare cio’ che mi rende felice. Non mi ritengo speciale rispetto ad altri e non credo di meritarmi cose che altri in particolare non meritino…

D: Parlando invece di ‘Come a long way’: come ha reagito la gente nera alle tue critiche di avere oggi reso inutili gli sforzi di personaggi come Martin Luther King, Rosa Parks o Malcolm X?

R: Non ho avuto nessuna critica negativa. Molta persone sono venute da me a dirmi che capivano quello che intendevo e avevano un sentimento simile. Io credo sia importante discutere con la gente, credo che bisognerebbe discutere di piu’ su argomenti come questo e che la discussione è quello che vorrei provocare con molte canzoni di ‘Rebelution’. La rivoluzione per me e’ anche cambiare le cose attraverso il confronto con gli altri. Se tu discuti a lungo con la gente su argomenti importanti come questi riceverai sempre qualche insegnamento o insegnerai tu qualcosa di nuovo a qualcuno.

D: L’emittente radio giamaicana IRIE FM ha premiato ‘Rebelution’ come il miglior CD del 2006: sembra che la tua gente ti apprezzi e ti dia continuo supporto…

R: Sembra di si. Sono molto contenta e grata per questo. Posso fare un disco e pensare che è il migliore del mondo ma poi magari nessuno lo sente e nessuno lo compra, quindi pensare che cosi’ tanta gente lo abbia apprezzato e che sia stato anche premiato mi rende molto felice. Spero che la gente ascoltandolo si metta in discussione e diventi piu’ aperta. Il successo prova tra l’altro che i giamaicani non sono cosi’ omofobi come si dice se hanno apprezzato cosi’ tanto un album che dice che dovremmo vivere senza omofobia. Sembra che la gente voglia contribuire al cambiamento in meglio e sono felice per questo.

Q: Hai avuto uno dei tuoi maggiori hits e cioe’ ‘It’s a pity’ con una etichetta tedesca e hai lavorato anche con produttori italiani e francesi. Come vedi l’ingresso di molti produttori ed artisti stranieri nella scena reggae in Giamaica?

R: Mi piace. Non ho problemi con gente non giamaicana che si occupa di reggae. Sarebbe tra l’altro ipocrita non dare il benvenuto a qualcuno che puo’ essere utile al tuo successo. Per esempio Chris Blackwell non era giamaicano ma ha contribuito in modo determinante a far si che Bob Marley diventasse la leggenda che e’ diventato. Noi viviamo in un’isola ma abbiamo bisogno di persone che vengono da altre nazioni. Mi piace molto Gentleman e conoscendolo posso dire che e’ una persona davvero speciale. Sento artisti stranieri suonare un ottimo reggae e questo mi lusinga perche’ e’ un segnale di quanto la nostra piccola isola conti particolarmente nella vita di tante persone nel mondo. Credo questo sia anche un grande complimento per noi.


 

 



Vibesonline.net - 2007

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TANYA STEPHENS

Tanya Stephens is the new lady of jamaican reggae. This is our first interview with her done by Pier Tosi on February 2007 during her italian tour. You can check for further information about her at http://www.myspace.com/tanyastephensmusic

Q: You titled your CD ‘Rebelution. If I think to the reggae tradition I remember Dennis Brown singing ‘Are you ready to stand up and fight the right revolution’ or Bob Marley singing ‘so soon we’ll find who are the real revolutionaries’: what are in your opinion today the real revolutionaries?

A: To be honest with you I’m not really a part of a revolution as a fight because I don’t think fighting is working, we’ve been fighting for generations and what we have as a result is more war…I believe in a peaceful way, in the respect to every other human life, I respect my environment and what it means to me, I think this is enough to make a change. I feel that the real revolutionary is anyone who actually have a movement in place to make change for the better and it doesn’t matter if they choose to fight or to be passive…Bob Marley was a revolutionary, Dennis Brown was a revolutionary and even if their message were a little different their goal was still the same to achieve peace and unity, that’s what I live for.

Q: Jamaican musical scene is very male oriented: what’s the worst effect of this in your experience? Do you think your career have been slow by this?

A: No, I think the fact the industry is male dominated actually help because there’s not so many female and is not very hard for me to get noticed as a girl if I want to be noticed as a girl and at the same time I’ve met many men in the industry who could stand up to me. I don’t work as a girl, I work as an artist and I work to outdo myself on everybody else…As a female in this world you have to do a lot more to prove yourself bu I love challenges, this motivates me a lot to outdo myself…

Q: A lot of your tunes are telling things from a woman perspective: you sing about women suffering for love and getting down. You don’t have any solution but your message is don’t loose the dignity…

A: I definitely support everybody holding on to their dignity. I like to paint a picture of a woman standing up ourself and taking place as an equal in the society. I’m not trying to replace men, I love men and don’t want to steal power to them but I want them to acknoledge us as equal. We don’t want to be the counterpart of men, we can work together. This is my message.

Q: In ‘Welcome to the rebelution’ you sing ‘there’s false leaders in Kingston musical scene claiming for some thrones without building a kingdom’: is this your definitive idea about the scene in which you’re working?

A: (laughter) Right now the music industry in Kingston is with everybody claiming a title, everybody fighting for title of king. I think what we shoul be fighting to do is make some good songs, so it’s worth people’s money, people spend a lot of money in music so our time should actually be spent making something that is worth people’s money. Doin’ this the people will give you a title they think you deserve.

Q: I know you’ve been working a lot with Fatis Burrell…

A: Yes, we’ve been a lot of working together over the years because we share a personal friendship. This is only natural because of this special frendship…

Q: I like very much ‘Do you still care?’In this lyric you’re getting ties between the race issue and the homophobia. This is reminding me a lot of black people getting angry when black man’s struggle is compared to the one to gay people…

A: You know what? Discrimination is discrimination. I don’t feel there’s anything different between the two. Maybe race is not the same thing as sexuality but discriminating against race is the same thing than discriminating against sexuality. About sexuality: I feel whatever makes you happy if it doesn’t go against my space or anybody else space, you have to do it, you shouldn’t need my permission because I’m not asking for your permission to do the same. I’m not anymore special and I don’t deserve anymore on this earth…

Q: About ‘Come a long way’: how black people is reacting while listening those hard words about how the struggle of their heros has become useless?

A: I haven’t heard any negative feedback. A lot of people have come up to me and said they’re feel and understand what I’m talking about and feel the same way. I think is good to discuss about it, I think we need more discussion about this topic and this is the whole point of the ‘Rebelution’. The revolution is also change things through discussion. If you discuss with a lot of people about important topics like these you’ll always learn something and teach something.

Q: I know IRIE FM awarded ‘Rebelution’ as the best album of 2006: it seems your people loves you and support you a lot..

A: It seems so. I’m very happy and grateful. I can do an album and think it’s the best album in the world but nobody has to buy it and nobody has to like it so if anybody likes it I’m happy and if they voted it as album of the year it’s even better. Hearing that I hope that people are open to differences and changes. It proves that jamaican are not so omophobic as they think because they love an album that says we should live without omophobia. It seems people want to work for the changes I’m singing for, so I’m very happy.

Q: You had one of your biggest hits with a german label and you work with italian and french people too: how you see the coming in the reggae scene of foreign artists and producers?

A: I love it. I have no problems with foreign people playing reggae. It would be a little bit hypocrithical to not welcome everybody when he’s instrumental in you being a good artist. For example Chris Blackwell was instrumental for Bob Marley for being so great and he’s not exactly jamaican. We’re an island but as a people we need other people. I heard great reggae music coming from other places: I love Gentleman, I love his personality too, he’s a great person. I heard good reggae music coming from other countries and I felt flattered because this is the signal we’re such a small country but our music have such a big impact on the world . This is a great compliment for us.

 


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