header sunnyvibes link
sunnyvibes link
indice di articoli vari indice delle interviste indice delle recensioni di album indice delle recensioni di singoli  


Sugar Minott 2005: Mister Lincoln

Dopo cinque anni Sugar Minott ritorna al microfono di Vibes On Line!

A cura di: Pier Tosi
Scroll to right column for english version


Disponibile anche una pagina con il profilo biografico e la discografia di Sugar Minott.


Sono svariati gli artisti giamaicani ad avere vissuto profondamente i cambiamenti nella musica reggae dagli anni settanta ad oggi ma solo pochi hanno dimostrato la capacita’ di raggiungere piu’ e piu’ volte il successo ed ad adattarsi ai frenetici avvicendamenti di stile mantenendo un grande livello di notorieta’ come Sugar Minott. Alla soglia dei cinquant’anni Sugar e’ ancora in grado senza difficolta’ di catturare il pubblico in una dinamica ora e mezza di spettacolo in cui si congiungono le diverse epoche del ‘dancehall style’ ed in cui la grande ecletticita’ e amore della musica del personaggio sono riflesse da citazioni di grandi successi reggae o di artisti come Sam Cooke o Burt Bacharach. Lincoln Sugar Minott e’ nato il 26 maggio 1956 a Kingston nel ghetto di Maxfield Park e fin dalla piu’ tenera eta’ si e’ innamorato dell’atmosfera della dancehall e soprattutto della musica che vi veniva suonata: nella sua adolescenza e’ proprio la musica che rappresenta per Lincoln una sorta di vera e propria ossessione. Con Tony Tuff e Derrick Howard forma gli African Brothers, un trio vocale roots con cui cerca vanamente il successo per anni. Attraverso queste esperienze giunge a Studio One, la ‘casa madre’ del reggae, proprio in un periodo in cui i piu’ grandi successi dell’etichetta di Coxsone Dodd vengono saccheggiati e rivisitati a piene mani dagli altri produttori: sara’ proprio Sugar Minott con l’enorme successo delle sue nuove canzoni adattate ai vecchi ‘riddims’ ad ergersi a difensore dell’autentico stile Studio One rilanciando cosi’ l’etichetta di Brentford Road ad una nuova giovinezza segnata, oltre che dai successi dello stesso Sugar, dagli ulteriori successi dancehall di personaggi come Michigan & Smiley, Johnny Osbourne e Lone Ranger. Proprio di recente la Soul Jazz ha pubblicato un ottimo compendio del suo lavoro alla storica casa discografica intitolato ‘Sugar Minott at Studio One’. All’apice del successo Sugar lascia Studio One e si dedica all’autoproduzione confermando il suo enorme talento attraverso due albums-capolavoro come ‘Ghetto-ology’ e ‘Black roots’. In Giamaica il successo non e’ proporzionale alla prosperita’ economica e Sugar deve accettare lavori per altri numerosi produttori registrando freneticamente musica fino alla fine degli anni ’80 ed ottenendo una lunga serie di successi, dal lovers style di ‘Good thing going’, ‘Loving Jah’ o il roots di ‘Slice of the cake’ ai primi successi digitali del monster-hit ‘Herbsman hustling’ o ‘Rub-a-dub style’. La sua versatilita’, la capacita’ di cantare stili diversi, di essere un ottimo autore ed al contempo un appassionato interprete e di saper adattare nuove liriche ai ‘riddims’ classici fa di Sugar Minott uno dei primi cantanti ‘dancehall’ ed una delle figure piu’ strumentali al boom di questo stile durante gli anni ottanta. Un altro importante aspetto della sua vicenda artistica e’ la sua volonta’ di aiutare i giovani talenti del ghetto attraverso l’attivita’ della Youth Promotion, una sorta di agenzia di promozione e scuola musicale che durante gli anni ottanta e’ anche uno dei piu’ popolari sound sytems di Kingston. Sugar Minott e’ il mentore di personaggi come Yami Bolo, Junior Reid, Nitty Gritty, Tenor Saw, Echo Minott, Don Angelo e Garnett Silk tra gli altri. Nell’intervista Sugar ci racconta di come continui la sua attivita’ di promozione dei giovani del ghetto e di come stia pianificando un importante ritorno alle scene.


D: Cominciamo dal presente : poco piu’ di un anno fa la label francese Zenah ha fatto uscire un tuo CD roots intitolato ‘Leave out a Babylon’. Puoi parlarmi di quel disco?

R: E’ un album mistico ed e’ diverso da molti altri miei lavori, mi riporta alle cose degli anni ’70 come per esempio lo stile di King Tubby. Magari non e’ cosi’ radicale ma contiene qualcosa dello stile di quel periodo: quando ho registrato quell’album ero reduce da alcuni problemi alla voce. Sono stato per un po’ nel deserto, in America e la mia voce non era a posto, qualcosa nel clima ha danneggiato la mia voce. Non sapevo che mentre le giornate sono cosi’ calde poi di notte la temperatura scenda di cosi’ tanto, cosi’ ero a questo festival e all’improvviso arrivo’ questo freddo e da quel momento ho avuto problemi alla voce per un periodo abbastanza lungo. Ho letteralmente sofferto per cantare quell’album, pregando perche’ la mia voce tornasse quella di prima. Non avevo mai realizzato quanto la mia voce sia importante per me fino a quel momento: quell’album e’ la prima cosa che ho fatto appena ho potuto cantare di nuovo, cosi’ e’ un lavoro umile…non potevo cantare con molta potenza cosi’ mi sono concentrato per cantare bene, tirando fuori dal profondo i miei sentimenti. Per me e’ stata una sorta di sfida.

D: Stai ancora lavorando insieme ai giovani del ghetto con la tua organizzazione?

R: Certo, ogni giorno. La Youth Promotion e’ per sempre, finche’ ci saranno giovani nel ghetto da valorizzare ci sara’ la Youth Promotion. I miei figli ora sono grandi e fanno il mio stesso lavoro e c’e’ una generazione nuova che sta arrivando…

D: Quali sono i giovani artisti che stai promuovendo?

R: Magari qualcuno non li conosce ma ci sono molti giovani come mia figlia Passion che e’ una deejay molto potente. C’e’ un ragazzo che si chiama Keke I, un altro che si chiama Company, un altro e’ Marques Scotty, il figlio di Binghi Bunny, il chitarrista della Roots Radics. Abbiamo tanti giovani di talento ma sto lavorando anche con i veterani come Burning Soul dei Wailing Souls o Errol Dunkley. Tra i giovani abbiamo anche Mixmaster e Firefox che e’ stato in tour in Francia con me di recente.

D: Puoi parlarci delle tue prime esperienze musicali?

R: E’ tutto incominciato la notte in cui mia madre mi ha portato a casa dall’ospedale. La mia casa era accanto a una dancehall ed io sapevo tutto sulla dancehall fin da quando andavo a scuola. Non ho mai incominciato a cantare in qualche coro come molti altri cantanti: ho iniziato a cantare dopo avere sentito gente come Derrick Morgan, Prince Buster, Delroy Wilson, i primi cantanti che ho ascoltato…Da queste voci poi sono passato a Dennis Brown, Alton Ellis, Ken Boothe…

D: Ascoltavi anche artisti americani?

R: Si, in realta’ il primissimo cantante che ho sentito da piccolo e’ stato Nat King Cole e mi ha lasciato letteralmente senza fiato. In Giamaica abbiamo sempre ascoltato tantissima musica, tutta la musica americana, tutta la musica inglese, cosi’ abbiamo un vocabolario musicale piu’ esteso di quello di qualsiasi altro popolo al mondo perche’ eravamo spinti ad ascoltare cantanti come Jimmy Reeves, Patty Page e tutti questi artisti, il Motown sound, il suono di Philadelphia, la Stax. Noi avevamo anche la nostra musica come per esempio il reggae di Toots & Maytals, oppure reggae con influenze dai gruppi americani come per esempio i Techniques o qualche cosa dei Wailers. C’erano molti cantanti e anche molte cose originali giamaicane.

D: Perche’ non hai avuto successo con il tuo primo gruppo, gli African Brothers?

R: Penso dipendesse dal tipo di musica che facevamo: abbiamo iniziato piu’ o meno lo stesso periodo dei Mighty Diamonds ma loro hanno avuto parecchie hit songs e non c’era spazio per altri. Le nostre canzoni non erano molto accettate perche’ erano troppo militanti, troppo roots ed in quel tempo alcuni produttori stavano spingendo musica tipo Beres Hammond, piu’ leggera e piu’ legata al soul. Le cose non andavano bene e noi non riuscivamo a vivere con la musica ed io decisi che sarebbe stato meglio provare ad andare a Studio One.

D: Avete registrato un singolo a Studio One come African Brothers…

R: Si, andammo all’audizione da Sir Coxsone. Lui passava sempre dalle nostre parti, a S-Corner in Delaney Avenue e si fermava ad un bar per qualche drink e noi gli facevamo ascoltare le nostre canzoni e lui ci diceva di passare in studio ma Tony Tuff e Derrick Howard, i miei compagni negli African Brothers non volevano andare a Studio One…

D: Perche’?

R: Perche’ Coxsone non pagava le royalties agli artisti e nessuno voleva andarci ma io volevo andarci per il prestigio della sua musica e cosi’ ci andai. In realta’ Tony Tuff canto’ solo le armonie della mia canzone e non canto’ mai una sua canzone per Coxsone.

D: Cosa ricordi di Sir Coxsone?

R: E’ stato un grande creatore di musica ed ha creato lo spazio attraverso cui ci siamo mossi tutti, sin dai tempi dello ska ed ancora prima. Dal mio punto di vista e’ stato l’uomo che ha lanciato il mio grande successo, cosi’ gli saro’ sempre riconoscente…

D: Coxsone era presente in studio quando registravi o lavoravi con altri producers suoi collaboratori?

R: Ho lavorato molto con lui in persona, lui passava ogni giorno in studio, anche il giorno di Natale. Ho fatto un paio di canzoni con altri produttori a Studio One ma il grosso del mio materiale e’ stato prodotto direttamente da lui.
Studio One era come una scuola, come andare al college seguendo le lezioni di insegnanti come Jackie Mittoo, gli Heptones, Carlton & the Shoes, Freddie McGregor, Bagga, Pablo, Noel Bailey. Tutte queste persone erano i miei insegnanti da Coxsone, ed era sempre essere uniti come in un college, finche' poi non mi sono laureato e ho formato la mia Black Roots...

D: Tu hai lavorato a Studio One anche come musicista suonando la chitarra e le percussioni alle sessions: chi erano gli altri musicisti con cui lavoravi?

R: C'era Benbow Creary che suona la batteria anche adesso nella mia band. Lui era il batterista originario a Studio One ed ha suonato nei dischi di Burning Spear, nei dischi di Horace Andy e nei miei. C'era Pablove Black (tastiere), Bagga Walker (basso), Noel Bailey alla chitarra, personaggi come Jackie Mittoo. Io e Freddie McGregor cantavamo le armonie nelle altre canzoni, cosi' come Ernest Wilson, c'erano Carlton & the Shoes. Praticamente era una famiglia.


D: E’ vero che molto prima di far parte di Studio One tu componevi le tue canzoni basandoti sui ‘riddims’ di Studio One?

R: Si, perche’ io andavo alle dancehalls da piu’ tempo dei miei amici e quando andavo ad una dancehall e tornavo a casa io potevo dirti tutte le canzoni che erano state suonate, potevo cantartele (Sugar canta ‘I shall not remove’ di Delroy Wilson). Diventai un maniaco della dancehall e tutti mi chiedevano i titoli delle canzoni che non si ricordavano. Le conoscevo tutte. Poi iniziai a provare di cantare e per un periodo ero contemporaneamente un aspirante cantante, un selecter ed un venditore di dischi: come venditore di dischi non avevo un giradischi per fare ascoltare la musica ai clienti, cosi’ io cantavo. Se qualcuno mi chiedeva ‘Com’e’ questo Dennis Brown?’, io iniziavo a cantare la canzone, cosi’ la gente poi comprava il disco. Ero un giradischi umano.

D: E Coxsone era arrabbiato del fatto che gli altri produttori riutilizzassero i suoi ritmi senza il permesso?

R: Io fui tra i primi a fargli notare quello che succedeva perche’ uno dei primi ‘furti’ fu quello di ‘Mean girl’ di Larry Marshall ripresa da Channel One per ‘I need a roof’ dei Diamonds. Io andai da Coxsone e gli dissi ‘ascolta, questo e’ ‘Mean girl’, e’ uguale…’ e lui se ne rese conto e disse ‘Cosa?’ ed io dissi ‘Hanno solo cambiato il titolo’. Lui si arrabbio’ ed inizio’ una sorta di guerra con Channel One perche’ Coxsone inizio’ a ‘rubare’ i loro ritmi piu’ popolari come per esempio ‘Woman is like a shadow’ dei Meditations e la guerra arrivo’ a livelli quasi fisici. Io vivevo nella stessa zona di Channel One ma ero un cantante di Studio One cosi’ per loro ero un nemico.

D: Quali sono, tra i produttori con cui hai lavorato, i migliori?

R: In termini di qualita’ della musica ti rispondo Germain, Gussie Clarke e King Jammys. Io sono il primo artista ad avere registrato un album per Jammys…

D: L’album e’ ‘Bittersweet’, uno dei tuoi primi…

R: Si, ed e’ il primo album che Jammys abbia mai prodotto e dopo di me sono arrivati i Black Uhuru. Sono anche uno dei primi artisti a lavorare con Germain con il mio singolo ‘Slice of the cake’. La stessa cosa per Powerhouse che ho contribuito a lanciare. Era buono lavorare con questi produttori emergenti ma nessuno di loro ti pagava le royalties ed il reale successo della tua musica. Se avessero avuto l’idea di pagarci le royalties anche noi artisti avremmo vissuto meglio. Questi personaggi non hanno mai sostenuto realmente in termini economici gli artisti che li arricchivano. Registravamo cosi’ tanta musica e non ne cavavamo nulla!!! Nemmeno un dollaro e dovevi batterti per i diritti della tua musica. A parte cio’ abbiamo passato bellissimi momenti in studio a Channel One tra grandi amici come per esempio Sly & Robbie.

D: Tu passasti alla auto-produzione con due albums eccezionali come ‘Ghetto-ology’ e ‘Black roots’ che fecero di te il cantante n.1. Puoi parlarmi di quei due albums? Hai registrato a Channel One?

R: Si, parecchie cose a Channel One ma molte delle mie tracce vocali sono state registrate da King Tubbys: in quello studio ho fatto anche ‘Bittersweet’ con Jammys. Io scambiavo le canzoni con il tempo in studio: cantavo alcune canzoni per loro ed invece di farmi pagare chiedevo in cambio il tempo da utilizzare in studio per registrare il mio materiale personale. Molte cose brutte sono successe a quei tempi…non conoscevamo il modo di gestire economicamente la musica che facevamo ed i produttori ci pagavano quello che pensavano fosse giusto ed in quel modo ci sfruttavano arricchendosi alle nostre spalle.

D: Cinque anni fa mentre ti intervistavo ti lamentavi del fatto che la dancehall music di oggi discrimina i cantanti perche’ i produttori prefesriscono i deejays: oggi abbiamo tantissimi nuovi cantanti come I Wayne, Bascom X, Chezidek o Abijah…Come vedi il futuro della musica giamaicana?

R: Ho molte cose di cui lamentarmi e spero che qualcuno accolga le mie lamentele. La musica dev’essere varia, a me piacciono molti stili. Nella notte voglio sentire musica piu’ cool mentre la mattina voglio qualcosa che sia in grado di svegliarmi. La musica e’ come una medicina: e’ meglio mangiare piu’ cibi differenti invece di mangiare sempre lo stesso cibo. Io amo cantare roots, dancehall, lovers, jazzy reggae ed ogni altra cosa. Mi piacciono le ballate, le armonie vocali che cantano Smokey Robinson, Johnny Matis, Sam Cooke, ma quando cresci nel ghetto e vedi la sofferenza vuoi esprimerla anche attraverso musica dura e testi che esprimano quella sofferenza. Oggi la musica e’ fatta da ragazzini che sanno usare il computer e qualcuno di loro sa anche come trasmettere buone vibrazioni in musica. La maggior parte di loro non conosce la musica. Per fortuna ora molti giovani si rendono conto di cosa e’ giusto fare e c’e’ un ritorno alla vecchia musica, lo stile delle fondamenta del reggae, lo stile che non cambiera’ mai anche se le mode vanno e vengono.

D: Non hai mai lasciato il ghetto, sei stato uno dei grandi interpreti a dare voce al feeling del ghetto e non hai mai smesso di aiutare chi e’ piu’ sfortunato di te. Come e’ cambiata negli ultimi venticinque anni la vita nei ghetti giamaicani? E’ migliorata o peggiorata?

R: Io non vedo nessun miglioramento…Mi dispiace ma e’ sempre la stessa storia ed ora ci sono in giro piu’ armi di una volta e molte cattive influenze dall’America. Tutti vogliono vestire roba di marca e nel mio paese non c’e’ abbastanza fiducia nei propri mezzi e nella propria cultura. La povera gente deve dipendere dalle decisioni di altra gente in altri paesi e non c’e’ la volonta’ di costruire qualcosa con le proprie mani. Questo non e’ buono e presto potrebbe essere ancora peggio perche’ ci sono tantissime armi in mano ai giovanissimi. Se sei un turista e vieni in Giamaica avrai una buona permanenza perche’ non vedrai nulla di cio’, vedrai le belle spiaggie, gli hotels confortevoli, mangerai il cibo buono ma non andrai mai a Rema, a Concrete Jungle, ad August Town. Ci sono due facce della Giamaica: se non cerchi non potrai conoscere la vera Giamaica. Nei ghetti non c’e’ alternativa, ci vorrebbero piu’ posti dove i giovani imparano un mestiere, ma la polizia sta portando le armi nel ghetto e non c’e’ alternativa a cio’, e’ tutto un grosso caos. Pensa che a Kingston c’e’ piu’ polizia per dirigere il traffico che per confrontarsi con il vero crimine.

D: Sei uno dei primi cantanti ad avere avuto molto successo su ritmi digitali negli anni ottanta: a quel tempo cosa pensavi dell’introduzione di quello stile?

R: Mi piacciono le cose nuove e amo la sfida. Se ripeti sempre gli stessi schemi non c’e’ gusto ne divertimento. Anche oggi sono sempre attento a cercare il meglio dai nuovi stili e vorrei sempre rinnovarmi. E’ stato molto stimolante cantare ‘Herbsman hustling’ su quel ritmo: c’erano molti cantanti ma non tanti erano in grado di cantare su quel ritmo e se ci fai caso non ne esistono molte versioni…

D: Negli ultimi mesi c’e’ molta pressione dall’estero contro quegli artisti che cantano liriche violente dirette contro i gay. Cosa ne pensi?

R: Credo che questa storia sia stata un po’ troppo esagerata. Nessuno ha realmente attaccato nessun altro con la musica in Giamaica. E’ solo una cosa per ridere, per prendere in giro: e’ come al cinema o qualsiasi comico che vedi in TV prendere in giro qualcuno. Per esempio sfottono Michael Jackson ma nessuno se la prende perche’ e’ solo per ridere. Non e’ una cosa seria perche’ nessuno e’ mai stato attaccato, nessun artista ha mai attaccato realmente gli omosessuali. Noi siamo cresciuti in Giamaica e per la nostra cultura e religione questo e’ sbagliato. Se uno arriva dall’Iran e dice ‘Questo nella nostra cultura e’ sbagliato’, nessuno ha nulla da eccepire. In Giamaica per i Rasta l’omosessualita’ e’ una cosa sbagliata ma nessuno ti uccidera’ per questo. Tu sei libero di essere cio’ che vuoi, questo e’ un mondo libero e tu puoi seguire il tuo destino. Non ho problemi su questo ma non puoi cercare di fermare la musica perche’ ci dev’essere liberta’ di espressione. Quante canzoni sono state fatte su questo argomento? Tutti le hanno ballate, anche i gay…

D: Non credi che alcune canzoni siano un po’ troppo violente?

R: Si ma nessuno le prende sul serio! Bounty Killer canta ‘Arriva il badman e la gente e’ morta…’ ma non uccide nessuno e tutti capiscono che e’ solo per ridere, e’ come un film. Se io interpreto un killer in un film, questo non significa che io divento un vero killer. Tu devi vederla in questo modo. Nessuno imita la musica nella vita reale, i cantanti che cantano contro i gay hanno amici gay ed i gay comprano perfino i loro dischi.

D: Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai registrando nuova musica?

R: Si, per il mio nuovo progetto sto cambiando il mio nome in Mister Lincoln. Io sono Sugar Minott ma per questo nuovo stile divento Mister Lincoln AKA Sugar Minott. In questo mio prossimo CD ci sono molti nuovi ritmi che sono popolari ora in Giamaica. In questo CD ci sono anche i giovani di cui vi ho parlato: loro aiutano me nella mia musica ed io aiuto loro a diventare piu’ famosi. Sto anche lavorando per riprendere il controllo di molto del mio vecchio materiale: c’e’ molta gente che pubblica versioni-pirata dei miei dischi. Non sanno che facendo cio’ stanno rubando denaro a gente che soffre, a ragazzi che non hanno opportunita’ e che io supporto. Sto preparando anche un tour mondiale con Sly & Robbie.


Vibesonline.net - 2005

Per tornare all'inizio pagina
Per tornare all'indice delle interviste
Profilo e discografia di Sugar Minott


Q: Starting from the present: more than one year ago the french label Zenah released a very strong roots set called ‘Leave out a Babylon’. Can you tell me something about that piece of work?

A: It’s a mystical album, it’a a different kind of work taking me back to things like the 70s, King Tubby’s kind of rhythms, and that kind of mix, maybe not so radical but a little of that flavour from that time and this was a time when my voice was like…for a while I went to the desert, in America, and my voice was not right, there was something from the desert getting problems to my voice, my voice was different…In the desert is very hot and I didn’t know that the nightime is getting so cold, right? All of a sudden at this festival everything went cold, and since that I had problems with my voice for long time, so I was struggling in singing this album. I prayed God for my voice to come back, I never realized how important my voice is until that time: after that the album was the first thing I did, so it’s an humble album…I couldn’t sing as much I wanted so it made me even to do better, I had to really sing very good, with feeling, really deep. It was a good challenge for me.

Q: Are you still working with the youths in your organization?

A: Everytime, my Youth Promotion is for ever, yunno? As long as there’s youth there always be Youth Promotion, my children are now big and are doing the same work, there is a new generation of youths coming out again…

Q: Which young artists are you promoting now?

A: Maybe some people don’t know the names but there’s a lot of people, like my daughter Passion, she’s a rough deejay, there’s a youth called Keke I, listen out for a youth named Company, for a youth named Marques Scotchy, the son of Binghi Bunny…we have so much eccellent kinds but I’m still working with veterans, I’m still working with Burning Soul from Wailing Soul, with Errol Dunkley. Amongst the youths we have Mixmaster, Firefox which tour with me last time in France.

Q: Can you tell me something about your really first experiences with music?

A: It all started the night when my mother took me home from the hospital. Yunno? I was living beside a dancehall, my house was next to a dancehall, I knew everything about the dancehall when I was a kid ando go to school, I never started singing like in a choir like some people, I started singing listening to people like Derrick Morgan, Prince Buster, Delroy Wilson, the first voices I ever heard like that…Those people brought me to Dennis Brown, Alton Ellis, Ken Boothe…

Q: Were you listening to US artists too?

A: Yes, when I was small the first voice I ever heard was Nat King Cole and I was shocked, when I used to listen to this music as a small boy, people used to say ‘Naaah, this music is rubbish’, but in Jamaica at that time we heard all kind of music, all american music, all english music, we had a bigger vocabolary in music more than everyone else in the world because we were forced to listen people like Jimmy Reeves, Patty Page and all those artists, the Motown Sound, the Philadelphia, the Stax. We had our music too because Toots & Maytals is reggae to me, and then you had reggae with american influences like the Techniques, even the Wailers a bit. You had a lot of singers like that but you had the original jamaican things…

Q: Whay you didn’t really succeed with African Brothers at that time?

A: It’s because of the kind of music that we tried to sing, we came along at the same time like the Diamonds, and the Diamonds had the hit songs before us. The songs we were trying to sing were not accepted by the people so much, it was too political, maybe too rootsy and in that time some producers were trying to push music like Beres Hammond, a more american kind of music so we had hard times, we were struggling and everybody got fed up, and I decided maybe it might as well to go to Studio One, it was rough to survive…

Q: You had a tune at Studio One with African Brothers…

A: Yes, we went there trying to do something with Sir Coxsone, he used to pass on S-Corner in Delaney Avenue and he stopped there having some drink and listening to our songs and say ‘yeah, take me some time’. Tony Tuff and Derrick Howard they didn’t want to go to Studio One…

Q: Why?

A: Because Coxsone didn’t pay royalties and nobody wanted to go there, but I wanted to go there for the music and I said ‘Yeah, OK’. Tony Tuff sang some harmonies but he never really do a song for him.

Q: What you remember about the late Sir Cocsone Dodd?

A: He was a great innovator and he created a space within we could go with ska and the other music he create. From my point of view he was my stepping stone to be a star, so give thanks…

Q: He was in studio while you were singing or you worked with other in-house producers?

A: I worked with him a lot, he used to spend everyday in the studio, like christmas day he was working in studio, I did a couple of songs working there with other people but in general he was very instrumental in producing my material.

Q: Is it true that long time before that you were composing your tunes thnking about Studio One music a riddim tracks?

A: Yes, because I was going to dancehall long before my friends, so whenever I go to the dancehall and then come back and tell them the songs that they used to play, just singing (Sugar sings ‘I shall not removed’), so I knew every song and I became the dancehall myself, all my friends who couldn’t go there were asking me which tunes they played last night. And I knew all the tunes. Then I became to start to sing, select and to sell records at the same time: I used to sell records, I didn’t have a record player to play the songs to my customers, so I have to sing to them. Somebody did want a Dennis Brown and they ask ‘how he go?’ and me just sing it and they say ‘Oh yes! Sell me one!’. I was like a record player.

Q: Was Coxsone upset about the other producers stealing him his riddims?

A: I was the first one to brought him attention about it because the first riddim that they used was Mean Girl for Diamonds’ ‘I need a roof’ so I went to Coxsone ad said ‘Look: this is Mean Girl, it’s the same thing’ and he said ‘WHAT?’ and I said ‘They just changed it a little’ so he went upset and this caused a big clash in Channel One because Coxsone started stealing Channel One riddims like ‘Woman is like a shadow’ and it became almost physical. I was living in the same place where Channel One was but I was singing for Coxsone so I was an enemy for them. Ruff things!

Q: What are the other best producers with which you worked?

A: In terms of production and making music I would say Germain, Gussie Clarke, King Jammys are very good producers. I was the first artist to work with Jammy for my ‘Bittersweet’ album…

Q: ‘Bittersweet’ is one of our earliest albums…

A: Yes, that’s the first album Jammys ever produced and I was one of the really first artists for Germain doing ‘Slice of the cake’. The same for Powerhouse. It was good to work for those new producers but in terms of return I guess no jamaican producer had the idea to pay royalties or paying pubblishing, if those people were thinking of paying royalties everybody would survive together, yunno? It’s a pity that those people never tried to help the artists to be paid. So much music and nothing for it!!! Not one dollar and you have to fight back your rights in music, apart from that we had some good times working in the studios, Channel One, Sly & Robbie.

Q: Then you switched to self production with two great albums like ‘Ghetto-ology’ and ‘Black roots’ and at that time you were the #1 singer in reggae. Can you tell me something about those albums? You did record at Channel One.

A: Yeah, some of it at Channel One but I voice a lot at King Tubbys too and that’s how Jammys came to make the ‘Bittersweet’ album. I had to trade music for time at studios like Channel One: I sing some songs for them and they give me some time and I make my music for my money. The same thing happened with Jammys for Tubbys. A lot of bad things happened in those times…we didn’t know about the business side of the music so people gave us what they figured was right and we had much more money to collect, and other people collect our money for them.

Q: Five years ago you were complaining that dancehall music now is better for deejays that for singers and that singers are put out from the business by that: now we have a lot of new singers coming like I Wayne, Bascom X…How you see the future of reggae music?

A: I’m doing so much complaining hoping that some people will start to listen to it. Music have to be variety, I like all kind of music, in the night I want to listen some cool music, in the morning I want to something that can wake me up. It’s like a medicine, and I want to eat different foods because is better than just one food, so I sing roots, dancehall, lovers, jazzy reggae, everything, is just music, yunno? I like ballads, sweet harmonies like Smokey Robinson, Johnny Matis, Sam Cooke, but when you grow up in the ghetto and you see the struggle and the revolution of the youths, you have to come out of that feeling like the good thing going, hard time pressure, taking the ghetto uptown, herbsman hustling. Now most of producers, the riddims are made by kids, and maybe some veterans, most of the riddims are made by young youth who knows to use computers and some of them have good vibes towards the music, mainly the producers are kids and some guy put his name on the records, they don’t really know what goes on, the youths are leading the way but are taking a lot to old music 'cause they’re going back to the foundation, everytime there’a a beat that comes along, flying cymbals, rockers, but you have to come back to the main beat of reggae.

Q: You never leave the ghetto and you’re famous for your commitment to ghetto people. How in the last 25 years the life in the jamaican ghettoes ahs changed? Is it worst or better now?

A: I don’t see nothing better…I’m sorry but it’s the same thing and now there’s a lot more guns and more America, everybody want to wear namebrand clothes and in my country there’s not enough self-sufficiency. The people are depending from other people in different countries and you don’t try to go your own. This is not good: soon it may be worst because there’s many youths with guns. If you’re a tourist and you come to Jamaica you’ll have a good time ‘cause you will not see that, you’ll go to the beach, nice hotels, you get nice food, but you will not come to Rema, Concrete Jungle. There’s two sides of Jamaica: if you don’t look you will not see the real one and this is not good. There’s no alternative and if you have a place which the kids learn to make things you will improve their life but now the police is bringing the guns in the ghetto and there’s no alternative, it’s a chaos right there. In Jamaica now there’s more Police dealing with traffic that dealin’ with crime.

Q: You’re one of the first singers getting big on digital sounds in the 80s: at that time did you like that kind of change in music?

A: Yes because I like something new and I like challenge, If you do the same thing over and over there’s no fun, so I like to change, I’m always ‘what’s next’, ‘what’s the riddim? New style? OK gimme pieces’. So that was nice, that day when I did voice ‘Herbsman hustling’ there was so many singers lyin’ up for that song but they couldn’t voice it, if you notice there’s not much singers on that riddim…

Q: In recent times there’s a lot of pressure from abroad against deejays who are singing violent lyrics in Jamaica against homosexuals: what do you think about that?

A: First of all I think that these people took this thing outta proportion. There’s never been nobody attacking anybody in Jamaica. People deejay doin’ it for fun: it’s like comedy or any guy you see on TV making fun on anybody, they make fun of Michael Jackson, nobody trouble them because it’s just for fun. It’s not for real because nobody has ever attacked, no artist has ever attacked no homosexual people and we grow up in Jamaica, our religion and our culture, it’s wrong in our culture, if you come from Iran and you say ‘this is wrong in our culture’ nobody say nothing, right? In Jamaica Rasta people will say ‘It’s wrong in our culture’ but nobody will kill you for it. If you want to be what you want to be you’re free, this is a free world for every man, it’s our destiny, I have no problem with that, but if you try to stop the music ‘cause everybody have the freedom of speech, and until…how much songs you hear from long time? But everybody dancing, even the chichiman dancing, he’s happy, no problem, so when you hear those songs, just go and dance it too…

Q: So don’t you think those songs are a little bit too violent?

A: Yes but nobody is taking it seriously! Bounty Killer sings ‘Big badman people dead…’ and he doesn’t kill nobody and everybody knows is just for fun, it’s like in a movie, if I play a killer in the movie it doesn’t mean I’m a killer, I just play a part in a movie but I’m a nice guy after the movie is done, so you have to look at it like that. Nobody imitates the music in real life. The people who sings they don’t like chichiman, chichiman is his friend, they’re getting money from chichimen, everybody have to live.

Q: What are your future plans? Are you working on new music?

A: Yes, for my new project I’m changing my name in Mister Lincoln, the new name. I’m Sugar Minott but for this new style I’m Mister Lincoln AKA Sugar Minott, and we’ll have this new CD called ‘Mister Lincoln’ and is like a promotional CD with all the best riddims we have in Jamaica now. In that CD I’m teaming with some youths from Youth Promotion as my daughter and other artists, for them to bring me a lift and for me to bring them to the world. I’m trying to get my old albums together: there’s a lot of piracy around about my music: some people are starving, we’re not making not money, when you’re pirating Sugar Minott’s music you’re starving some people in the ghetto, you’re robbing some kids that are strugglin’. In the next times I will be on tour in europe with Sly & Robbie.


Vibesonline.net - 2005

Back to top page
Back to interviews index


This page is part of the Vibesonline.net web-zine
home page http://www.vibesonline.net
web design: Vibrazioni Visive - vvibes@geocities.com