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SMOKE 2008


Nella foto i quattro Smoke: Marco Zaghi, Gianluca Pelosi, Sean Martin ed Alex Soresini


A cura di: Pier Tosi

Sicuramente Smoke è uno dei migliori progetti usciti dalla nostra scena reggae negli ultimi tempi: avevamo già fatto un' intervista al batterista Alex Soresini nel 2006 all'inizio del lungo tour che promuoveva il loro esordio discografico 'Smoke'. Sean Martin che ha svolto durante gli ultimi due anni il ruolo di cantante è entrato in pianta stabile nel gruppo contribuendo a dare un'identità che forse i diversi apporti vocali del primo CD tendevano un po' a disperdere. Il frutto dell'evoluzione del gruppo è il magnifico 'Routes', un disco che non esitiamo già a mettere tra i capolavori del reggae italiano. Abbiamo parlato con Sean Martin del suo ruolo negli Smoke del 2008 e della genesi del nuovo disco proprio nei giorni in il gruppo usciva nelle prime date del nuovo spettacolo a supporto di 'Routes'.


D: Vogliamo raccontare il progetto Smoke dal tuo punto di vista di cantante??

R: La storia del gruppo ha uno sviluppo piuttosto tortuoso: nel primo disco il cantante ufficiale era il mio amico Dre Love che tra l’altro faceva un tempo parte dei Radical Stuff. Al termine della registrazione del disco lui non poteva più far parte per sopraggiunti altri impegni e quindi io sono stato reclutato dagli altri come cantante per i live. Ho trovato questa esperienza molto piacevole e nuova per me che venivo dall’hip hop e non ero mai stato coinvolto in un progetto come questo. Rispetto al primo disco che aveva tra l’altro vari apporti questo nuovo ‘Routes’ è completamente scritto e cantato da me.

D: Due anni fa avete suonato veramente parecchio in giro e questo credo sia un sintomo che il debutto discografico ha funzionato bene…

R: Si, in verità non so se è un sintomo di successo…in Italia suonare dal vivo è diventata una necessità per i musicisti . Prima quando le cose nell’ambiente musicale andavano un po’ meglio i live cosi’ come per esempio i video erano concepiti come un mezzo promozionale per poter incrementare le vendite dei dischi. Adesso è il contrario: tu fai un disco per potere poi andare a suonare. Nei clubs tu chiedi ‘posso venire a suonare?’ e loro ‘OK ma ce l’hai un disco?’ e tu ‘No..’, ‘Ok allora ciao…’. Non so quindi se è un sintomo di successo perché per noi come per molti gruppi i concerti sono diventati un fine per sostenersi…

D: Si però qualcosa ha funzionato bene perché eravate uno dei gruppi più presenti…

R: Si, c’è da dire che nel mondo del reggae purtroppo non c’è molto. Esistono molti festival ma magari la parte musicale è abbastanza limitata.

D: Avevo trovato in ‘Smoke’ una vena molto soul ed un respiro decisamente internazionale. ‘Routes’ mi sembra più roots…

R: Si, nel primo disco gli Smoke mancava un po’ di identità e comunque c’erano molti ospiti ed il disco era stato mixato in Giamaica, cosa che ha dato un grosso apporto: c’è stata l’opportunità di farci cantare Alborosie o per esempio Bless che ha fatto veramente il momento migliore secondo me del disco…anche Patrick Kikke Benifei ha dato un ottimo contributo vocale…c’erano tutti questi ospiti ed il problema di organizzare il suono live perché evidentemente era impossibile portare tutti questi vocalists e li sono entrato in scena io….ora la situazione è molto cambiata. Comunque hai ragione, c’era una vena molto soul. Adesso l’identità è molto più stabile, io sono il cantante e l’autore dei testi ed il mio bagaglio personale si fa sentire molto forte ed il mio background è quello del soul, del funk e quindi è un influsso tuttora presente. La scelta di fare un disco roots e non dancehall deriva dal fatto che a noi tutti piace il reggae di una volta, io stesso sono legato agli anni settanta e questo stile lega molto bene con il mio approccio molto soul.

D: Mi parli del tuo approccio rispetto alla scrittura delle liriche in ‘Routes’?

R: Come ti dicevo il fatto di scrivere le liriche per un intero CD è stata una cosa nuova anche per me: io vengo dall’hip hop e l’hip hop e quasi sempre molto autocelebrativo, si parla molto di se, del proprio quartiere, del proprio stile, della propria vita…Io evidentemente mi sono stufato o semplicemente sono cresciuto e ho avuto la necessità di dover esprimere determinate cose e mi sono reso conto di quanto fosse importante e doveroso come musicista comunicare contenuti interessanti ed importanti. Tutti hanno la consapevolezza che qualche cosa non va ma poi quando gli parli di certe cose…per esempio nel CD cè questo pezzo che si chiama ‘Ken Saro Wiva’ (un attivista sociale ed ambientalista nigeriano assassinato brutalmente il 10 novembre 1995 nda.) e nessuno in Italia sa chi sia o cosa abbia fatto…Ci sono cose che succedono in Africa ed apparentemente non hanno a che fare con noi ed il nostro quotidiano ma questa è una nostra concezione assolutamente sbagliata. La gente deve capire che i drammi di paesi a noi lontani in realtà ci riguardano molto più di quanto sembri. Il messaggio di ‘Routes’ è che tutte le tragedie e le sconfitte degli esseri umani e i loro diritti in qualche modo ci appartengano e ci riguardino.

D: Visto che stasera c’è il vostro concerto cosa diresti alla gente per invogliarli a venire a vedervi??

R: Ah ah ah…Forse dirai che sono pessimista ma credo che ultimamente la gente non si sappia più divertire e cerchi proprio delle scuse per starsene a casa a guardare la televisione. Noi abbiamo delle cose da dire che riguardano tutti quanti e già questo è un buon motivo per venire, siamo un gruppo di musicisti esperti e portiamo il reggae al miglior livello che possiamo raggiungere quindi chi in Italia sostiene il reggae o almeno dice di farlo non può assolutamente ignorarci…

(intervista andata in onda a Radio Città Fujiko Bologna 103.1 FM)

Recensione 'Smoke' (2005)
Recensione 'Routes' (2008)
Intervista Smoke 2006


 

 



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