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David Rodigan. Confessioni di un reggae deejay.

A cura di: Pier Tosi
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Grazie a One Love Hi Pawa abbiamo potuto finalmente vedere all'opera David Rodigan anche in Italia.
Vederlo ai giradischi e al microfono con i suoi quarantanove anni ed il suo aspetto 'nordico' e' incredibile: 'Roddy' si scatena letteralmente con urli e danze in un grande show, suonando i suoi duplates come fosse l'ultima cosa che sta facendo su questa terra, con dei rewinds che quasi rovesciano a terra la console.
Passa con disinvoltura dal bashment style al roots o allo ska, da Bounty Killer a Millie Small grazie alla sua grande esperienza di entertainer e ti fa capire come la grande tecnica non sia niente senza una grande 'anima'. Tutti quelli che lo vedono all'azione capiscono di come il suo sia assolutamente un 'serious business'.

Nonostante nel reggae sia fondamentale la figura del selector, di colui che dirige le emozioni della folla in una dancehall o di chi sta ascoltando un reggae show radiofonico semplicemente scegliendo una sequenza di killer tracks e conoscendo i trucchi per suonarle al meglio, e' difficile che la fama di un deejay si diffonda e venga celebrata quasi al pari della fama degli artisti in tutto il mondo.
E' questo invece il caso del grande deejay inglese David Rodigan: la sua e' una storia particolarissima che racconta nei dettagli nella intervista che segue.
Oggi come oggi Rodigan e' considerato uno dei piu' noti selectors al mondo e puo' battersi in un clash con chiunque senza perdere la sua reputazione ed il generale rispetto, sia che vinca sia che perda.
I segreti del grande amore con cui e' seguito un po' ovunque sono prima di tutto uno sconfinato amore per il reggae e la sua cultura ed una grande energia profusa nel suo lavoro, una capacita' comunicativa genuina e spontanea unita ai trucchi che solo un ex attore puo' mettere in atto, la sua enorme modestia e gentilezza (uno dei suoi soprannomi e' 'Gentleman rudeboy'), i suoi modi garbati, il suo understatement ed la sua correttezza (non a caso quando parla degli avversari dice che ha suonato 'con' loro e mai 'contro' di loro) che gli hanno fruttato piu' di una vittoria nel difficile terreno di battaglia dove e' facile perdere le staffe.

Ma a mio avviso il grande insegnamento di David Rodigan e' quello che si puo' essere perdutamente innamorati della musica e della cultura di un popolo che vive a migliaia di miglia di mare da te, arrivare a partecipare attivamente a quella cultura, ma farlo senza perdere di vista la tua diversita' e la cultura a cui appartieni e contribuire attivamente a cio' che di nuovo l'incontro di culture genera e' di sicuro il modo migliore.


D: Come ti sei avvicinato al reggae per la prima volta?
R: Io vivevo in un villaggio nella campagna dell'Inghilterra, nell'Oxfordshire, vicino alla citta' di Oxford. In citta' c'era una piccola comunita' jamaicana ed io ho iniziato ad ascoltare la musica dalla Jamaica attraverso canzoni come 'My boy lollipop' nel 1964, Millie, che divenne un pop hit, cosi' lei arrivo' dalla Jamaica in televisione ad un programma che si chiamava 'Ready steady go'.
In questo programma vidi anche Prince Buster, quando sentii per la prima volta brani come 'Madness', 'Al Capone', poi anche 'Guns of Navarone' e 'Oh Carolina'. Nel 1967 c'era una radio pirata, Radio Caroline, che trasmetteva da una nave nel mare del nord e loro suonavano ska e musica jamaicana. La comunita' jamaicana aveva un negozio a Oxford, in cui potevi comrare i dischi della Bluebeat, della Island o della Trojan...

D: Vendevano stampe inglesi...
R: Si, non erano specializzati in dischi import ma vendevano solo dischi 'normali', dischi pop, soul o ska. Poi lo ska divento' rocksteady e loro continuarono a vendere dischi e attraverso questo negozio io potevo saziare il mio desiderio di musica...

D: Eri molto giovane...
R: Avevo circa quattordici, quindici, sedici anni. Iniziai a collezionare dischi seriamente nell'estate del 1967, spendendo regolarmente denaro ogni settimana. Avevo sedici anni. Stavo comprando dischi da quando ne avevo dodici o tredici, ma non molti perche' non avevo molti soldi.
A sedici anni avevo un lavoretto il sabato, vendevo giornali cosi' potevo guadagnare qualche soldo ed ero libero di comprare dischi, potevo farlo senza piu' chiederlo ai miei genitori, e questo e' il modo in cui il mio amore per la musica inizio' ed io incominciai a procurarmi dischi, e oggi, trentatre' anni dopo lo sto ancora facendo...

D: Hai iniziato a fare il deejay ai parties o alla radio?
R: Iniziai come party deejay: iniziai a scuola circa dai sedici ai diciotto anni. A scuola avevamo una piccola discoteca, e il mio primo grande show fu nella discoteca scolastica, nell'aula principale nel 1969. Ricordo molto bene che suonai 'Dry acid' e 'Clint Eastwood' degli Upsetters: quelli erano i brani che seguivano 'The return of Django' che fu un grosso hit. Suonavo anche ai party privati: quando avevo sedici o diciassette anni si facevano feste in casa e c'era sempre un amico che mi chiedeva 'Puoi portare un po' di dischi e suonarli in casa mia alla festa?'. Fu cosi' che iniziai a fare il deejay.

D: Avevi gia' contatti con i jamaicani?
R: Solo abbastanza limitati: andavamo nei night clubs, lo Stage Club di Oxford o il Bridge Club di Whitney, dove sembrava dovessero suonare gli Skatalites. Noi andammo la ma c'era solo un gruppo di ragazzi che si spacciava per loro, pero' vidi Joyce Bond alla Oxford Townhall e Jimmy Cliff allo Stage Club nel 1969, o forse nel 1968, e questi posti erano i posti dove i jamaicani o i west indians andavano, ragazzi e ragazze della mia eta', piu' che altro ragazzi, e li era dove ci incontravamo e parlavamo di musica e dove per la prima volta ebbi i contatti con la comunita' del jamaicani, perche' io non vivevo nella loro comunita', vivevo altrove. Io sono nato in Germania e mio padre e' scozzese e mia madre irlandese.
Mio padre era un militare, cosi' io nacqui in Germania dove lui prestava servizio, poi fu destinato in Nord Africa, cosi' fino all'eta' di otto anni noi vivemmo a Tripoli e poi a Derna, in Libia.
Ritornammo in Inghilterra nel 1958 e fu cosi' che incominciai a crescere nell'Oxfordshire. Si, il mio primo contatto con i jamaicani fu nei night clubs, lo Stage Club ed il Bridge Club.

D: Hai nominato Radio Caroline: una delle mie domande riguarda le origini del reggae alla radio. E' vero che il primo deejay a suonare reggae in radio fuori dalla Jamaica fu John Peel?
R: Fu certamente tra i primi, si, anche se non so dire chi fu realmente il primo. John Peel e' sempre stato un campione per la musica jamaicana, che io mi ricordi l'ha sempre suonata. Un altro che suonava reggae a Caroline era un deejay che si chiamava Tommy Vance: suonava ska e rocksteady, lo stesso anche Stewart Henry e un deejay che si chiamava Mike Raven a BBC Radio 1.
Questo intorno al 1968, 1969: lui aveva uno show intitolato 'The Mike Raven R&B show' il lunedi' sera dalle sette alle nove, e intorno alle sette e mezza di solito suonava tre pezzi di reggae.
Da lui sentii per la prima volta 'The horse' di Eric Barnett, 'Children get ready' dei Versatiles, e molti altri brani.Anche Stewart Henry lavorava a Radio 1, mentre Tommy Vance incomincio' a Caroline e poi passo' a Radio 1. Questi erano i deejays che suonavano un po' di reggae agli inizi.

D: E tu incominciasti a fare radio a Capital Radio o in qualche radio pirata?
R: Io oncominciai a fare radio nel 1978 alla BBC. BBC Radio London aveva questo programma intitolato 'Reggae time', e il presentatore decise di andarsene, cosi' annunciarono alla radio che cercavano nuovi presentatori, ed un mio amico mi avverti' dicendomi che avrei dovuto presentarmi per un'audizione.
Fui convocato e questo provino doveva essere di mezz'ora. Io feci quindici minuti ed il produttore entro' e disse 'In quindici minuti mi hai detto parecchie cose sulla musica jamaicana, ma credo dobbiamo fermarti perche' cerchiamo un presentatore nero'.
Era sorpreso di vedere che io ero bianco: io so che a quel tempo tra l'altro era difficilissimo per una persona di colore trovare lavoro nel settore dei media, a causa dei pregiudizi e del razzismo.

D: Cercavano un deejay di colore...
R: Si, o una deejay di colore, ma poi fecero ascoltare la cassetta con me che parlavo della musica e suonavo dischi a molta gente dell'industria discografica, produttori e uomini delle compagnie discografiche, perche' avevano parecchi contatti, e chiedevano loro: 'Cosa ne pensi di questo tipo?' e tutti rispondevano 'Dovreste farlo trasmettere'. Cosi' loro non dissero che io ero bianco e la prima volta che andai alla radio nessuno disse che ero bianco o che ero nero, ed io alla radio ero giustamente invisibile, cosi' la gente di Londra credette che io fossi nero.
Quando feci il mio vero show all'Apollo Club a Londra ed entrai in scena per mettere dischi, il posto era pieno zeppo con centinaia e centinaia di gente di colore e tutti scoprirono che io ero bianco.

D: Cosi' non eri ancora famoso nella scena inglese del reggae prima di allora?
R: No,non nel 1978. Avevo vissuto ad Oxford fino al 1970. Nel 1970 andai a Londra per studiare Economia, ma a cosa non mi piaceva e dopo un anno lasciai e cominciai gli studi per diventare attore. Studiai per tre anni ed alla fine ottenni un diploma con cui potevo insegnare recitazione, oppure diventare attore.
Scelsi la seconda strada ed andai nei teatri cominciando a lavorare nelle compagnie di repertorio nel nord dell'Inghilterra, a Sheffield, Stoke-On-Trent ed ogni tanto a Londra, continuando a coltivare per tutto il tempo l'hobby di collezionare musica jamaicana. Era ancora un hobby: riuscivo a fare il deejay. Finivo di recitare come Ariel nella 'Tempesta' di Shakespeare, mi toglievo il costume, mi struccavo, prendevo la valigetta dei dischi dal camerino ed andavo a suonare dischi nel club dei west indians di Stoke-On-Trent, dove ero capitato ad ascoltare la musica e i proprietari avevano notato che era la mia passione, cosi' avevo chiesto loro se potevo andare a suonare dischi, cosi' mi ritrovai li a fare il deejay, un deejay bianco in club caraibici intorno al 1975, 1976.
Avevo vissuto a Londra da studente tra il 1970 e il 1974, ma abitavo parecchio in periferia. Insomma, ebbi questo lavoro della radio e siccome avevo una certa popolarita' e questi promoters mi convinsero a fare il mio primo show all'Apollo Club nel 1979, ventuno anni fa, e fu una esperienza particolare, e' strano vedere cosi' tanta gente che crede che tu sia qualcun'altro, e fu divertente perche' molti chiudevano gli occhi quando incominciai a parlare per capire dalla voce se ero veramente David Rodigan (risate). Poi suonai la mia sigla di apertura, Michael Prophet, 'This is roots rockers' e il locale esplose.
Da quella volta non ho mai smesso di essere stupito dall'amore che la gente nera mi ha dimostrato in Jamaica, ovviamente in Inghilterra o in altri paesi come America e Canada. Mi hanno sempre dimostrato rispetto, mi hanno onorato e mostrato amore, facendomi sentire il benvenuto.
Questa e' una sensazione incredibile perche' se tu ami la musica di qualcun'altro, perche' e' la loro musica e non la nostra, la puoi amare perche' la musica non pone barriere e tutti possono amarla, ma esserne coinvolto ad un livello come il mio, esserne proprio alle radici, ed essere accettati e benvoluti da King Tubby e tutti gli altri personaggi del suo calibro, Lee Perry ed altri coinvolti in questa musica, e' veramente un grande onore ed e' sempre stata per me una straordinaria esperienza.

D: Quindi lasciasti la BBC ed andasti a Radio Capital?
R: A settembre del 1979 andai a Capital Radio e vi rimasi undici anni e nel settembre 1990 passai a Kiss 100 London e mi sto avvicinando al mio decimo anniversario proprio adesso nel settembre 2000. Ho anche uno show nella BFPS (il servizio radiofonico delle forze armate inglesi) dal 1984: sono sedici anni che faccio questo show. Ora ho anche uno show in New York su Irie Jam 93.5 FM...

D: Spedisci a New York il programma?
R: si, lo spedisco: e' un programma di mezz'ora con le novita' e le notizie, gli eventi con anche un po' di musica.

D: Il tuo show e' diventato molto famoso a Londra: come hai sviluppato il tuo stile??
R: Be, all'inizio era piu' o meno il riflesso del mio amore per la musica ed il desiderio di condividerlo con persone che credo provino le stesse cose rispetto ad essa. Era piu' o meno 'Ho trovato questa musica e voglio condividerla con te, voglio fartela ascoltare', ed ho cercato di trovare uno stile che potesse dare alcune informazioni senza suonare troppo paternalistico, senza suonare come un maestro di scuola.
In parte queste informazioni potrebbero essere utili ed interessanti per chi non le conosceva, e essere una conferma per chi invece gia' le conosceva, e allo stesso tempo avere il potere di intrattenere gli ascoltatori e anche suonare la musica, soprattutto l'idea di suonare buona musica da tutti i diversi stili, non soltanto uno solo, cosi' suonavo un po' di lovers rock, un po' di dub, un po' di deejay style o qualsiasi altra cosa era popolare a quei tempi, come per esempio di recente il dancehall bashment, ma sempre cercando di mantenere una ampia veduta della musica, ricordando che chi ti ascolta potrebbe essere gente che ha ascoltato fino a quel momento soltanto dei classici, e quindi invogliare l'ascolto suonando anche dei classici, e anche cercare di fare ascoltare la vera voce degli artisti che c'erano dalle radici del reggae.
In ventidue anni di trasmissioni ho fatto in modo di intervistare la stragrande maggioranza dei grandi del reggae: da Prince Buster a Bunny Wailer, Da Bob Marley a Augustus Pablo, dagli Skatalites a Horace Andy. Non mi viene in mente nessun artista che non abbia intervistato.
Ho avuto la buona sorte di trovarli anche nei miei viaggi in America o in Jamaica, spesso appositamente per le interviste, o anche a Londra quando si trovavano qui.

D: Cosi' hai trasmesso anche interviste registrate...
R: Si, molte interviste erano registrate, dalla storia di Alton Ellis, alla storia di Dennis Brown, ed erano lunghissime interviste in cui si scendeva molto nei dettagli. L'intervista di Prince Buster mi pare fosse di quattro ore, quella a Bunny Wailer era di sei ore...

D: E tu le trasmettevi per intero?
R: Si, per intero. Quello che facevo era fare l'intervista e poi montarla con musica tra le varie parti ed in sottofondo, per esempio, la storia di Bunny Lee, e cosi' via...Ho fatto molto lavoro che mostra la storia e lo sviluppo, il progresso del reggae. Niente ha piu' importanza di cio'. E ho sempre cercato di fare uno show anche di intrattenimento, arrivando sempre al punto e mantenendo la musica come elemento principale e fondamentale. La musica viene prima di qualsiasi altra cosa e molti deejays si considerano piu' importanti della musica che suonano: non lo sono e non lo saranno mai, e questo e' un dato di fatto.

D: hai avuto tu l'idea di suonare dei jingles stravaganti? Forse ti ha ispirato Mikey Dread?
R: Successe che...Iniziai ad usare i jingles, ovviamente tutti i deejays lo fanno e non e' un elemento di novita'.
Avevo incontrato Mikey Dread in Jamaica nel 1979 e lui mi diede alcuni dei suoi jingles e quando venne in Inghilterra ne fece qualcuno espressamente per il mio show...'Roddy a dubwise maddy!' lo fece per me Edi Fitzroy e divenne uno dei miei jingles piu' famosi, ed all'inizio usavo molto i jingles. Li registravo in Inghilterra, a Londra con tutti i tipi di persone, quando arrivavano gli artisti: Trinity, General Saint, Ranking Joe, la moglie di Peckings, Mother Girty ne fece alcuni divertenti, ed ero sempre alla ricerca di qualcuno con la voce divertente, o di suoni, effetti speciali.
Mi sedevo e cercavo di creare suoni bizzarri, perche' a quel tempo si suonava molto dub, cosi' potevi girare il disco e suonare un dub mix di King Tubby, cosi' io avevo un loop a nastro in studio, per fare ancora piu' eco, ed io aggiungevo eco al culmine dell'eco, lo spazzavo via e magari ci sparavo sopra un jingle. Non lavoro piu' in quel modo perche' l'ho fatto per molti anni...la gente mi chiede ancora 'Perche' non usi piu' quei pazzi jingles e quei selvaggi effetti speciali?', ma l'ho fatto per tanto tempo e credo che questa gente vuole tornare al passato.
Continuare ad usarli mi sembrerebbe ingiusto perche' appartengono ad un'altra era e credo sia megli lasciarli al passato, alla gente che guarda indietro nel passato. Sto dicendo 'Accidenti, ero diversissimo da cio' che sto facendo ora', cosi' ho creduto meglio continuare a trasmettere con meno jingles, meno effetti speciali e piu' concentrazione ad uno stile piu' asciutto e diretto di trasmettere.

D: In che modo sei entrato nel business dei dubplates e degli specials?
R: Quando ho sentito per la prima volta degli specials, era prima che si chiamassero specials, quando erano semplicemente dubplates. Ai vecchi tempi, gli anni settanta ed ottanta, i sound systems suonavano delle versioni esclusive delle canzoni, per esempio rimixate da King Tubby o un qualsiasi altro engineer, con un mixaggio diverso, un remix dalla versione usuale e con una introduzione parlata, qualcuno diceva per esempio 'Questo puo' essere suonato solo da Sir Coxsone Outernational, ora arriva Michael Prophet esclusivo!' e quindi avevi un mixaggio diverso ed esclusivo.
Lloydie Coxsone aveva il dub plate originale di 'San Salvador' dei Royal Rasses, mixato per lui esclusivamente da Prince Lincoln, e questi erano i dubplates all'inizio, l'idea originale era quella di una versione esclusiva di una canzone, cosi' il disco veniva stampato sotto forma di acetato e si usava nelle dances...ed incomincio' la moda dei duplates.
Il primo special che ottenni risale circa al 1980 o 1981: Mikey Dread fece un disco dove parlava di me, e me lo consegno' perche' io lo suonassi alle dances, fu un gesto estremamente gentile, poi nel 1983 i miei primi specials arrivarono non perche' li commissionassi ma sempicemente mi furono dati in Jamaica quando Horace Andy canto' 'You're trying to conquer Papa Rodigan...' e questo fu cantato da Horace Andy allo studio di King Tubby nel 1983, perche' io lo potessi suonare contro Barry G e questo fu il mio primo special per questi clashes radiofonici che facevamo sia a Londra ma perloppiu' in Jamaica, e divennero dei veri e propri eventi fino al 1989 quando facemmo l'ultimo.
Attorno al 1988 alcuni sound sysyems come Stone Love e Bodyguard acquisirono grande notorieta' ed invece di portarsi gli artisti alle dances decisero di registrare gli artisti che cantavano in un dubplate, che divenne un disco speciale, e fu cosi' che nacquero gli specials. Avevo gia' degli specials dagli anni '80 ma non erano molti, solo alcuni, ma intorno al 1990 divento' una vera e propria febbre, e se tu eri in un sound system e non avevi specials non eri nessuno.

D: Sta succedendo la stessa cosa qui in Italia nella scena dei sound systems...
R: E' la stessa cosa in Germania e ovunque, e ad essere onesto, molti non sono piu' specials perche' sono uguali ai dischi, c'e' solo il tuo nome che viene nominato in piu'. I cantanti stanno cantando la stessa canzone per tanti sound systems e perche' non dovrebbero? E' qualcosa che i sound systems richiedono e il cantante puo' guadagnare qualche soldo, e va tutto bene, pero' l'idea in origine era che lo special era veramente speciale perche' era solo per te, e questo e' finito da molto tempo.
Voglio dire , se sei fortunato puoi ottenere qualcosa che e' solo per te, e nel corso degli anni ho sentito uno o due, o forse anche di piu' registrazioni esclusive che non ho sentito da nessuna altra parte, e se puoi sunare quelle cose puoi ritenerti fortunato, ma in genere la cosa degli specials e' un po' sfuggita di mano perche' se non hai la versione speciale di una canzone tu non puoi entrare nella serie A, che e'...non so, fa solo parte del business, il business si e' evoluto e continua ad evolversi e questa e' una parte del business, una cosa che sembra generare eccitazione in particolare tra i seguaci del sound systems, cosi' e' una parte importante dello sviluppo della musica, cosi' i seguaci di King Tubby sound o Duke Reid o Coxsone in Jamaica erano eccitati quando veniva suonato un exclusive, qualcosa che non era a disposizione di tutti, e addirittura prima di questo si cancellavano i titoli nelle copertine dei dischi importati dall'America perche' nessuno scoprisse che dischi erano.

D: Cosi' i clashes in radio sono stati per te la prima occasione per sfidare altri selecters?
R: La prima volta in assoluto fu con Barry G alla radio in Jamaica e divenne veramente una cosa popolarissima, quello che accadde quella prima volta fu veramente storico, vu veramente una novita'. La storia incomincio' a Londra nel 1983: invitai Barry G come mio ospite e gli chiesi di suonarmi una top ten e di dirmi qualcosa su alcune notizie recenti...

D: Chi e' Barry G?
R: Barry G era il deejay reggae di JBC Radio 1. Quando finimmo il programma lui disse 'Dovresti venire come ospite in trasmissione da me al sabato sera, vieni e porta i tuoi dischi'. Questa cosa si trasformo' in una sfida, io ne suono uno e tu ne suoni uno, e dovevamo batterci a vicenda, e quella notte cominciammo alle otto e finimmo alle due del mattino seguente e il giorno dopo questo era l'evento del giorno in tutta l'isola, perche' in Jamaica la radio e' la principale forma di comunicazione. Questa cosa non era mai successa: due radio deejays che suonano dischi esclusivi uno contro l'altro, era fenomenale e crebbe fino a diventare enorme.

D: Probabilmente avevate raggiunto gente nel country che non aveva mai avuto forse l'occasione di vedere dances o concerti...
R: Si, assolutamente, la stazione si riceve nel piu' profondo cuore della Jamaica e la gente puo' ascoltarla ovunque.
Una delle cose piu' divertenti che mi sia mai capitata: stavo viaggiando da Montego Bay a Mandeville e decisi avventatamente di imboccare quello che mi sembrava un itinerario secondario ma non lo era, era un sentiero in mezzo alla jungla!
Ero con mia moglie e mio figlio e ci eravamo persi cercando di passare da un posto che si chiamava Brownstown. Ad un certo punto sul sentiero c'era uno spiazzo con gli alberi tagliati ed un piccolo posto dove potevi comprare bibite. Scesi dall'auto ed entrai nel capanno dove potevi comprare bibite, birre ed arachidi, un uomo apparve dal fondo del capanno e io dissi 'Posso avere delle bibite?' e mentre gli parlavo vedevo un' espressione strana apparire nel suo sguardo, e mentre continuavo a parlare giro' la sua testa da me e guardo' nel muro che stava alle sue spalle. Li nel muro c'era un adesivo di Capital Radio con la mia foto, probabilmente qualcuno da Kingston o da chissa dove l'aveva attaccato li, e quell'uomo aveva sentito David Rodigan ma non l'aveva mai visto, cosi' c'era questa foto in questo piccolo capanno, ed io mi girai e realizzai che c'era quell'adesivo sul muro ed iniziai a ridere.
Lui disse 'No...non David Rodigan nel mio capanno in mezzo alle montagne' ed io dissi 'Si!' e ci stringemmo la mano e lui disse 'Grazie per avere suonato la bellissima musica nello show con Barry G' ed eravamo letteralmente in mezzo al niente: questo e' il grande potere della radio!.

D: Parliamo dei grandi clashes nelle dancehalls: puoi dire quali sono stati quelli piu' memorabili?
R: I piu' importanti clashes per me nelle dancehalls sono stati quelli in Jamaica nel 1991 e 1992 con Bodyguard a Clarendon, e fu un grande divertimento, Bodyguard e' una grande squadra con cui suonare. Il primo grande clash fuori dalla Jamaica fu nel 1993 quando sfidai Waggy T, il campione di Miami, fu un gran clash ed io sfortunatamente vinsi, poi ebbi un grande clash nel novembre del 1993 con Kilimanjaro con Rick Trooper e poi fu un clash dopo l'altro durante tutta la decade combattendo contro vari sound systems, ancora Kilimanjaro a New York nel 1997 e piu' recentemente Mighty Crown, il sound system giapponese. Ho fatto tanti clashes con vari sound systems durante gli ultimi nove anni.

D: Tu hai suonato tutti gli stili della musica jamaicana: quale e' la musica che preferisci in assoluto?
R: Io amo la musica tradizionale, i brani dalle fondamenta del reggae. Mi piace anche la nuova corrente della dancehall music, io continuo avidamente ad collezionare musica, ma devo dire che il mio cuore e' nelle vere radici del reggae, perche' a quel tempo ero giovane, lo scoprii per la prima volta e fu un periodo molto eccitante della mia vita e credo che quelle vecchie registrazioni hanno un'anima che molte delle moderne incisioni non hanno, a causa delle tecniche impiegate.
Oggi la musica acustica e' rara, tutto e' computerizzato ed infilato a forza in una canzone, non senti piu' quell'energia, non avrai piu' lo spirito che c'era in quei dischi. In quei dischi originari i musicisti dovevano suonare insieme, spesso il cantante cantava mentre loro suonavano, e quando senti Alton Ellis cantare 'Let him try' o Bob Marley che canta 'Nice time' (David inizia a cantare...) ed il ritmo pulsa in sottofondo, non puoi evitare di muoverti, non importa quanti anni hai, se ne hai quindici, dieci, cinquanta o ottanta, quando tu senti l'anima in quei dischi non puoi fare a meno di muoverti, cosi' il mio cuore e' nei dischi originari del reggae.

D: Come vedi il futuro del reggae?
R: Il futuro e' salutare, il reggae continua a svilupparsi: sono passati quarant'anni e il reggae non si e' disperso, ha attraversato periodi di cambiamento, la dancehall e' stato un grosso cambiamento, e attualmente e' influenzata dall'hip hop americano in un modo a mio avviso addirittura eccessivo. Alcuni artisti sono piu' eccitati da cio' che sentono in America rispetto a cio' che sentono in Jamaica: ho sentito artisti che usano alcune melodie tratte da dischi hip hop ed io sono in favore del riconoscimento all'originalita' della musica jamaicana non solo nella musica delle origini ma anche piu' di recente con la dancehall ed il ragga.
La dancehall ed il bashment style hanno alcuni elementi molto eccitanti, specialmente nell'ottica dell'utilizzo della musica per ballare, ovviamente c'e' molta energia in questa musica e nella sua struttura ritmica e come esempio voglio citare Steely & Clevie e ritmi energetici come 'Bitter blood': penso a quello che i deejays fanno su questo ritmo, Bounty Killer in testa, Beenie Man, Lexxus e artisti di queto tipo. Questa musica ha il suo luogo adatto ed e' veramente effettiva nel suo contesto e cioe' la dancehall.
Ascoltare questi dischi seduto in camera tua e' assolutamente irrilevante., devi sentirli nell'ambiente per cui questa musica viene generata e diventera' piu' effettiva.
Ci sono altri forti elementi nella musica, la roots music tradizionale non si e' dispersa, non si sta perdendo e continua a crescere, Morgan Heritage, Anthony B e Luciano essendo esempi di cio' che questa musica sta portando avanti. Questa musica ha un grande effetto su di me: ho menzionato Luciano ed i Morgan Heritage e questi sono grandi esempi di artisti che stanno portando avanti una certa tradizione nei termini di cio' che cantano, di come lo fanno e di come producono la loro musica.

D: Cosa ne pensi di questi ultimi elementi di crisi nel reggae inglese di questi ultimi tempi? Per esempio Manasseh non ha piu' il suo show radiofonico del sabato notte a Kiss100 e forse questo e' un segno dei tempi...

R: Kiss 100 ha preso la decisione un anno fa di ridurre il numero di programmi specializzati: questa e' una decisione di management basata sul fatto che un nuovo team e' passato alla guida della emittente e questa e' una loro decisione. Il risultato di cio' e' stato un aumento dell'audience in termini di mercato.
E' una decisone di mercato, non interamente una decisione presa con criteri artistici, ed il riflesso e' stato la crescita dell'audience che e' in effetti cio' che loro volevano. Questo e' il mondo reale, che ti piaccia a no. Kiss 100 aveva cominciato come radio pirata con i sogni e le ambizioni di suonare la musica per ragioni che avevano a che fare soltanto con la musica stessa.
Una volta che sono diventati legali hanno intrapreso un business che deve generare profitti e non perdite. La decisone era basata su cio' che la vasta maggioranza della gente vuole ascoltare la maggior parte del tempo, cosi' lo show di Nick Manasseh e' stato fermato e lo stesso e' toccato a Joey Jay.
C'e' ancora un reggae show, il mio, ma loro hanno eliminato il programma di soul, il programma di r&b, e tutto per rimpiazzarli con una programmazione mainstream di pop hits correnti. Cosi' ci sono tante radio pirata a Londra che suonano reggae ogni qualvolta possono trasmettere, il che in fin dei conti e' abbastanza di frequente, e c'e' ancora qualcuno che produce reggae a Londra, anche se meno di un tempo. Il mercato si e' decimato ed ora solo pochissimi possono produrre reggae perche' non hanno i fondi necessari.
La Fashion non fa piu' dischi perche' non riesce a coprire le spese della stampa dei dischi.


Vibesonline.net - 2000

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Ritratto di David Rodigan,
tratto dal sito http://www.rodigan.com

At least we had the chance to see David Rodigan in action in Italy, thanks to the efforts of the One Love Hi Pawa crew.
To see him playing records during his show is quite an experience: he's 49 but he spreads an incredible amount of energy shouting and dancing and playing his killing dubplates, with the console trembling at every rewind he does. He can play bashment style and then roots or ska and turn from Beenie to Millie or Yabby You with great naturality because he's a great entertainer and you must know a great deejay ability is nothing without the 'soul'.

It's hard to meet in reggae a radio entertainer or a selector who is famous almost as an artist and this is the case of David Rodigan. He's one of the greatest reggae deejays ever and he can challenge in the dancehall field virtually every selector or every sound crew, without loose his reputation and respect, even if he wins or loose.
The secrets of his great success are an endless love for reggae music and reggae culture and a great energy he puts in his work, a genuine power to communicate with people and the tricks that just an ex-actor can do, his great kindness and his understatement and his correctness with musical enemies on the battlefield.
But the better thing you can learn to him on my opinion is how love jamaican culture and reggae being deeply in it wthout trying to be a jamaican wannabe, and how to be an active part in generating the positive energy of this great culture clash.


QUESTON: How did you get into reggae for the first time?
ANSWER: I was living in a village in England in the countryside, in the Oxfordshire, near to the city of Oxford. Within the city of Oxford there was a small jamaican community, and I first heard the music of Jamaica via songs such is 'My boy lollipop' in 1964, Millie, which became a pop hit, so she came on the television, she came from Jamaica, and she was on a program called 'Ready steady go' and also on this program was Prince Buster, that's when I first heard song such is 'Madness', I heard 'Al Capone' and I heard 'Guns of Navarone', I heard 'Oh Carolina', around '67 there was a pirate radio ship on the north sea called Radio Caroline and they used to play ska on that, and also because of the jamaican community in Oxford, there was a shop in Oxford, they sold their music on the Bluebeat label, the Island label, then the Trojan label and so on...

Q: Mainly UK releases...
A: Yes, that shop didn't specialize in import, they specialize on regular records, pop records, soul records and ska records, and the ska changed to rocksteady and they continued to sell it and that was where I was able to feed my desire for the music...

Q: Were you a teenager?
A: I was fourteen, fifteen, sixteen. I started really collecting properly in the summer of 1967, spending money every week. By then I was sixteen. I was being records when I was twelve, thirteen, but not so many because I didn't have any money. By the time of sixteen I had a saturday job I had a newspaper round, I was able to earn a little money for myself and then I was free to buy music, I couldn't ask my parents to keep buying records, so this is where the love for the music began, and this is when I started to first to buy records, and then 33 years later I'm still buying them...

Q: Did you start playing records for other people as a party deejay or as a radio deejay?
A: I started as a party deejay, I started at school at the age of sixteen, seventeen, eighteen. We used to have a little school discotheque, and my first big show was in the school discotheque in the main hall in 1969, because I played 'Dry acid' by the Upsetters and I remember this extremely well, and 'Clint Eastwood' by the Upsetters, those were the follow up tunes of 'The return of Django' which is a big hit, and I also played at house parties, you know, we were 16, 17, 18, we had occasionally house parties and a friend was asking 'can you bring some of your records and you would play them in my house?'. This is where my deejaying began.

Q: Were you in touch with jamaican people?
A: Only on limited basis: going to night clubs such the Stage Club in Oxford, the Bridge Club in Whitney, where it's said the Skatalites were going to be. We went along and the Skatalites were a fake bunch of black guys pretending to be the true Skatalites, but I saw Joyce Bond in Oxford Townhall, I saw Jimmy Cliff at the Stage Club in 1969, or maybe in 1968, and these were the places in which Jamaicans and west indians would go to, boys and girls my age, mainly boys, that's where we did meet each other and talk about music and that's where I first came into contact with the community of Jamaicans, because I didn't live in their community, I live elsewhere, but I went to school for a short time and I was much younger in Cawley altough I was living in Oxford. I was born in Germany and my father is scot and my mother is irish, and my father was in the army, so I was born in Germany when he was serving there and then he was bounded to North Africa, so until the age of eight I lived in Tripoli and Derna in Libia. We came to England in 1958 and that's when I started to grow up in Oxfordshire, but yes, my first contact with the jamaican community was through night clubs, the Stage Club, the Bridge Club...

Q: You did mention Radio Caroline: one of my question was about reggae on radio. Is it true the first deejay who played reggae on the radio outside Jamaica was John Peel?
A: He's certainly one of the first deejays, yes, I can't say who the first one was but John Peel was always been a champion for jamaican music, he's always playing as long as I can remember. Another one who played reggae on Caroline was a deejay called Tommy Vance: he used to play ska and rocksteady records, so did Stewart Henry and so did a guy called Mike Raven on BBC Radio One. This was in 1968, 1969: he had a show called 'The Mike Raven R&B show' on sunday evening 7 to 9, and at 7.10, 7.20, 7.30 he played three west indian records, early reggae records. That's when I first heard 'The horse' by Eric Barnett, 'Children get ready' by the Versatiles, I heard those records first on that program, and Stewart Henry used to play at the same Radio One and Tommy Vance started on Caroline and then went to Radio One. Those were the deejays who played the music in the beginning, a little bit.

Q: About your experience: did you start as radio deejay on Capital Radio or you started on some pirate staion?
A: I used to start on the radio in 1978 with the BBC, BBC Radio London had a program called 'Reggae Time' and the presenter had decided to leave, so they announced on the radio that they were looking for new presenters, so I friend of mine wrote on my behalf, to say that I should attend an audition, they called for me to come, and it was supposed to be half an hour, I did fifteen minutes and the producer came in and said 'In fifteen minutes you told me a lot about the music of Jamaica but I'm afraid we have to stop you because we're actually looking for a black presenter', he was quite surprised to see a white presenter. I understand at that time it was very difficult, very difficult for a black people to get work in the media, because of prejudice and racism..

Q: They were looking for a black guy...
A: Yes, or a black girl, but they then did play this cassette of me speaking about the music and playing it, they played this cassette to a lot of people in the industry, producers and record companies, because they knew all this people, asking them 'What do you think of this guy?' and they said 'Oh, you should use him!' but they didn't say them I was white, so first when I went on to the radio, no one said I was black, no one said I was white and I was on the radio so you couldn't see me, and the people of London presumed I was black, so when I did my very first show at the London Apollo club, in Wilston (???) and I went on stage, the place was packed, hundreds and hundreds of black people and you can see they discover me as white.

Q: So you were not so famous in the UK reggae scene before that?
A: No, in 1978 I've lived in Oxford until the 1970, in 1970 I came to London to study economics for one year, but I hated that, so in 1971 I went to study to become an actor.
I studied that for three years and at the end of the three years I had a diploma to teach drama or act and I went into the theaters and I became working in repertory companies in the North of England, in Sheffield, Stoke-On-Trent and then eventually in London, all the time continuing my private hobby of collecting the music of Jamaica, reggae.
It is a hobby: I still find myself deejaying, I would finish Ariel in 'The tempest', take my makeup off and my costume, put my record box into the back of my room to go to play in the west indian club in Stoke-On-Trent, where I gone to listen to music, they found out that I like the music so I asked them 'Can I play one night?' and they say 'Sure' and I played what they like to listen to, so there was this white deejaying in black clubs in 1975 or 1976.
So I haven't actually lived in London until 1970 to 1974, but I lived outside London cause I was a student, and I lived really in London from 1976, and then in 1978 as I said I got this job, and because I was on the radio the promoters started saying 'You must come into the show', and that was the first show at the London Apollo Club in 1979, 21 years ago, so that was quite an experience because, well, it's strange to see people who believed I was somebody else, and it was so funny because you saw a lot of them closing their eyes when I started to speak, to try to understand if I were the true man (laughter), and when I played my signature tune, Michael Prophet, 'this is roots rockers', the place just exploded. From then on I must say that I've never stop to be amazed by the love the black people have shown to me in Jamaica and obviously in England, but also in other countries, in America in Canada and so on, they have shown me such respect and honour an love, welcoming me.
This has been a tremendous feeling to have, obviously I mean, if you love somebody else's music, because is theirs and not ours, if you like, because music doesn't have a barrier and anyone can love it, but to be so involved in it at that level, and then you're actually in the very root of it, and to be accepted and welcome by King Tubby and all these greats, Lee Perry and people involved into the music is a great honour, and that's always been an amazing experience.

Q: Then you left BBC and you went to Capital?
A: In 1979, september, I joint Capital Radio and I stayed there for eleven years, and then in september 1990 I joint Kiss 100 in London and I'm still there approaching my tenth anniversary then now in september of the year 2000, and also I have a show with BFPS (British Forces Broadcasting Service), that's from 1984, 'til now, sixteen years I'm doing that, so now I have a show in New York on Irie Jam 93.5 FM...

Q: Are you sending there the tapes?
A: Yes, I'm sending it: it's half-hour program on news, events, what's happening, with a little bit of music once a week.

Q: Your show became very famous in London: how you did develope your style?
A: Well, initially was always to be a reflection of my love of the music and sharing with people who I believe did feel the same way about to those I did.
The joy of it was 'I found these pieces of music and I want to share them with you, I want to turn you on', and I tried to find the style where I could give some information without sounding patronizing, without sounding like a school-teacher. In part some information would be useful to somebody who didn't know, interesting to someone who didn't know, which confirm something to somebody who already knew and hopefully be entertaining as well, and also to play the music, so with the two ideas of playing good tunes from the different styles of the music, not just one style, so in England a little of lovers rock, a little of dub, a little of deejay music, whichever flavour was been popular at the time, like in more recent times dancehall bashment, but always trying to keep a broad view of the music, remembering that there would be people who did listen maybe classical, putting some of those into the program, and most important of all, doing in that features of the work of the artists who were there at the very beginning.
In twenty two years of broadcasting I've managed to be able to interview most of the greats: from Prince Buster to Bunny Wailer, to Bob Marley, to Augustus Pablo, to the Skatalites, to Horace Andy.I can't believe think at the top of my head who I haven't interviewed. I have the good fortune to find them, on the road, in America, or in Jamaica to interview them, or when they come to London to interview them.

Q: So you did program taped interviews too..
A: Yes, most of the interviews have been taped, from Alton Ellis' story, the Dennis Brown's story, and they were long in-depth intervies. Price Buster was, I think four hours, Bunny Wailer was six hours...

Q: And you did broadcast the whole interview?
A: Yes, the whole of them. What I used to do was interview them and then put a little music together underneath them, the Bunny Lee story and so on...I've done a lot of work that looks at the history and development and progress of the music. Nothing has been important as well. And also to make the show entertaining as well, always getting to the point and keeping the music first and foremost, you know? the music is the most important thing. The music comes before everything and deejays think of them to be more important than music, and of course they're not and they never will be, that's the fact of life.

Q: Did you have the idea to play jingles? Probably it was a similar thing to Mikey Dread.
A: What happen was...I started to use jingles, obviously all deejays were using jingles, there's nothing new about using jingles. Mikey Dread was somebody I met in Jamaica in 1979 and he gave me some of his jingles and we he came to England he made some for me, for my show...'Roddy a dubwise maddy!' was done for me by Edi Fitzroy and became probably one of my most famous jingles, and in the beginning I used to use jingles a lot, I used to make them in England, in London with all sort of people, when the artists came through, Trinity, General Saint, Ranking Joe, Peckings' wife Girty made some funny one and I was just trying things of funny voices that work, or special effects, noises, I was sitting and trying create wacky sounds, because then it was possible to play more dub music, so you did flip the record and play a King Tubby dub mix, I had a tape loop in the studio, to make echo more, and I would echoing on top of the echo and chase it and put jingles on top of it. I don't do that so much now because I did it for many years...people is still saying to me 'Why don't you use all those crazy jingles and wild sound effects?', but I did it for so long and I though that most of them had their life they should now have regard about something happen in the past, to continue to use them, seemed in the end pointless because is from another era and I think is one thing left in the past, for people to look back and listen to them...I'm saying 'Gosh, I was very different to what is now being done', so that's the way I decided to continue broadcasting with less jingles, less special effects, even more concentration on probably more straight forward broadcasting. Q:In which way you got into dubplates and specials business?
A: When I first heard specials was before they were specials, when they were simply dubplates, in the old days, in the seventies and in the eighties, sound systems would record exclusive versions of songs which would be remixed by King Tubby, or whichever engineer, giving a different mix and using to giving a spoken intro, so someone would say 'This can only can be played by Sir Coxsone Outernational, here comes Michael Prophet exclusively' and then you had a different mix.
Lloyd Coxsone had the original dub plate mix of 'San Salvador' by the Royal Rasses which was mixed exclusively for him by Prince Lincoln, that was how a dubplate was in the beginning, the original purpose of a dubplate as you know it was an exclusive recording of the recording, so the record was made and they would cut a soft wax, which is an acetate and they would take it to the dance to try it out...That's how duplate began.
The first special I got was in 1980, or in 1981, Mikey Dread made a record about me, for me to be played at my dances, which was extremely kind of him, and then in 1983 my first specials were obtained not by me asking for them, they were giving to me in Jamaica, when Horace Andy sung 'You're trying to conquer Papa Rodigan...' and that was sung by Horace Andy at King Tubby studio in Jamaica in 1983 to play against Barry G and that's my first special because we had this radio clashing both in London and in Jamaica, mainly in Jamaica, and it became an event and we did go on until 1989.
Around 1988, sound system like Stone Love, Bodyguard, became well known and instead of carrying artists with them on the sound, deejay and singers, they decided to cut the artists onto a dubplate, which became a special recording, and that was how special began. I had some specials from the 80's but I didn't have very many, I just had a few, but then by 1990 it became like a fever, you know?, if you were a sound system and you didn't have specials you were just nothing.

Q: It's the same here in Italy on the raising sound system scene now...
A: Now it's the same in Germany too and everywhere ,and to be honest many of them are no longer specials because they are the same than records, it's just your name is called in it.
The singers are singing the same song for different sound systems and why shouldn't they? It is something a sound system requires, and the singer can have some money from it, it's all good, you know?, but the idea original was it was really a special because it was only for you, and of course that's long finished, I mean, if your lucky you may get something that is only for you and over the years I used to get one or two or more than one or two exclusive recordings that I've never heard anywhere else, if you can do that, you're very fortunate but generally speaking, the special thing has gotta a little out of hand, because if you don't have the special version of the song, then you not really in the premier league, which is...I don't know, it's just part of the business, the business it evolved and it's continuing to evolve and this is a part of the business, it seems to generate excitement, particularly amongst the followers of the sound systems, so therefore it's an important part of the development of the music, in the way that the followers of King Tubby Sound in Jamaica, and Duke Reid and Coxsone would get excited when he played an exclusive version, something which was not available, and before that when he would scratch the label of a record imported to America, this was the business.

Q: So the radio clashes were the first way for you to have clashes with other selecters?
A: The first way absolutely was with Barry G on the radio in Jamaica, and it became an overnight sensation, it was quite remarkable what happen that night. And it was only a new thing. The story started in London in 1983: I invited Barry G to be my guest and give me a top ten countdown and some news about what was happening...

Q: May you introduce a little Barry G?
A: Barry G was the radio deejay on JBC Radio One, and when we finished he said 'You must be my guest on saturday night, please come to the station and bring your records and you can play some of your records', That's turned into a clash, I play one and then you play one and we have to beat each others and we started that night at eight o' clock and I think we finished at two o' clock the following morning, and the next days it was just the talk of the whole island, because in Jamaica radio is the main form of comunication.
And this was never happened before: two radio deejays playing exclusive records against each others, it was just fenomenal, it got bigger and bigger and bigger.

Q: So probably you reached people in the countryside who never had the occasion to see concerts or sound systems...
A: Yes, absolutely, the radio station broadcasts into the very heartland of Jamaica and people were able to listen to it.
One of the funniest things that ever happen to me is, I was travelling from Montego Bay to Mandeville, I decided foolishly to take what I thought was a B-road, but it wasn't a B-road, it was just a track! I was with my wife and small child and we were lost, we were never ever going to get to this place called Brownstown and following the track in the bush we got lost. Then suddenly there were a clearing in vegetation and there was this small place in which you could buy refreshment. I got out and I went into the shack and you could buy peanuts, soft drinks and beers, so I stood in there and a man came out from the back and stood there up to me and I said 'Could I have some drinks?' and as I was talking to him he was looking back at me and you could see this very strange looking coming ito his eyes and as I was talking to him, he was slowly turning his head away from me, and he slowly turned round the wall behind him.
There on the wall there was a picture of me, which was a radio sticker from Capital Radio that somebody from Kingston or wherever did put there, and he heard of David Rodigan and he never saw him, so here was his picture of me on his wall in this little shack, and then he did turn back instead of me, and I did look back and I realized there was a picture of me and I started to laugh. He said 'No...not David Rodigan in my shack up in the mountains' and I said 'Yeah' and we shook hands and he said 'Thank you for playing such a good music in this great show with you and Barry G' and we were literally in the middle of nowhere: that's the power of radio!

Q: About big live clashes: can you mention some memorable occasion?
A: The most important clashes for me in dancehalls were the clashes in Jamaica in 1991, 1992 with Bodyguard in Clarendon which was a terrific fun, great team to play with. The first big clash outside Jamaica was in 1993 when I clashed with Waggy T, the Miami champion, which was a great fun and unfortunately I won and then I clashed in november '93 with Kilimanjaro with Rick Trooper and then it's just on and on from there over this decade clashing with different sound systems, Kilimanjaro again in New York in 1997 and more recently Mighty Crown, the japanese sound system. Many different clashes with many different sound systems along the last nine years.

Q: You did play all styles of jamaican music, but what is your favourite reggae music ever?
A: I love the traditional music, I love the foundation tunes, I also love new current of dancehall music as well, there are good examples of modern days dancehall music, I still collect the music avidly but I would have to say that my heart lies with the very roots of the music, because I was young and I discovered it for the very first time and it was a very invigorating, exciting period of my life and I think those early recordings had a deep soul in them, that perhaps some of the more modern recordings don't have because of the techniques employed. Today, acoustic work is rare, everything is computerised, dropped in a song, you don't get the same energy, you don't get the same spirit in those recordings I think, certainly not in all of them.
In the original recordings the musicians have to play together, often with the singer at the microphone stand and when you listen to Alton Ellis singing 'Let him try' or Bob Marley singing 'Nice time' (David is starting singing...) and the riddim drops behind him you cannot fail to be moved by this, no matter how old you are, if you're 15, 10 or 50 or 80, when you hear the soul in these recordings you cannot fail to be moved, so my heart lies with more original recordings.

Q: How you are seeing the future of reggae?
A: The future of reggae is very healthy, it will continue to go and to develope: it's been 40 years, it's not going away, he goes through period of changes, dancehall was a major change, and it's currently being to a degree influenced by the american hip hop, possibly too much in my opinion, some of the artists seem to be more excited by what they're hearing in America than what they're hearing in Jamaica, I heard some examples of artists using melodies from american hip hop records and I'm particular in favour of considering the grade of originality of jamaican music, not only the foundation music but in more recents terms dancehall and ragga.
Dancehall and bashment have some very exciting elements on it, particularly for the purpose of dancing, obviously, there's a lot of energy in it, in the rhythms structure, Steely & Cleevie being a prime example of that, some rhythms like 'Bitter blood' are highly energized. I think what the lot of the new deejays do on that, Bounty Killer being a prime example, Beenie Man, Lexxus coming up and people like that.
This music have his place, and his very effective in his context which is the dancehall. To sit and listen to those records in your room, it's not relevant, you got to hear them in the environment for which they are made, then they become much more effective.
There are still other very strong elements in the music obviously, the traditional roots music has not gone away, it's not going to go away and continue to grow, Morgan Heritage, Anthony B and people like this, Luciano obviously, these are prime examples of people who is carrying the music through: this is the music which has a profound effect on me, I mention Luciano and Morgan Heritage, these are two prime examples of groups and singers who are staying through the tradition of the music in terms of what they're singing about and the way in which they're singing and the way in which they're making their music.

Q: What do you think of some elements of crisis in UK reggae in these last times? For example Manasseh is not anymore on saturday nights on Kiss 100 and maybe this is a sign of the time...
A: Kiss 100 made a decision one year ago to reduce the number of specialistic programs, this is a management deicision based on the fact that a new management team is putting place and that was the decision they made.
The result of that decision is they increase their audience within the market place. That is a business decision, not entirely an artistic decision and it's reflected in the growth of the audience which is in effect what people in business is interested in.
That's the real world, like it or not: Kiss 100 began as a pirate with dreams and ambitions to play the music just for the reasons only to do with the music, once they became legal they became a business that had to show profits and not losses.
The decision was based upon what the vast majority of the people want to hear the majority of the time, so sadly Nick Manasseh's show was taken away, so was Joey Jay's, there is a reggae show, I still have a reggae show on the station, they took away the soul show, they took away the r&b show and all sort of styles of music they're taking away and replace by mainstream programming of current pop hits in this time, so there are lots of pirate radio stations in London that play reggae music whenever they can broadcast which is frequently, and there are still to a degree people making reggae in London but not many people as they used to, the industry is shrunk right now just few people in London are making reggae now, because they can't actually get money out of it, Fashion Records don't make records anymore, they actually couldn't cover the costs of manufacturing the records.


Vibesonline.net - 2000

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