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AL BOROSIE


A cura di: Pier Tosi

Dall'uscita del fortissimo singolo 'Herbalist' ed il conseguente meritato notevole successo in Italia e' scoppiata la febbre per Al Borosie: e' gia' un po' di tempo che l'ex-cantante di RN Tickets vive e produce musica in Giamaica e fa uscire regolarmente eccellenti suoi singoli sulla etichetta Forward (etichetta di proprieta' di Jon Baker, proprietario anche dei GeeJam Studios a Port Antonio dove RN Tickets hanno registrato due dei loro CDs ed Al Borosie ha iniziato a lavorare dal 1999) ma e' stato l'irresistibile beat di 'Herbalist' a far alzare vertiginosamente le sue quotazioni ed a far realmente capire di come questo ancor giovane artista si sia integrato benissimo nella scena musicale giamaicana entrando in una nuova fase creativa. Il brano compare anche in CD nell'antologia doppia della Greensleeves intitolata 'The biggest reggae one drop anthems 2006' compilata dal produttore francese Frenchie con l'intento di offrire insieme i migliori brani one-drop giamaicani del 2006 tra cui la 'big tune' di Al Borosie ha un posto di diritto. L'artista italiano ha gia' alcuni nuovi singoli da realizzare nei prossimi mesi e sopratutto ha gia' pronto il suo primo attesissimo CD solista con il titolo di 'Soul Pirate'. Abbiamo approfittato del suo 'storico' rientro in Italia come parte del cast del Save The Children Reggae Festival per fare con lui quattro chiacchiere al telefono sulle sue esperienze ed i suoi progetti futuri. Il suo e' una sorta di rientro perche' su Vibes On LIne c'e' anche una intervista realizzata con Al Borosie nel 2000 quando era ancora Stena e cantava negli RN Tickets e la recensione dell'ultimo disco di questa band 'Roof club'. Alcuni brani di 'Soul Pirate' sono ascoltabili in anteprima sul suo spazio personale http://profile.myspace.com/alborosie


D: Questa tua carriera giamaicana è accompagnata dal nuovo nome Al Borosie: da dove viene questo nome?

R: Al Borosie e’ solo un gioco, e’ un modo per cambiare identita’ e iniziare qualcosa di nuovo. E’ solo un nomignolo ma non ha un significato vero e proprio, mi piace perche’ e’ molto semplice…avrei potuto usare lo stesso nome di prima ma ho pensato che siccome iniziavo una vita nuova mi occorresse un nome nuovo.

D: Ci siamo visti l’ultima volta nel 2001 a Port Antonio mentre lavoravi al progetto Adelante: puoi raccontarci brevemente cosa e’ successo da allora?

R: Sono successe molte cose: sono rimasto in Giamaica e ho iniziato a lavorare come artista e produttore. Ho lavorato a diversi progetti di artisti internazionali ed ho prodotto vari singoli usciti sul mercato giamaicano. Sono stati sette anni veramente pienissimi e mi hanno dato un enorme bagaglio di esperienza.

D: So che tu lavori come in-house producer a Port Antonio ai GeeJam Studios: il centro della scena musicale giamaicana e’ Kingston e volevo chiederti se questo ti fa vivere le cose in una prospettiva particolare….

R: Guarda, io da due anni ho aperto un nuovo studio a Kingston: i GeeJam Studios funzionano sempre ma io sto facendo tutte le mie produzioni in questo nuovo studio nella capitale. Quando lavoro con artisti giamaicani sto a Kingston e la comunicazione via internet fa si che possa lavorare mantenendo contatti con l’America e l’Europa. Pensa che questo nuovo studio non ha ancora un nome, quindi presto dovro’ trovare un nome a questo spazio…

D: Come vedi la scena musicale giamaicana ora che ne fai parte stabilmente?

R: Nella scena musicale ed in generale in Giamaica ci sono tante cose belle e tante cose brutte che andrebbero cambiate. Il problema non riguarda solo la musica: la realta’ e’ molto forte ed a tratti anche violenta, quindi abitare a Kingston non è facile, bisogna sapere come trattare con le persone e come muoversi. Aver imparato il patois mi aiuta molto ad acquisire subito il rispetto delle persone.

D: Invece cosa ci puoi dire rispetto all’accettazione dei musicisti nei tuoi confronti?

R: Coi musicisti non ho mai avuto problemi, il problema vero e’ farsi accettare dalla gente nella vita di tutti i giorni. Bisogna lavorare molto perche’ come uomo bianco in Giamaica tu li incuriosisci, vogliono sentire cosa sai fare e quindi devi anche trovare te stesso ed io penso di esserci riuscito.

D: Il tuo stile vocale è cambiato rispetto a come cantavi sui dischi di RN Tickets: tu come lo senti, questo cambiamento?

R: Io questo cambiamento lo vedo come frutto dello spirito di adattamento: avrei potuto fare ancora il cantante come con i Tickets, cantando in inglese, anzi in effetti lo sto anche facendo in parte della musica che produco. Ho voluto pero’ ampliare il discorso e sono diventato un sing-jay. Nel mio primo CD per l’80% faccio sing-jay ma ci sono anche brani in cui canto.

D: Come e’ cambiata la tua visione musicale attraverso queste esperienze di cui stiamo parlando?

R: Ho avuto a che fare con artisti come Wyclef Jean, Eurythmics, India Arie, ho lavorato con artisti cubani, giapponesi, spagnoli, francesi e come musicista ho imparato ad essere un polistrumentista ed a saper fare un po’ di tutto. A questo punto sono molto soddisfatto del mio bagaglio di esperienze e del mio curriculum che e’ diventato bello grosso. La fortuna che ho avuto e’ poter ampliare la mia visione grazie al quotidiano contatto con artisti dalle piu’ diverse provenienze. Se parliamo di giamaicani i primi artisti che mi vengono in mente sono i giovani Marley e Beenie Man e Bounty Killer.

D: Parliamo della tua big tune ‘Herbalist’: mi sembra che nelle liriche usi un modo molto creativo per parlare di ganja…

R: Quella di ‘Herbalist’ e’ una storia di vita quotidiana in Giamaica e quando nel ritornello dico ‘Babylon dem thief my herb’ mi riferisco alla polizia. E’ una storia in parte vera su cui ho ricamato inventando delle parti. Devo dire che sono molto felice del risultato. Quattro anni fa avevo fatto con Kymani Marley ‘Burning & lootin’ ed avevo riscosso un buon successo. Di questo brano avevo fatto anche il video, cosa che poi ho ripetuto in seguito con ‘Jah Jah crown’ e ‘Talk to dem’. Ovviamente ti sto parlando di video che accompagnavano successi in ambito locale. ‘Herbalist’ invece per me e’ un lancio a livello mondiale. Ora uscira’ su singolo un altro pezzo che si intitola ‘Call up Jah’ ed invece una tune piu’ ambiziosa per il mercato internazionale che si intitolera’ ‘Flam bam’ (non sono sicuro se dice ‘Flam bam’ o ‘Slam bam’) e continuera’ un po’ lo stile di ‘Herbalist’

D: Il tuo primo CD si chiamera’ ‘Soul pirate’ e sul tuo sito c’e’ gia’ la playlist ed alcune primizie da ascoltare: a quanto ho capito sara’ un disco molto orientato sul roots…

R: Il disco uscira’ verso febbraio/marzo e stiamo lavorando ad un contratto internazionale. La direzione e’ roots con alcuni elementi ‘vintage’ perche’ a me piace molto il vecchio reggae. Ci sono duetti con Luciano, Kymani Marley e un artista r&b americano che si chiama Jimmy Cozier. Ci sono altre collaborazioni con Jah Cure, Morgan Heritage ma non so se finiranno nel CD…’Burning & looting ‘ con Kymani e’ stata rimixata per l’occasione.

D: Quali sono i tuoi prossimi impegni?

R: Prima di tornare in Giamaica ho due spettacoli a Londra e due a Miami poi devo andare in studio con un gruppo inglese di musica elettronica che si chiama Fyah.

D: Come produttore hai un filone particolare a cui ti ispiri per i tuoi suoni?

R: Devo dire la verita’: direi di no. Mi siedo in studio e metto insieme alcuni elementi componendo i pezzi ma non ho dei personaggi particolari che mi ispirano.

D: Nonostante la distanza hai comunque mantenuto i contatti con la tua vecchia ‘famiglia’ ed hai dato un apporto importante al disco di debutto degli Smoke…

R: Si, per il disco degli Smoke ho cantato in un brano e sono stato un po’ il tramite per la partecipazione della cantante giamaicana Bless. Anche Zoe e’ entrata in contatto con il gruppo perche’ ha registrato un suo CD ai GeeJam e ci abbiamo lavorato io e Ale (batterista di Smoke).


 

 



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