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Artist: Buju Banton
Title: Unchained
Label: Epitaph (advance tape)

Recensito da: Pier Tosi


Da troppo tempo si aspetta da Buju Banton il CD successore del bellissimo 'Inner heights'. Le voci di corridoio lo prevedevano in uscita per la scorsa estate e anche se gia' da tempo si conosceva il titolo previsto come 'Unchained spirit', ci sono stati dei ritardi e nel 1999 il disco non si e' visto.
Questo ultimo anno del millennio tra l'altro non e' stato certo un anno esaltante per Buju: troppi ritardi per questo album e uscite non straordinarie sul mercato dei singoli. La sua label Gargamel produce i suoi suoni piu' ragga per il mercato interno, mentre le sue cose migliori dell'anno sono state a mio avviso 'Fake smile' (prodotto da Syl Gordon), 'The truth' sulla altra sua label personale 'Natty Dread', i suoi due cuts del Tings & Time riddim, cioe' 'No rebel in disguise', la killer combination 'Pull it up' in compagnia di Beres Hammond, e il 'Psalm 23' recitato insieme a Gramps Morgan.
A proposito della famiglia Morgan non va nemmeno dimenticata la bellissima 'Negus Negast', contributo di Buju Banton sul gia' famoso Negast Riddim prodotto dalla H.M.G. label.

Ora le ultime notizie sono che 'Unchained spirit' uscira' a maggio 2000 addirittura distribuito in tutto il mondo dalla rock label Epitaph, etichetta americana con filiale europea dislocata ad Amsterdam. Un segnale premonitore di cio' poteva essere una sua apparizione nell'ultimo disco dei punk rockers miliardari Rancid, uno dei gruppi di punta di casa Epitaph.
Proprio dalla volonta' di quest'ultima etichetta di preparare come si deve l'uscita dell'attesissimo lavoro di Buju, ci arriva una cassetta-anteprima con soltanto i titoli dei brani e nulla piu': non abbiamo quindi elementi per affermare che la produzione globale sia a cura di Donovan Germain come nei due lavori precedenti.

La cassetta si apre con una intro vocale 'orthodox style' ed il primo brano vero e proprio e' il gia' citato 'Psalm 23', una ispirata e bellissima ballata 'spiritual' a suo tempo recensita da noi come singolo. Si prosegue con 'Voice of Jah', una combination con L.M.S. che altro non e' se non 'Sound in the air' (da 'Reality check' di L.M.S.) cantata dai fratellini Morgan e con aggiunta la voce recitante di Buju.
E' ora la volta di 'Sudan', accorata afro-soul track dedicata alle sofferenze dei popoli africani e poi di 'We be alright', combination vincente con Luciano svolta sul ritmo di 'Saddle up' di L.M.S./Morgan Heritage: il paragone sorge spontaneo e l'accoppiata di veterani non riesce a superare la freschezza della versione L.M.S. (la trovate su 'Reality Check' ma anche su singolo Penthouse).

Dopo 'We be allright' e' la volta della straconosciuta 'Pull it up', con Buju e Beres Hammond al loro meglio ed il primo lato della cassetta e' chiuso poi da 'Life is a journey', buona reggae track dal riddim stimolante ed innovativo e da 'Better must come' in cui Buju torna su di un infuocato ritmo ska in minore stile Skatalites. Fino a questo momento non c'e' nessuna sorpresa e purtroppo le troppe aspettative generano un vago senso di delusione, anche se c'e' da dire che restano da ascoltare ancora le sette tracks del secondo lato della cassetta.

Infatti il lato B si apre con la tostissima 'Mighty dread', un reggae veloce spinto energicamente da una batteria acustica e ruggito alla grande da Buju: sicuramente un brano che sentiremo tantissimo e forse il migliore del disco. A seguire abbiamo altri due brani interessanti, cioe' 'Poor old man', una ballata soul-reggae cantata in combination con Stephen Marley e l'ottima 'Law and order', una canzone sulla giustizia accompagnata da un ritmo reggae molto innovativo con una potente bass-line.

A questo punto ecco le uniche due tracce di hardcore dancehall reggae del disco, messe una di seguito al'altra: la prima e' 'Guns and bombs', con Buju in evidenza su di un ritmo in minore non potentissimo ma molto accattivante e moderno, mentre la seconda e' 'Woman dem phat', l'immancabile 'girls song', anche questa su un ritmo molto moderno e groovy. L'impressione e' che Buju abbia registrato piu' tracce vocali che si intersecano in stili diversi creando un ottimo effetto.
Mancano solo due brani alla conclusione della cassetta, e dopo 'Woman dem phat' arriva dapprima 'No more misty days', canzonaccia rock abbastanza scontata in cui Buju si unisce ai Rancid (da un gruppo paragonato spesso ai Clash mi sarei aspettato di meglio) ed in conclusione una vivacissima versione live di 'Pull it up' (ancora!!!) con Buju e Beres insieme sul palco di Miami.

Conclusioni: superata la piccola delusione iniziale da eccesso di aspettative e preso atto che questo non e' il migliore disco di Buju Banton fino ad oggi ('Til Shiloh' e 'Inner heights' sono innegabilmente migliori), devo dire che 'Unchained spirit' e' un lavoro eccellente, purtroppo penalizzato dal ritardo nell'uscita (almeno rispetto a chi segue con occhio attento il reggae). Probabilmente riservera' piu' sorprese a chi si accostera' per la prima volta a Buju Banton grazie ai nuovi circuiti distributivi ottenuti.

E' interessante notare infine dalle sei o sette tracce veramente nuove di questo disco di come anche Donovan Germain, come gia' Fatis Burrell o Richard Bell, quando i progetti si fanno di piu' ampio respiro, ricerchi nuove idee infondendo nella sua musica una spruzzata di new soul o di corrente r&b, senza pero' snaturarne i presupposti culturali. In fondo il reggae ha sempre accolto a braccia aperte gli influssi della black music made in U.S.A. e questi influssi non possono che giovare al reggae del nuovo millennio.


Vibesonline.net - 2000

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