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Artist: Sugar Minott
Title: Sugar Minott at Studio One
Label: Soul Jazz

Distribuito in Italia da Family Affair

Recensito da: Pier Tosi


Continua la riproposizione del materiale classico Studio One da parte dell’etichetta inglese Soul Jazz. Dopo Burning Spear si cambia genere e tocca a Sugar Minott ad essere oggetto di una pregevole antologia di diciassette brani che delineano un po’ tutta la sua carriera alla corte di Coxsone Dodd. Lincoln Sugar Minott e’ un cantante cresciuto al suono dei sound systems di Kingston e prima di fondare gli African Brothers con Tony Tuff e Derrick Howard era addiritura un selecter di un sound system nella sua area di Maxwell Park. The African Brothers erano un trio vocale dedito al roots ma non ebbero grande successo: nei loro tentativi incisero un singolo a Studio One e questo fu il modo in cui Sugar entro’ in contatto con Studio One. In realta’ il cantante era gia’ un grande appassionato dei ritmi e della musica prodotta a Brentford Road ed era addirittura solito comporre i suoi brani sulle versions dei piu’ famosi brani Studio One. Grazie al suo enorme talento riusci’ a convincere Coxsone a registrare le sue canzoni sui vecchi ritmi originali in un periodo in cui tutti i produttori sfruttavano a piene mani le composizioni della celebre etichetta. Sugar fu il primo nuovo cantante a lavorare in quel modo e si guadagno’ ben presto l’appellativo di ‘Coxsone Boy’ perche’ era l’unico difensore della vecchia tradizione dell’etichetta contro tutti quelli che ne saccheggiavano i ritmi. Su questo ‘Sugar Minott at Studio One’ abbiamo diciassette tracce comprendenti piu’ o meno i momenti migliori dai suoi tre albums prodotti da Coxsone e cioe’ ‘Live loving’, ‘More sugar’ e ‘Showcase’: considerando che siamo alle prese con materiale di altissima qualita’ ognuno ha i suoi momenti preferiti ma io considero delittuosa l’omissione da questo CD di un pezzo di storia della Giamaica come ‘Oh Mr. DC’, la mitica tune sul venditore di ganja pizzicato dalla polizia sul ritmo di ‘Ain’t that loving you’ di Alton Ellis. Per il resto c’e’ di che godere parecchio con Sugar alla grande nel suo approccio tra il vecchio roots (‘Jahovia’ e ‘Love gonna pack up’ ) e il nuovo genere che ancora non esisteva ma che con il nome di Dancehall avrebbe segnato la musica dei due decenni successivi. Il riddim di ‘Queen of the minstrels’ di Cornel Campbell diventa la dolcissima ‘Come on home’, quello di ‘I’m just a guy’ di Alton Ellis diventa ‘Vanity’, la lunga traccia inna showcase style che apre tutto il CD. Qui non ti sbagli proprio e tutte le tracce sono favolose. Dopo Sugar Minott altri artisti come Lone Ranger, Michigan & Smiley, Johnny Osbourne o Freddie McGregor continuarono sulle sue orme a Studio One rinverdendo i vecchi ritmi inna dancehall style. Sugar Minott arrivera’ in Italia nelle prossime settimane e se non lo conoscete bene questa e’ una buona occasione per accostarsi alla sua creazione artistica. Su queste pagine potete leggere una intervista esclusiva fatta da noi a sugar nel 1999 a questo link.


 

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