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Artist: Various Artists
Title: More pressure vol.1: Straight to the head
Label: Pressure Sounds

Distribuito in Italia da Wide Records

Recensito da: Pier Tosi


Quando a meta’ degli anni novanta la Pressure Sounds inizio’ l’attivita’ il suo intento era di riproporre sul mercato materiale dal passato del reggae di cui si erano perse le tracce ma la cui irreperibilita’ sul mercato costituiva un vero e proprio ‘buco nero’ della storia della musica in levare. In piu’ di dieci anni di attivita’ Pressure Sounds insieme ad altre etichette ha contribuito in modo fondamentale a farci riscoprire delle vere e proprie ‘perle’ nascoste, anche se tuttora molto oscuro materiale resta ad appannaggio esclusivo dei collezionisti. In questo cinquantesimo numero della sua collana, l’etichetta londinese va proprio a scovare una serie di tracce oscure roots dagli anni ‘70 di cui si sono irrimediabilmente persi i masters originali e che quindi vengono recuperate usando le incisioni originali come base. Si tratta di sette brani felicemente accoppiati con la rispettiva version a cui si aggiungono altre tre tracce. L’apertura e’ nel piu’ puro stile ‘natural mystic’ con ‘Diverse doctrine’ di Ras Ibuna, uscito nel 1978 e prodotto da Karl Pitterson, a cui fa seguito il magnifico dub. Si prosegue nel medesimo stile con ‘The way it is’ di Ricky Storme, cantante noto in seguito come I Kong. Dopo due artisti poco conosciuti arriva Michael Rose, la cui ‘We shall overcome’ del 1976 ci da un esempio dello stile del cantante prima che si unisse ai Black Uhuru. Si torna nell’anonimato con Bongo Gene e la sua notevole ‘Skyjack’, una delle sole due tracce conosciute di questo ispirato ‘chanter’. Assolutamente meravigliosa la versione di fiati che segue. Siamo arrivati a meta’ e troviamo Cornel Campbell in una melodia arabeggiante su ritmo ‘rockers style’ nella sua ‘Free meal ticket’, e questa e’ la prima delle tre tracce senza version. La traccia numero dieci e’ un autentico ‘killer’: Barrington Levy giovanissimo alla corte di Channel One con la assolutamente sublime ‘The winner’. La voce di Rod Taylor introduce poi Dillinger e la sua ‘Nuh chuck it’, chicca d’annata 1976 proveniente dagli archivi Techniques. La traccia seguente viene accreditata ai Tafari Syndicate ma con ogni probabilita’ si tratta di ‘Free for all’ di Organ D, nickname dietro cui si celava il tastierista dei Wailers Tyrone Downie: una linea di organo infatti va a riprendere un tema del grande Jackie Mittoo, idolo incontrastato di Tyrone. Arriviamo al gran finale con la cover di ‘Romancing the folk song’ degli Impressions rifatta dai Black Uhuru lontanissimi dallo stile militante con cui li conosciamo. In chiusura una oscurissima version di ‘Death in the arena’ qui attribuita misteriosamente a The Mercenaries chiude una raccolta assolutamente azzeccata che non puo’ mancare nella collezione di tutti i maniaci del inconfondibile suono roots degli anni ’70.


Vibesonline.net - 2006

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