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Artist: Anthony B
Title: Black Star
Label: Greensleeves

Recensito da: Pier Tosi


Frenchie è un produttore francese veterano della scena musicale di Kingston: la sua etichetta Maximum Sound era già in circolazione prima di altre forze musicali europee che si stanno facendo strada ultimamente producendo materiale di artisti giamaicani. Da anni le sue produzioni sono contraddistinte da un ottimo lavoro sotto il profilo musicale e soprattutto da un buon standard compositivo da parte degli artisti prodotti. Non ricordo infatti lavori banali e scontati usciti con il marchio Maximum Sound impresso sulla copertina. Frenchie sembra avere un ottimo rapporto professionale con Anthony B: già lo scorso anno il Rastaman di Portmore aveva collaborato con il produttore francese per l’eccellente CD ‘Powers of creation’. Il sodalizio si replica ora per questo ‘Black star’, uscito sull’etichetta inglese Greensleeves. Nonostante le scalette dei recenti concerti in Italia di Anthony B non l’abbiano mostrato molto interessato a promuovere questo nuovo lavoro, ‘Black star’ farà contenti gli appassionati che amano Anthony B per la forza del suo materiale roots & culture, in particolare quello dei primi albums ‘Real revolutionary’ e ‘Universal struggle’. Dopo un breve preambolo ‘nyabinghi style’ Anthony B parte in quarta in questo CD con ‘World a music’, riprendendo lo stesso ritmo usato dal super-hit ‘Jamdown’ di Damian Marley. A parte una maldestra tune dancehall in chiusura e la bellissima ballata acustica ‘Come free my mind’, le restanti tracce riflettono l’efficacia di Anthony B come cantante ‘conscious’ quando cavalca ritmi roots reggae forti e potenti. Ogni buon album reggae che si rispetti deve avere dei graditi ospiti ed in questo caso troviamo la toccante voce di Jah Cure insieme a Anthony in ‘Poor man’s cry’ mentre è Ras Shiloh ad affiancarlo nel suo tipico stile che ricorda Garnett Silk in ‘Give thanks’. I migliori episodi della gloriosa storia del roots reggae sono riecheggiati come meglio non si potrebbe da ‘Never sell out’ a riprendere il micidiale ‘riddim’ di ‘Warrior charge’ degli Aswad, ‘Don’t buss your gun’ che rivisita ‘Zion train’ di Bob Marley ed anche i Black Uhuru di ‘Shine eye gal’ sono rivisitati in ‘Rastafari crown’. In uno dei vertici di intensità del CD e cioè ‘Black history’ Anthony B sottolinea l’importanza delle proprie radici e della storia africana cantando su un bellissimo ritmo ska in minore che ricorda molto nell’uso dei fiati lo stile fondamentale dei mitici Skatalites. La parte musicale di ‘Black history’ è assolutamente di prim’ordine grazie all’ottimo lavoro della Fire House Crew, una backing band ormai ‘storica’ per i tanti episodi di new roots in cui è stata coinvolta, partendo dalle produzioni Xterminator di personaggi come Luciano e Sizzla ed arrivando ai magnifici ritmi prodotti recentemente da Pow Pow come ‘Blaze’ e ‘Superior’. Oltre all’abilità di produttore di Frenchie sono stati coinvolti nella genesi di questo lavoro Steven Stanley e Bobby ‘Digital B’ Dixon in veste di engineers mentre ‘Watch over my soul’, l’unico brano di altra provenienza, è stato prodotto dalla inglese Stingray Crew. In definitiva ‘Black star’ è un ottimo album e la voce di Anthony B risuona sincera nelle sue tracce: il fatto che questo artista preferisca promuovere attraverso i suoi concerti la sua recente tendenza a contaminarsi con ritmi hip hop e r&b ci lascia comunque perplessi.


Vibesonline.net - 2005

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