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Artist: Radici Nel Cemento
Title: Ancora non e' finita
Label: V2

Recensito da: Pier Tosi


Anche per i romani Radici Nel Cemento e’ tempo di tornare a farsi sentire su disco e questo ‘Ancora non e’ finita’ e’ il loro quinto lavoro di lunga durata. In questo momento della loro carriera si affidano piu’ che mai al loro stile ed al loro istinto: per loro la musica giamaicana non e’ un punto di arrivo per dimostrare che la lezione dell’isola del reggae e’ stata assimilata bene ma un mezzo per veicolare i loro messaggi, un linguaggio da plasmare secondo il loro carattere e mescolare ad altre influenze per parlare di dura realta’, di militanza politica ma anche di festa, amore ad amicizia, spesso con un tipicissimo e colorito tocco che non disdegna il romanesco. Per capirci, l’attitudine e’ quella di personaggi come Clash, Specials, Linton Kwesi Johnson o Fermin Muguruza e le citazioni scomodano Nino Rota e Ennio Morricone piuttosto che i mostri sacri del reggae. In ‘Ancora non e’ finita’ il ritmo in levare e’ piu’ spesso veloce, tagliente e ‘skatalitico’ che non lento e rotondo come vorrebbe la tradizione del roots: lo testimonia l’apertura con lo ska dalla chitarra ‘morriconiana’ di ‘E non finira’. In ‘Sound!’ Giorgio riprende il tema di ‘Ansai come ce piace’ ed esplora le connessioni tra reggae e funk spalleggiato alla grande dai grintosissimi fiati. ‘Bella ciccia’ e’ una saltellante ode di Adriano alle ragazze un po’ in carne ed e’ seguita dalla eccellente cover ska di ‘Mi vendo’ di Renato Zero. Il momento della militanza arriva con ‘Le pietre in tasca’ (vi ricordate di ‘Tuoni e lampi’?) e ‘Quelli dentro’, dedicata a chi e’ recluso in carcere, poi tutti in pausa pranzo con ‘La cucina casareccia’, ragga nostrano dedicato agli intingoli di mamma e contro la cucina ‘plasticosa’ del McDonald. La digestione e’ poi rinfrancata da ‘La vita amara’, brano esistenzialista composto e cantato dal batterista Vincenzo: devo dire che l’andamento ‘sognante’ di questa traccia mi ricorda molto ‘Ghost town’ degli Specials. Nel 2006 fare l’operaio e’ quasi considerato un crimine: la swingante ‘Working class’ spende parole molto belle per chi si alza presto per andare a faticare e magari ha i calli alle mani e ci trova ovviamente molto d’accordo. ‘Uomo morto’ si avvicina molto al rock e parla della mancanza generale di indignazione per le ingiustizie sociali causata dall’anestesia praticata dai media e dal ciclo produttivo. ‘Skarabiniere’ riattualizza la mitica traccia ska dei Filo Da Torcere e mette il campo il tema dell’antiproibizionismo e nel finale troviamo il reggae latineggiante di ‘El miedo nos separa’ (composta dal bassista Giulio), il reggae-party in inglese di ‘Firewoman’ e la dura chiusura in stile anti-imperialista di ‘Nuovi crociati’ (ancora una volta grandi fiati!!). Abbiamo passato in rassegna tutti i brani ed ora manca una conclusione: chi ha amato e ama Radici Nel Cemento continuera’ ad amarli con questo ‘Ancora non e’ finita’. Chi si avvicina invece per la prima volta a questa band ed e’ dedito perloppiu’ ai suoni giamaicani puo’ scoprire una via italiana al reggae attraverso una band che nel corso degli anni ha acquisito notevole carattere e maturita’ espressiva.


Vibesonline.net - 2006

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