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Dub music

A cura di Mimmo Pizzutilo
Pubblicato su Vibes fanzine 1994


Elementi di dub-ologia
Il Dub e' la scomposizione e ricomposizione creativa della struttura strumentale di un brano reggae, in cui il ritmo viene reso il protagonista principale, invece della voce e della melodia. Il dominio del basso e della batteria e' l'essenza culturale del reggae, la sua radice ancestrale africana; di conseguenza il dub esalta gli aspetti primordiali e istintivi della musica, stimolando pienamente e direttamente il corpo e la psiche dell'ascoltatore.

Simile al battito del cuore, il suono pompato e sapientemente equalizzato della batteria e del basso, cupo e profondo, risuona nell'addome e nel petto, e spinge al movimento. La scansione ritmica in controtempo di chitarra e tastiera (detta "ska - section"), insieme a frammenti della voce, viaggiano su un livello piu' cerebrale, ed alternandosi al drum and bass creano dei "tuffi emotivi" psicofisici dalla testa all'addome e viceversa, che rappresentano la caratteristica principale del dub.

L'effetto riverbero e' largamente applicato nel mixaggio dub, contribuendo alla creazione di uno spazio sonoro piu' profondo e "cosmico". L'eco viene spesso usato selvaggiamente su pezzi della batteria, frammenti della voce e ska section, rendendoli simili a stelle comete che attraversano la mente. Spazio, pianeti, costellazioni, sono fra i temi piu' ricorrenti nell'immaginario del dub.

Effetti sonori e suoni speciali di tutti i tipi, sono stati anche molto usati come ulteriore elemento per la fantasia del tecnico del suono. L"engineer " che fa il dub deve essere molto abile e veloce nel gestire contemporaneamente tutti questi fattori sulla consolle del mixer, che nelle sue mani diventa uno strumento esclusivo, il piu' difficile da suonare ed il piu' completo. Ci vuole inoltre molto gusto e sensibilita' per creare delle dub version con una struttura ben organizzata ed equilibrata, e che abbiano un carattere ed un'atmosfera propria, diversa dall'originale pur essendone in continuita'. La buona dub version non deve annoiare l'ascoltatore, ne deve catturare l'attenzione in maniera sottile.

Una delle maniere di caratterizzare un dub, e' quello di dare enfasi ad uno degli strumenti presenti nel mix originale oltre al drum and bass; ideali in questo senso sono le percussioni. Grazie ai dischi dub e' possibile ascoltare il lavoro di molti grandi percussionisti della reggae music, generalmente mimetizzati nell'arrangiamento con tutti gli altri strumenti.

Anni '60 - '70: dalla version al dub
Gia' negli ultimi anni '60 Osborne Ruddock, detto "King Tubby", sperimentava nelle dance hall del suo sound system (Hometown hi-fi) le potenzialita' emotive delle versioni strumentali sulla gente. Queste versioni furono anche il punto di partenza del DJ style, il cui originatore ufficiale, U - Roy, era l'animatore che introduceva le version nello stesso sound system di Tubby.

Di pari passo con l'evoluzione del rocksteady in reggae nei primi anni '70, King Tubby approfondi' le sue sperimentazioni con le version: i primi dub rudimentali erano realizzati con un vecchio mixer a 4 canali nello studio casalingo di King Tubby, a Waterhouse, il cuore dei ghetti di Kingston. Il suo principale rivale all'epoca era Errol T, del Randy's studio.

Tubby divento' il punto di riferimento dei maggiori produttori dell'epoca: gente come Lee Perry innanzi tutto, e poi Glen Brown, Prince Tony, il giovane Augustus Pablo, e specialmente Bunny "Striker " Lee (la gente in pratica comprava i suoi 45 giri perche' sapeva di trovare il dub mix di King Tubby sul lato B). Sempre in quegli anni il sound di Tubby caratterizzo' le mitiche produzioni di Niney the Observer e di Yabbi You: stiamo parlando di anni densi di musica straordinariamente intensa.

Tubby fu anche il primo ad usare largamente eco, riverberi ed effetti; il dub diventava cosi' rapidamente un genere previlegiato nella reggae audience in Giamaica ed in Inghilterra, fra cui si diffuse una vera e propria avidita' di drum and bass. I supporti discografici del dub andarono oltre il retro dei 45 giri 7", naquero i dub - albums, compilation di sole dub versions, oppure gli LP stile "showcase", cio* con tutti i brani cantati seguiti dal dub.

Nel 1975 - 76 apparvero i primi disco mix 12" e 10". Questo formato permette una resa sonora piu' nitida e potente delle incisioni, ed e' funzionale al dub anche per la durata: in 7 - 8 minuti e' possibile che il cantato, a meta' del disco, diventi direttamente dub senza interruzione, con risultati di grossa presa emotiva. Il bisogno di dub viene cosi' immediatamente soddisfatto senza girare il disco.

Anni '80 - '90: dalla Roots Radix alla dance hall - mania
A cavallo fra i '70 e gli '80 le nuove generazioni di engineers allargarono moltissimo i confini creativi del dub. In Giamaica i session man piu' richiesti erano la Roots radics band, ed erano le loro solide basi la materia prima delle sperimentazioni sonore di nomi come Scientist, Prince Jammy, Barnabas, Soldjie, Silvan Morris, Mickey Dread.

In Inghilterra si era affermato il British reggae con una precisa e forte identita', e con esso i suoi tecnici del suono piu' famosi: Dennis "Blackbeard" Bovell, Mad Professor (con la serie di LP "Dub me Crazy"), Jah Shaka (con la serie "i 10 comandamenti del dub", che ora * diventata "il nuovo testamento..."), Adrian Sherwood (che con le produzioni sperimentali ON-U Sound ha portato il dub anche in ambiti non strettamente reggae.

L'internazionalizzazione del reggae ha significato anche uno sviluppo dell'attivita' live; cosi' molte band hanno cominciato a riprodurre dal vivo una forma d'arte nata in studio, coordinando abilmente entrate e uscite degli strumenti come avviene nel mixaggio; riverberi ed echi possono essere adoperati sia sul palco dai musicisti, sia dal tecnico del suono live nel mixer.

La dance hall style mania , dall'85 in poi, ha portato ad un drastico calo d'interesse per il dub. Tutto cio' e' coinciso anche con la tragica scomparsa di King Tubby, assassinato a Kingston nell'87.

Il rinascimento roots - digitale
L'avvento dell'era digitale in realta' ha posto le basi di un vero e proprio rinascimento del dub. Con il forte ritorno dell'interesse per il roots si e' verificato un nuovo sovraffollamento di prodotti dub sul mercato. Etichette e gruppi nuovi che si occupano solo di dub, molti dischi "showcase", e grande interesse anche dagli ambienti musicali piu' intelligenti esterni al reggae, che riconoscono il giusto tributo alla musica giamaicana ed a pionieri come King Tubby.

La tecnologia digitale ha portato nuova linfa vitale alla dub music e l'ha decisamente rinnovata, a causa di diversi motivi: 1- La possibilita' di ottenere un grado molto maggiore di pulizia e purezza del suono, esaltando cosi' la potenza espressiva della version. Dischi che suonano come quelli di Mixman o Dub Judah, un tempo non esistevano. 2- L'allargamento delle possibilita' espressive del dub ad un' area molto piu' ampia di persone, grazie al fatto di poter creare basi musicali con pochi mezzi. 3- I campionatori hanno moltiplicato le risorse creative nel dub, rendendo molto piu' facilmente gestibile l'uso di frammenti sonori di qualsiasi genere. Basti ascoltare le psichedeliche tessiture sonore nei dischi di Alpha e Omega, o un caposcuola nell'uso dei campionamenti come Mad Professor.

La nuova ondata roots e dub significa recupero di una dimensione dura e militante della reggae music (sia nella musica che nei testi), che era andata un po' persa nel dance hall style. Fra i ritmi di batteria reggae usati nel nuovo dub, prevale il ritmo "steppers", caratterizzato dalla grancassa continua. E' un ritmo che esprime forza, dinamicita' e aggressivita', e fra i ritmi roots e' quello che piu' spinge alla danza.

Potenza positiva del dub
Sottofondo ideale oltre che per il movimento anche per l'introspezione e la meditazione, il dub tende a dilatare la percezione del tempo: con la rarefazione dell'arrangiamento originale, e con l'eliminazione della voce e quindi della struttura strofa-ritornello, vengono a mancare i riferimenti temporali piu' familiari.

L'amatore del dub sa di trovare in esso un valido aiuto in lunghi viaggi in auto e nelle situazioni che richiedono pazienza e concentrazione. Favorendo la concentrazione, il dub stimola anche la fantasia nonche' la capacita' di avere visioni e intuizioni. I rasta vedono in esso l'esaltazione dei caratteri soprannaturali e divini del reggae, cosi' come ogni uomo spirituale puo' facilmente ritrovarci una dimensione mistica. L'ascolto del dub puo' favorire la scoperta di nuovi aspetti del se', attraverso la stimolazione di un nuovo spazio e tempo mentale.

Il grosso limite nella fruizione del dub consiste nel non poterlo apprezzare con un riproduttore non molto potente, come potrebbe essere un portatile o una radio: e' evidente che una musica fatta al 90% di basso e batteria, quando il basso non si sente non ha piu' senso. Il dub effettivamente trova la sua realizzazione completa solo nei veri sound systems.

Concludiamo queste divagazioni sul dub con una definizione del prof.Mickey Dread, dalla copertina dell'album "Dub Merchant" (DATC primi anni '80): "e' una vibrazione coordinata con la pulsazione del cuore, uno stimolante la cui bellezza e' contenuta nella vibrazione pulsante di energia termica audio-musicale. Dub is a mix of a mix that you just can't resist. RIBBITT !!! FLASH IT !!!"

P.S.: Alcune delle intuizioni e dei concetti espressi in questo articolo, sono stati ripresi e sintetizzati da un brillante saggio di Luke Erlich sul libro "Reggae International" (curato da Stephen Davis e Peter Simon, ediz. Thames & Hudson, UK 1983).


Vibesonline.net - 1994

 

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