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Tony Rebel

A cura di: Pier Tosi e Mimmo Superbass
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Per cio' che riguarda il reggae jamaicano, Tony Rebel e' assolutamente uno dei nostri artisti preferiti, quindi e' con grande gioia che abbiamo approfittato della sua presenza a Roma nell'ottobre del 1998, per fare con lui questo lungo reasoning, incentrato sugli ultimi accadimenti della sua carriera cioe' la fondazione della sua label personale Flames, ma anche su temi spirituali e su cosa significhi essere un 'soul rebel' alle soglie del nuovo millennio.


D:Puoi raccontarci come sei diventato un deejay?
R:Io provengo da un posto chiamato Manchester, in Jamaica, e' una zona rurale, nella parte centrale dell'isola e laggiu' non ci sono attrezzature per la musica. Sono cresciuto in campagna, facendo cose come cercare legna da ardere, preparare il fuoco, oppure giocare con gli altri ragazzi, poi, andavo in chiesa con i miei genitori ed loro erano soliti cantare, io ascoltavo la radio, imparavo le canzoni e provavo a cantarle, finche' non compresi che ero portato per la musica quando avevo circa dodici anni, e scrissi la mia prima canzone, cosi' andavo a scuola, facendo concerti o esibendomi nella mia comunita', o in uno dei pochi sound systems che c'erano laggiu', finche' a ventun'anni, nel 1983 andai a Mandeville...

D:Cosi' sei nato nel 1962...
R:Si, sono nato nel 1962. Allora andai a Mandeville, che e' la capitale del distretto di Manchester e mi iscrissi a un concorso per deejays e vinsi: vinsi nel 1983 e feci lo stesso nel 1984 e arrivai secondo e terzo nella sezione cantanti, nei due anni. Poi capii che li a Manchester non poteva funzionare, cosi' andai a Kingston e entrai in contatto con Sugar Minott e il suo Youth Promotion Sound System, poi tornai a Manchester per un po' e poi tornai a Kingston insieme a Garnett Silk, e noi alloggiavamo insieme al 56 di Kenhill Drive, dove in questo momento e' situata la Flames Records, poi Germain, Donovan Germain, manager e proprietario della Penthouse Records, registro' alcune mie canzoni e il resto e' storia.

D:Hai recentemente fondato la tua etichetta personale Flames: e' un tuo antico desiderio, di voler fondare una etichetta?
R:Si, sin dal principio ho sempre desiderato di costituire una mia etichetta, perche' tutti vogliono fare le cose a modo proprio, e qualche volta non ti e' resa giustizia se qualcun'altro fa le cose per te. Qualche volta puo' funzionare ma spesso non funziona. Quando tu produci le tue cose, sei sicuro che hai fatto le cose per il meglio, e questo e' il mio obiettivo, sin dai primi tempi. Niente succede prima del tempo, e fare esperienza nell'industria musicale e' come un lungo viaggio, cosi' bisogna trovare la propria strada, percorrendo quel viaggio, ed e' cio' che sto facendo ora. La Flames ha il potenziale di salire fino a alte vette e io sto lavorando a questo, perche' noi non possiamo vedere cio' che il futuro ci riserva, pero' le cose a cui lavoriamo ora hanno un riscontro, cosi' io ringrazio tutti coloro che mi supportano, e sono sicuro che in futuro la Flames sara' grande.

D:Tu sei uno degli artisti jamaicani ad avere un contratto per una grande etichetta discografica: cosa ti ha lasciato quell'esperienza? Credi che il reggae possa essere distribuito da queste grandi compagnie?
R:Sono sicuro che il reggae puo' lavorare con le majors, ma non sono sicuro che loro possano fare il meglio per il reggae, perche' le grandi compagnie non hanno un metodo, non sanno come distribuirti, come promuoverti. Loro credono basti promuovere un artista reggae allo stesso modo di un artista R&B, e queste sono due cose molto diverse. Penso dovrebbero avere modi specifici per promuovere i due generi a parte. La mia esperienza personale con la Columbia e' stata buona: ho imparato molte cose da Maxine Stowe, che era la mia A&R, e cio' mi ha aiutato a realizzare le mie proprie cose, perche' ho capito che questa compagnia e' partita dal basso, come piccola label, finche' non e' diventata enorme, cosi' so che noi possiamo fare la stessa cosa, cosi' avere un rapporto con una major puo' essere una buona esperienza perche' in questo modo tu puoi vedere tanti posti diversi e tanti pubblici diversi, e avere piu' promozione, il che e' molto buono.

D:Essendo ora tu un produttore e un proprietario di etichetta, quanto e' cambiato il tuo lavoro? E' molto diverso dover seguire l'intero lavoro e dover ideare i ritmi, scrivere la musica e spiegarla ai musicisti, rispetto a portare liriche da cantare su ritmi di altri produttori?
R:Spesso il lavoro puo' essere difficile, ma a noi piace cio' che facciamo, cosi' la difficolta' non ci pesa piu' di tanto. Noi respiriamo musica, viviamo musica, dormiamo musica, cosi' se talvolta ci sembra di non riuscire a poter fare tutto cio' che c'e' da fare, la cosa migliore e' pensare che tutto cio' e' incorporato in un unico grande scopo: fare ottima musica. Cosi' devi pensare ai ritmi, pensare alle liriche e devi organizzare lo studio in funzione di avere un unico grande scopo: fare buona musica.

D:Quali sono le tua impressioni rispetto a fare concerti in posti come Roma, o altri paesi apparentemente cosi' lontani dalla cultura jamaicana e dalla cultura reggae?
R:La musica e' un linguaggio universale, e' un media globale. E' molto interessante esibirsi per gente di culture differenti, come stavolta e nel mio ultimo concerto. Suonare a Roma e' grande, io ho letto di Roma nella bibbia, sentito cosi' tante cose a proposito di Roma, cosi' e' bello essere qui, specialmente sapendo che c'e' tanta gente che apprezza la mia musica, e' un grande piacere. L'unica cosa che non mi piace rispetto al fatto di essere lontano da casa e' l'aereo, io non amo volare. Comunque e' bello, mi fa sempre piacere venire a Roma, perche' l'altra volta che sono stato qui e' stato meraviglioso, e vedere cio' che sta accadendo stasera e quanta gente sta arrivando, io so che sara' grande, cosi' io non ho problemi ad essere qui, e' bello imparare dalle altre culture ed e' bello condividere le culture, perche' il messaggio di pace ed amore non e' soggetto ad alcuna cultura particolare, a nessuna razza particolare, ad uno speciale popolo, e' per tutto il popolo, la gente che ha interiorizzata la divinita', che respira l'alito della vita, che recepisce un messaggio di pace e di amore.

D:Il tuo nome e' Rebel (ribelle) e tu hai scelto di chiamarti ribelle, ma nella tua musica si parla di pregare Dio. Come possono convivere insieme Dio, amore e ribellione?
R:Rebel...se tu...quando tu sei un ribelle ti ribelli contro qualcosa, ma non devi essere un cattivo ribelle, c'e' gente che si ribella contro Dio, ma c'e' gente che si ribella contro Satana, cosi' io sono un ribelle con Dio, sono un ribelle che si ribella contro tutto cio' che e' sbagliato...e' un significato diverso...ribelle non significa necessariamente cattiva persona, un ribelle e' uno che si ribella alle cose che non vorrebbe vedere, le cose che non ama come odio o assassinio, noi ci ribelliamo contro quelle cose, io sono un ribelle positivo.

D:E' qual'e' oggi un esempio di ribellione positiva?
R:La gente nel mondo oggi, per esempio in Yugoslavia, ha problemi a rapportarsi con gente diversa, vedi gente che viene uccisa , cacciata dalla propria terra, non ha un posto dove dormire o cibo per nutrirsi e inoltre sta arrivando il freddo dell'inverno...Sono sicuro che tante persone stanno morendo e tante altre moriranno ancora, noi ci ribelliamo contro queste cose, contro l'ingiustizia contro l'umanita', io mi ribello contro tutto cio', mi ribello contro chi odia altre persone senza motivo e le uccide, contro chi fa delle discriminazioni a partire dal colore della pelle, io mi ribello contro tutto cio'.

D:Ma molta gente religiosa crede che non bisogna ribellarsi perche' e' Dio che deve pensare a tutte le cose positive e loro credono di doversi limitare a pregare...
R:Ma quando tu preghi ti stai ribellando contro Satana. Ribellarsi non e' qualcosa di sbagliato a priori. Quando tu ti stai ribellando contro il male che c'e' in questo mondo, stai facendo una cosa giusta, quando preghi contro cio' tu ti stai ribellando, perche' Satana non vuole che tu pratichi il bene, e cio' significa che tu ti stai ribellando verso questo ordine di cose, Dio fara' il bene per noi, ma noi come suoi figli dobbiamo fare lo stesso. Dio non fara' cio' che noi possiamo fare da soli, noi dobbiamo farlo poiche' siamo suoi figli o figlie.

D:La scena del reggae sta cambiando e ci sono molti nuovi artisti che portano avanti un messaggio spirituale positivo: ti senti un po' responsabile di cio' nei termini di avere mostrato loro la giusta via?

R:Si, assolutamente. E' stata mia cura. Noi abbiamo le nostre esperienze e cosi' dobbiamo condividerle con i piu' giovani, affinche' siano piu' forti. Loro sono piu' giovani e noi abbiamo piu' esperienza, cosi' se unisci la forza della gioventu' con l'esperienza, e' una meravigliosa combinazione, cosi' e' nostra responsibilita' di insegnare loro, di correggerli, cosi' la catena della consapevolezza continua.

D:Perche' hai chiamato la tua etichetta Flames (fiamme)?
R:Il nostro messaggio deve diffondersi e niente si diffonde piu' veloce del fuoco, cosi' Flames significa fuoco che si diffonde intorno al mondo intero, e tra l'altro nessuno puo' toccarlo perche' brucia.

D:Come decidi se un artista entra a fare parte della scuderia?? E' piu' importante l'abilita' musicale o l'attitudine.
R:Assolutamente l'attitudine. Io non scelgo ogni artista che mi gravita attorno, perche' i giovani artisti ci gravitano sempre intorno. Pero' molti di loro arrivano e poi non si fanno piu' vedere, mentre ci sono altri che restano con noi.

D:Aderisci a qualche particolare corrente Rasta?
R:Io sono un Rastafariano e i Rastafariani sono i seguaci di Sua Maesta' Imperiale Haile Selassie e seguono i suoi insegnamenti.

D:Cosa pensi degli atteggiamenti di alcuni Rasta oggi in Jamaica, in particolare i giovani Bobos che vogliono intransigentemente 'bruciare' tutto o tutti??
R:Ognuno e' libero di esprimersi come vuole, sia in musica che a parole. Io credo che Sizzla si stia esprimendo, la mia comprensione e' che questa volonta' di 'bruciare' e' un'altro modo di esprimere disapprovazione, cosi' le cose che lui disapprova, lui dice 'brucialo': e' solo una terminologia ma qualcuno lo prende in parola...'bruciamo tutto quanto...', io disapprovo il sistema, cosi' 'fuoco sul sistema...': e' un modo di esprimersi e io non ho problemi perche' anch'io brucio fuoco, magari in un modo differente ma brucio molto fuoco.

D:Ora sei il proprietario di una etichetta: e' economicamente difficile portare avanti una intera label?
R:Si, assolutamente, ma ogni business ha bisogno di cio' che io definisco cercare le maniere di avere denaro reperibile. Io sono un artista e ho una certa esperienza, cosi' ho creato qualcosa su cui posso investire, all'interno del business musicale. Io ho una certa forza, e piu' io apprendo e piu' so come tirare avanti e condurre il mio business, cosi' puo' funzionare. Non e' facile, anzi e' piuttosto complicato, ma io accetto le difficolta', accetto cio' che e' inevitabile affinche' io faccia strada all'interno di questo campo commerciale ed artistico, cosi' ora accetto i problemi con il sorriso sule labbra, perche' la vita e' allo stesso tempo gioia e dolore, e quando uno dei due dorme l'altro e' sveglio e viceversa, cosi' devi prendere la vita come viene e anche gli affari fanno parte della vita, perche' noi sappiamo esserci un ordine divino e che ci viene data una guida divina, cosi' c'e' un divino maestro e un leader divino e noi tutti siamo sotto la sua ispirazione, operiamo per questo e dobbiamo accettare tutto cio' che ci accade.

D:Tutte le religioni dicono della propria divinita' che e' l'unica: e' cosi' anche per Rasta?
R:Che io sappia, i Rasta cercano di predicare alla gente di accettare il Dio che e' dentro ad ognuno di noi: Dio, il potere divino che e' in te, quel respiro vitale e' Dio. Tu ti devi vedere come la produzione, o la riproduzione di un Dio potente che ci ha fatti tutti a sua immagine, il che significa che noi siamo Dio. Dobbiamo accettare la nostra spiritualita' e cosi' sapremo finalmente che siamo. Ora non e' una cosa buona dire cose del tipo 'Questo e' Dio oppure quello e' Dio...'. Il respiro e' Dio, ognuno di noi deve averlo dentro e respirare, cosi' la vita e' Dio. Chi sei tu per poter dire di capire il vero Dio? L'Imperatore Haile Selassie ci ha insegnato che dobbiamo avere tolleranza religiosa, perche' nessuno puo' entrare nella vita di una persona e determinare chi o cosa deve adorare o chi o cosa non deve, perche' la spiritualita' e' in ognuno di noi, e anche se molti di noi non capiscono la pienezza di avere a che fare con certe cose, il potente capisce, lui fara' si che noi siamo raggiunti dalla pienezza, cosi' noi non dobbiamo dire 'Ecco il mio Dio: il tuo e' falso...', dobbiamo parlare di amore, parlare di Dio in noi, vedere Dio in noi...

D:Puoi parlarci di come i Rasta considerano la figura di Gesu' Cristo?
R:Noi sappiamo che la Bibbia fu scritta originariamente in ebraico e non c'era la lettera J, cosi' noi sappiamo che l'uomo e' Iashua (pronunciato con il suono i iniziale), cosi' comprendiamo di come Gesu' sia un'estensione della immaginazione della gente: non e' Gesu' Cristo. Ci sono molti degli insegnamenti di Iashua che la gente ha correlato a Gesu', ma sappiamo che la figura di Gesu' Cristo e' qualcosa che e' stata concepita in Europa e continuata attraverso i dipinti di Michelangelo, ma il Gesu' che conosciamo attraverso cio' non e' lui, cosi' il nome non e' giusto perche' era scritto in ebraico, cosi' noi sappiamo che lui deve essere Iashua. Sappiamo che altri lo chiamano Jesos Christos, ma se la sua immagine e' la stessa che dipinse Michelangelo, non e' giusta. Noi non crediamo nemmeno nella vergine Maria perche' Dio non vuole ingannarci. Sappiamo che sin dall'inizio, affinche' un bambino nasca, ci deve essere un rapporto sessuale, lo sperma deve fecondare l'ovulo femminile e svilupparsi. Ora io non vedo come questo angelo sia arrivato dicendo a Maria che era incinta...noi non ci crediamo...io non credo nel Natale e tutte le cose simili che ci circondano. Non e' la verita'.
Io credo nel Cristo, ma quando faccio i miei studi e' impossibile provare che lui sia il Cristo delle immagini. Lui e' Iashua, lui era il cristo. Ci sono tanti cristi, ma io sto ancora dicendo che la figura popolare di Gesu' e' stata correlata dalla gente al cristo che in realta' e' Iashua. I nomi non possono essere tradotti: se io sono Tony Rebel in inglese e vengo in Italia, io resto Tony Rebel, cosi' se lui era Iashua in ebraico, cioe' la prima lingua in cui si scrisse di lui, quando lui viene in Europa o in Italia non dovrebbe essere Gesu', ma restare Iashua.

D:Fai uso di ganja?
R:La pianto. Ne pianto parecchia, continuo a piantare qualche pianta o qualche albero nel posto in cui vivo. Qualche volta annuso il suo profumo, ma ora non la fumo piu', pero' la ganja e' una cosa buona, e' naturale, e' una pianta. Che cosa c'e' di male nella ganja? Puoi trarre da essa tantissimi prodotti. Se ti serve un insetticida puoi averlo dalla ganja. I produttori di carta, tagliano alberi di dieci, quindici anni di eta' e quando li hanno tagliati il suolo nudo e' soggetto ad erosione. Ora tante cose che ora si fanno con altre materie prime possono essere fatte anche con la canapa. Negli USA potrebbero risparmiare il cinquanta percento di cio' che si spende facendo insetticidi, commercializzando abiti di canapa che tengono lonteni gli insetti. Questi abiti sono anche molto resistenti. In America, la prima costituzione fu scritta su carta fatta con la canapa, ed e' evidente che citta' come Hempville o Hampstead devono il proprio nome alla coltivazione della canapa. Cosi' la canapa e' molto buona, la ganja e' molto buona, forse molta gente non la usa propriamente, ma io credo che i leaders mondiali dovrebbero interrogarsi su cio' perche' i prodotti fatti con la canapa sono meno distruttivi per l'atmosfera. Dalla canapa puoi ricavare anche benzina, cosi' io mi batto per la liberalizzazione della ganja.

D:Pensi che la ganja sia correlata alla meditazione Rasta?
R:Essere Rasta non ha nulla a che fare col fatto di fumare ganja. Rasta e ganja sono due cose separate, pero' ci sono Rasta che fumano ganja e non c'e' nulla di male in questo. Credo che ci siano piu' fumatori di ganja tra i non Rasta che tra i Rasta. In Germania ho visto ragazzini di quattordici e quindici anni fumare ganja, e ho visto cose del genere anche in America. Fumano ganja di piu' i non Rasta dei Rasta, cosi' Rasta e' una cosa differente, come il reggae, la musica reggae non e' Rasta, puo' essere un sinonimo di Rasta, ma non e' che tutti i musicisti reggae sono Rasta. I Rasta che hanno una ispirazione e vogliono diffondere un messaggio intorno al mondo, usano la musica come un media qualsiasi. Loro possiedono quel tipo di talento e lo esprimono. Ci sono altri Rasta che scrivono poemi o romanzi, e loro sono OK, altri che sono attori, altri che sono disk jockeys e fanno programmi alla radio...cosi' Rasta puo' esprimersi in molti modi.


Vibesonline.net - 1998

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Regarding Jamaican reggae, Tony Rebel is absolutely one of our favorite artists, and it was a great pleasure for us to take advantage of his last visit to Rome, in October l998 (see on Vibesonline our report of that event), to have a long reasoning with him concerning the latest developments in his career , his founding of his own label "Flames", and also his spiritual themes and the significance of being a "soul-rebel" on the threshold of the new millenium.


Q: Can you tell us how you started as a deejay?
A:I'm from a place called Manchester, in Jamaica, it is a rural parish, in the central part of Jamaica and not so much musical facilities are there. I grew up in the country as a countryboy, look wood, make out the fire, playing all kinda things with other kids, and so I went to church with my parents and they could also sing, and listening to the radio I learn songs and I try to do them, until I realised that I was musical inclined when I was around twelve years old and I wrote my first song, and I was there going to school, performing on concerts and performing in my community and in some sound systems running about in my community, until I was about twenty one years old, 1983, I went to Mandeville...

Q: So you were born in 1962...
A: I was born in 1962, so I went to Mandeville, which is the capital of Manchester and I entered into a deejay contest and I won: I won in 1983 and I also did the same in 1984 and I came second and third in singing both years, then after a while I realized that it couldn't work and from Manchester I headed to Kingston and I went around Sugar Minott and his Youth Promotion sound and then I came back to Manchester and I was there for a little while then went back to town, myself and Garnett Silk, live at 56 Kenhill Drive where we have Flames situated at this present moment, then Germain, Donovan Germain which is the manager and the owner of Penthouse Records recorded a few songs and everything else is history.

Q: Did you ever want to set up your own label?
A: Yes, from the beginning I always wanted to set up my own label because everybody want to do things in their own way and sometimes you don't get justice when people do things for you. Sometimes you do but most times you don't. Whenever you do your own thing, than I'm sure you're giving the best shots, that is your aiming objective, from early. Notthing happen before the time and getting into the music industry it is a big long journey and so we have to find the way to make the first step within that journey, that is what we do now. Flames still has the potential to move forward into higher heights, we're working on that, because you are not seeing what we want to accomplish in the future, but what we set up to happen at this moment it is happening so I stil give thanks, but we are sure that in the future, things will blow up.

Q: You are one of the jamaican artists getting a big deal with a major label: what about that experience? Do you think reggae music can deal with major companies?
A: I'm sure they can deal with major companies, but I'm not sure that major companies can deal with them, because the major companies I think, they don't get the method yet, how to distribute them, how to promote them. They want to promote a reggae artist as an R&B artist and these are two different genres. I think they should have specific ways to promote either them. My experience was great with Columbia: I did learn a lot with Maxine Stowe that was my A&R and it propelled me to set my own things because I realized that this company did make a small start until they blow up big, so we can do the same, so going to a big company is a good experience, because you go to a lot of places, you meet diferent people and they get a lot of promotion that is good.

Q: Is it your work changed a lot becoming a label owner and a producer? Is it different to do the whole thing like thinking the riddims, writing the music and tell the musicians how to play, in respect to singing over riddims done by another producer??
A: Lots of times it can be difficult, but we love what we do, so therefore, it is not hard for us. We breathe music, we think music, we live music, we sleep music, so sometimes if we don't get a chance to do all of this, the better is to think that everything is incorporated in one thing: making a good music, so getting the riddim, you have to think about it, getting the lyrics you have to think about it, getting to the studio get all encompassed in this one whole, making good music.

Q: What is your feeling about doing shows in places like Rome, countries apparently very far to the jamaican culture, to the reggae culture?
A: Well, music is an international language, it is a global media. People of different cultures, it is very interesting to perform for them and the others as once. Performing in Rome is great, I read about Rome in the bible, heard so much about Rome, so much about the pope, so it's good to be here, and expecially knowing that I'm loved here, my music is also loved here, so it's my pleasure. The only thing I don't like about going far away from home is the aeroplane, I don't like to fly up there. It is fine, I look forward to come to Rome, because the last time I got there it was wonderful, and looking at what is happenning out there tonight, all this people is coming, I just know it will be great, so I have no problems with that, it is good to learn other people culture, it is good to share a part of your culture, because the message of peace and love it is not subjected to one culture, to one race, to one type of people, it is for people, people who have the divinity within them, people who breath the breathe of life, they deserve to hear the message of peace and love.

Q: Your name is Rebel, you're calling yourself Rebel, but in your music you're speaking about praying one God. How can live together God, love and rebellion?
A:OK: Rebel...if you...When you a rebel you rebel...but you don't have to be a bad rebel, there are people who rebel against God, but there are people who rebel against Satan, so I am a rebel for God, I'm a rebel who rebel against all things that are wrong...it's a different meaning...a rebel don't necessarily have to mean a bad person, a rebel is someone who rebel and things that you don't like, that you don't want to see like killing and hatred, we rebel against those things, so I am a positive rebellious.

Q: And what is today an exemple of positive rebellion?
A: People in the world today like, for instance, Yugoslavia, having big problems down there with people, you see people being killed, get out of their homeland, have no places to sleep, have no food to eat and winter is coming down,..I'm sure a lot of people will die already and many more will die, we rebel against those things, it is injustice against humanity, I rebel against that, when people hate people for no reason at all and people kill people, when people discriminate, because of once pigmentation I rebel, so I rebel against all that.

Q: But a lot of religious people think they don't have to rebel cause is God who thinks to do all the positive things...and they have just to pray...
A: But when you pray you are rebelling against Satan. It doesn't mean when you rebel it's something bad. When you are rebelling against the evil of this world, you are rebelling, when you pray against it you're rebelling, because Satan doesn't want that you do good, that means that you're rebelling against it, and God will do the good, but we as his children we must also do it to. He's not gonna come down and do this things for us what we can do for ourselves, we must do to, cause we are the sons and daughters.

Q: The reggae scene is changing and there are a lot of newcomers carrying on strong a conscious message: are you feeling a little respomsible of this in terms of uplifting the youths in Jamaica?
A: Definitely so. It's our duty. We are there to experience so we have to share that with the younger guys that are coming up, so they can get the strenght, they are younger, so maybe they have the strenght, and we have the experience, so when you twin the strenght to the experience, wonderful combination, so that's our responsability to teach them, to mind them, give them the strenght, so that the chain of consciousness continue.

Q: Why you named the label Flames??
A: Well, our message must spread and nothing can spread as fire, so the flames is indicatives of fire and therefore, for it to spread across the whole world, must be a flames and also nobody can touch it, because it burns.

Q: How you choose an artist? is it more important the musical skills or the attitude?
A: Attitude and attitude, both are there important. I don't choose all artists who you see around us: artists always gravitate toward us, but once you see that lots came and left, and the others who are there and stay.

Q: Are you joining a particular Rasta current in Jamaica?
A: I'm a rastafarian. Rastafarians are followers of His Imperial Majesty Haile Selassie, who goes about by the teachings of Emperor Haile Selassie.

Q: What are you feeling about all the 'fire burning' some Rastas are preching now in Jamaica?
A: One is free to express themselves however musically and verbally. I think Sizzla is expressing himself, my understanding is that burning is another word to disapproval, so things that he disapprove, he say 'burn it': it just a terminology but most people take it literally...'burn the whole place down...' is the same system that is ruling that I disapprove...'burn that', it's a term so, he's expressing himself and I don't have no problem, I burn fire too, maybe in a different way, but I burn a lot of fire.

Q: Now you're a label owner: is it economically difficult to have a business like this?
A: Definitely yes, but every business need what is I mean to get it moving and trying to get the money available, I'm an artist and I've been out there and I've made something I can invest on it, whitin the business, I mean I do have a strenght plus I learn so I am getting to know how to conduct my business so it might go on. It is no easy, it is difficult, I'm accepting difficulties, I am accepting that is inevitable if you're emerging yourself in this kind of business, so now, the sorrow of it, we take it with a smile, the joy of it the same, because it's both joy and sorrow, when one is asleep the other is awake and when this one is asleep the other is awake, so you take life as it comes and you deal business on the same level , because we know there is a divine order that is giving to us and there is a divine guidance, there is a divine teacher and there a divine leader and we are also under the divine inspiration, so we work for that, and whatever happens we accept it.

Q: All the religions are saying 'our God is the only God': is it the same for Rasta? A: Rastafarians as I know try to tell people of accepting the God in you: God, divine power in you, that breathe of life is God. See yourself as the production or the reproduction of the almighty God, he made us as his small image, that means that we are gods. We just need to accept our spirituality and then we will know who we are. Now, it is not a good thing going around and say that. This is the God and that is the God...the breathe is the God, everybody must have in and exhale, so life is God. Who ever you considering to be God understand?: Emperor Haile Selassie taught us that we should have religious tollerance, because no one can get in to the life of a person to determine who he or she worships and who he or she doesn't, because spirituality is in all of us, an even lots of us do not understand to the fullness of how to deal with certain things, the almighty do understand, he will make the fullness reach us, so we are not here to say 'Look your God, my God is wrong', we talk about love, we talk about God in you, see yourself as God...

Q: What about the significance of the figure of Jesus Christ for the Rasta?
A: We know that the original writings of the bible were writing in hebrew and it wasn't any J on it, so we know the man is Iashua, that christ is Iashua, so we understand that Jesus is an extension of the people's immagination: is not about the christ,there are a lot of teachings of Iashua that they attach to Jesus, but Jesus is something that we know, people build here in europe and try to put it across Michelangelo's paintings that was Jesus but we know he's not him, so the name is not right because it was written in hebrew language, so we know he must Iashua, we know somebody is calling him Jesus Christos but the image that is here, that Michelangelo painted, is not right. We don't believe in the virgin Mary either, because God will not try to mislead us. In the beginning we knew that for a child to be born must be from sexual intercourse and sperm going to the egg in the woman and develop.
Now i don't understand how this angel came and told Mary she was pregnant...we don't believe in that...I don't believe in the Christmas, all to all the lots of things that are surrounding it. It's not about the truth. I believe in Christ, but when I do my studies there's not historical fact to prove that He is the christ. He is Iashua: he was the christ. There are many Christs, but I'm still saying Jesus Christ figure is made by people and attached to the christ which is Iashua. Names can not be translated, if I'm Tony Rebel in english and I come to Italy I'm still Tony Rebel, so if he was Iashua in the hebrew language who was the first language they wrote about him, when he came to Italy or came to europe, should not be Jesus, it should still remain the same.

Q: Do you use ganja?
A: I plant it. I use to plant it a lot, I still plant a few trees around me, I smell it sometime but I don't smoke it again, but ganja is good, is natural, it's a plant, what is wrong with it? Industrially you can make many products from it. If you need insecticyde, right now, you can do it. The people who makes paper, they're cutting down trees which take at least ten years, fifteen years to grow and when they cut that down the land doesn't have that firmness to stop soil erosion, lot of things we can do with other materials we could use hemp to make it. In USA they can earn the fifty percent they're spending in doin insecticyde, doin hemp clothes who can keep away insects. The hemp clothes are more durable. In America the first constitution was written on hemp paper, places like Hempville, Hampstead have their names because of the hemp plantations in it. So hemp is very good, ganja is good, maybe lots of people are misusing it, right now, but I think that the world leaders have to look into themselves because the products made by hemp are less distructive for the atmosphere. You can make oil that runs vehicles and so many other things, so I'm and advocate for the freedom of ganja.

Q: Do you think ganja can related to Rasta meditation?
A: Being Rasta have nothing to do with smokin' ganja, Rasta and ganja are separate things, but there are Rastas who smoke ganja and nothing is wrong with that. There are people who are not Rasta who smoke ganja more than Rastas...I was in Germany and I saw some fifteen and fourteen years old smoking ganja and in America the same...more non Rasta smoke ganja than Rasta, so rasta is a separate thing, just like reggae music, reggae music is not rasta, it could be synonimous with Rasta but it is not they're Rasta who don't think deals with the music, but Rasta who have the inspiration and need to spread it across the world, so they see the music as a media, they get that talent so they express themselves that way. The others who write literature, so they're right, the other who perform, that are just actors, the other who are just disk jokeys on the radio...so they express themselves in whatever way.


Vibesonline.net - 1998

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